L'accoglienza dell' amore di Dio, Archimandrita Nektarios Karsiotis
L’ACCOGLIENZA DELL’AMORE DI DIO
Il tema fondamentale che percorre la parabola evangelica di oggi è l’accoglienza, da parte dell’uomo, dell’invito di Dio.
Dio chiama continuamente a Sé, senza discriminazioni né parzialità, l’uomo creato «a Sua immagine e somiglianza» (Gen 1,26), affinché partecipi alle nozze spirituali, al banchetto dell’eterna esultanza e della gioia; affinché entri in comunione e si unisca alla fonte della vita, della verità, della luce e dell’immortalità: al suo Creatore, al Re della gloria e Dio dell’universo.
E come valuta l’uomo questo immenso onore e questa straordinaria benedizione: essere invitato da Dio stesso a una comunione d’amore?
Alcuni uomini rifiutano il Suo invito, lo ignorano completamente e assumono un atteggiamento ostile nei confronti di Dio, loro Benefattore, e delle persone che Egli manda per chiamarli a Sé.
Altri, invece, accolgono l’invito con gratitudine e prendono posto come commensali alla mensa regale. Altri ancora si presentano, sì, ma senza preparazione e senza consapevolezza.
Perciò, l’atteggiamento dell’uomo nei confronti del mistero dell’amore di Dio, del sacrificio di Cristo e dei Suoi comandamenti evangelici ha un’importanza decisiva per la sua esistenza, sia per la vita presente sia per quella eterna.
La forza dell’amore di Dio
Il rifiuto dell’uomo di accogliere l’invito dell’amore divino non vanifica l’opera di Dio, né il disegno della Sua economia salvifica e della Sua provvidenza per la salvezza dell’uomo.
«Il Padre mio è all’opera fino ad ora, e anch’io sono all’opera», dice Cristo (Gv 5,17).
L’opera di Dio consiste precisamente nel manifestarsi al mondo nello Spirito Santo e nell’invitare l’uomo, nella libertà, a partecipare alla vita divina.
E se Dio fosse rimasto nascosto e sconosciuto, allora l’uomo avrebbe motivo di rifiutare l’invito alle nozze regali e al banchetto della vita. Ma il Signore dice:
«Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero peccato; ma ora non hanno alcuna scusa per il loro peccato» (Gv 15,22).
Il Signore, con la Sua incarnazione, ci rivela la verità su Dio, sul mondo e sull’uomo.
Per questo l’uomo pecca davanti a Dio quando ama le tenebre più della luce, perché le sue opere sono malvagie (Gv 3,19).
Come puoi rimanere insensibile e indifferente all’invito di Dio quando la tua vita è colma della luce della fede, del pentimento, della preghiera e dell’amore autentico verso Dio e verso il prossimo?
E come puoi rispondere alla chiamata di Dio quando sei immerso nelle opere delle tenebre e rimani volontariamente prigioniero dell’egoismo, dell’incredulità, dell’oblio e dell’ignoranza?
La veste nuziale
A questo punto è necessario sottolineare che accogliere l’invito di Dio non comporta automaticamente la salvezza, come ci dice il Signore:
«Molti infatti sono chiamati, ma pochi eletti» (Mt 20,16).
In effetti, dire sì all’invito di Dio comporta anche determinati obblighi da parte del credente, poiché la condizione di cristiano non è uno stato definitivo e concluso, ma una lotta continua verso la perfezione, un cammino che deve proseguire incessantemente.
Si diventa continuamente cristiani quando la fede viene confermata dalle proprie opere.
Per esempio, come posso affermare di credere in Dio e di amarLo, quando odio mio fratello? (1 Gv 4,20).
Per questo, quando il re della parabola getta nelle «tenebre esteriori» quell’uomo che ha osato entrare nella sala delle nozze senza la veste appropriata, in realtà condanna la sua sfacciata negligenza, la sua indifferenza, la sua mancanza di rispetto, l’assenza di opere di amore, di fede, di giustizia e di misericordia.
In particolare, l’evangelista Matteo sottolinea con forza la necessità delle opere come frutto della nuova vita dell’uomo in Cristo.
Sant’Gregorio Palamas osserva, con grande acutezza, che «la veste delle nozze spirituali è la virtù».
Il rifiuto di quell’uomo dalle nozze regali non avvenne perché non indossava la veste appropriata, ma perché non volle indossarla, dal momento che è il Signore stesso Colui che ci riveste della veste dell’incorruttibilità.
Ciò che Egli chiede è il nostro libero consenso a lasciarci rivestire di questa veste, consenso che si manifesta soprattutto attraverso il pentimento, la confessione e la partecipazione alla Divina Eucaristia.
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo "Voce del Signore " , Diaconia Apostolica, Atene
Anno 74°, 6 settembre 2026 – N. 36 (3823)