La Dormizione della Madre di Dio, San Massimo il Confessore
La Dormizione della Madre di Dio
San Massimo il Confessore (1677)
Ora, con la sua grazia, parleremo della dipartita e della Traslazione della Madre di Dio da questo mondo alla vita eterna, nel Regno del suo Figlio. È davvero un racconto lieto e gioioso per l’ascolto di coloro che amano Dio.
Quando dunque Cristo, nostro Dio, volle trasferire la sua santissima e immacolata Madre da questo mondo al suo Regno, affinché ricevesse l’incorruttibile corona delle sue straordinarie lotte e delle sue virtù, affinché fosse collocata, in modo degno della Madre di Dio, «alla sua destra, vestita di porpora e adorna di vesti d’oro» (Sal 44, 12), e affinché fosse proclamata Regina di tutte le creature, conducendola al di là del velo e ponendola nel celeste Santo dei Santi, le fece conoscere in anticipo la sua gloriosa Traslazione.
Le inviò nuovamente l’arcangelo Gabriele per annunciarle la sua gloriosa dipartita, così come un tempo le aveva annunciato il miracoloso concepimento.
L’arcangelo dunque le fece visita e le consegnò un ramo di palma, simbolo della vittoria, quello stesso simbolo che un tempo il popolo aveva utilizzato per accogliere a Gerusalemme suo Figlio, vincitore della morte e distruttore dell’Ade.
Allo stesso modo, anche questa volta Gabriele consegnò alla Vergine il ramo di palma come simbolo della vittoria su ogni male e della sconfitta della morte, dicendole:
«Il Signore e tuo Figlio ti chiama: è giunta l’ora che tu venga vicino a me, o mia buona Madre (Ct 2,10.13).
Per questo mi ha mandato nuovamente ad annunciarti, o “benedetta fra le donne”, che oggi rallegrerai, o piena di grazia, le schiere celesti con la tua ascesa e renderai ancora più luminose le anime dei santi, così come hai riempito di gioia coloro che si trovano sulla terra. Rallegrati dunque anche tu con loro, come un tempo avevi proclamato, poiché d’ora innanzi tutte le creature razionali, “tutte le generazioni”, ti proclameranno beata nei secoli.
“Gioisci, o piena di grazia, il Signore è con te”.
Le tue preghiere e le tue suppliche sono salite al cielo, al tuo Figlio. Perciò, secondo la tua richiesta, egli ti ordina di lasciare questo mondo e di ascendere alle dimore celesti, affinché tu possa rimanere eternamente con lui, nella vera ed eterna vita».
Quando la santa Madre di Dio udì queste parole, fu colmata di gioia e diede all’angelo la stessa risposta che aveva dato un tempo:
«Ecco la serva del Signore: avvenga per me — anche ora — secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei (Lc 1,38).
Allora la beatissima e gloriosa Madre di Dio, Maria, si alzò e, piena di gioia, si recò sul Monte degli Ulivi per rivolgere al Signore, nella quiete, i suoi ringraziamenti e le sue suppliche, per sé e per il mondo intero.
Quando giunse sul monte, levò le mani e offrì al Figlio il culto spirituale, le sue suppliche e i suoi ringraziamenti. Accadde allora un grande miracolo, conosciuto da coloro che sono stati ritenuti degni di vivere una simile esperienza e che, attraverso di loro, è giunto fino a noi.
Mentre infatti pregava e supplicava il Signore, immersa in una vera e propria esperienza mistica, tutti gli alberi che si trovavano in quel luogo si inclinarono fino a terra e la venerarono. Terminata la sua supplica e la sua preghiera di ringraziamento, tutta ricolma di Dio, ritornò a Sion.
Subito dopo, il Signore inviò su una nube l’evangelista e teologo Giovanni, poiché la santa Vergine desiderava ardentemente vederlo, dal momento che il Signore li aveva uniti mediante l’adozione filiale. La beatissima fra tutte le donne, vedendolo, gioì ancora di più e chiese che pregassero insieme.
Terminata la preghiera, la santa e sempre Vergine Regina annunciò a Giovanni e alle vergini che erano presenti il nuovo messaggio dell’arcangelo riguardante la sua Traslazione e mostrò loro il ramo di palma che aveva ricevuto da lui.
Ordinò che preparassero la sua casa, che accendessero le lampade e bruciassero l’incenso, poiché l’aveva già adornata come una sorta di camera nuziale nella quale avrebbe accolto lo Sposo immortale, il suo Figlio, fonte di ogni benedizione, che attendeva con un’irrefrenabile speranza.
Quando tutto fu predisposto, fece conoscere ai suoi accompagnatori e ai suoi conoscenti l’imminente mistero della sua Traslazione. Essi subito la circondarono piangendo e lamentando la prossima separazione, poiché, dopo Dio, riponevano in lei la loro speranza e il loro aiuto.
Ma la loro sorella, la Madre di Dio e Regina, li consolava uno per uno e tutti insieme, rivolgendosi loro con un commovente saluto:
«Rallegratevi, figli miei benedetti, e non fate della mia Traslazione motivo di lutto; siate invece colmi di gioia, perché viene la gioia eterna. Il mio Signore e Figlio, la sua grazia e la sua misericordia saranno sempre con voi».
Poi guardò l’evangelista Giovanni e gli disse di consegnare la sua veste e il suo maphorion alle due vedove che la servivano. In seguito rivelò loro i misteri della sua dipartita e della divina visita che sarebbe avvenuta in quella circostanza, spiegando anche il significato di ciascun avvenimento.
Quindi dispose ogni cosa riguardo al suo funerale e indicò loro come dovessero ungere il suo corpo e dove dovessero seppellire il suo corpo purissimo.
Dopodiché la gloriosa Madre di Dio si distese su un letto, quello stesso giaciglio che ogni notte bagnava con le lacrime dei suoi occhi per amore del Figlio suo, Gesù Cristo, e che rendeva luminoso con le sue preghiere e suppliche.
Poi chiese nuovamente che fossero accese le lampade. I fedeli riuniti intorno a lei, sentendo che si avvicinava l’ora della dipartita della loro Madre, la Vergine tutta santa, scoppiarono in singhiozzi.
Si prostrarono a terra e la supplicarono di non lasciarli orfani. Se tuttavia la sua partenza da questo mondo era inevitabile, le chiesero di accompagnarli d’ora innanzi con la sua grazia e le sue intercessioni.
Allora la santa Madre di Dio aprì le sue labbra immacolate e purissime e disse loro:
«La benevolenza del mio Figlio e Dio è su di me: “Egli è il mio Dio e io lo glorificherò; è il Dio di mio Padre e io lo esalterò” (Es 15,2). Egli è mio Figlio, colui che secondo la carne è nato da me; tuttavia, suo Padre è Dio, che è anche il Creatore di sua Madre. Per questo desidero andare da lui, colui che dona a tutti l’essere e la vita.
E anche se andrò presso di lui, non smetterò di pregare e intercedere per voi, per tutti i cristiani e per il mondo intero, affinché il Creatore amante dell’umanità, nella sua grande misericordia, abbia compassione di tutti i fedeli, li rafforzi e li guidi sulla via della vera vita; converta gli increduli e li riunisca tutti in un unico gregge (Gv 10,16), poiché, quale buon Pastore, ha dato la propria vita per le sue pecore, conosce le sue pecore ed è da esse riconosciuto».
Mentre la beatissima Madre di Cristo parlava così e, nello stesso tempo, li benediceva, all’improvviso si udì un forte tuono e apparve una nube sospinta da una brezza tranquilla.
Da quella nube maestosa cominciarono a scendere sulla terra, come gocce di rugiada profumata, i santi e gloriosi discepoli e Apostoli del Salvatore Cristo, radunandosi «tutti insieme» dai confini della terra nel cortile della Panagia, la Vergine e Madre di Dio Maria.
Subito l’evangelista e teologo Giovanni, dopo averli accolti e salutati con serenità, li condusse davanti alla santissima e beata Vergine.
Non giunsero soltanto i Dodici, ma anche numerosi altri tra i loro discepoli, che erano stati scelti e ritenuti degni della successione apostolica, come ci riferisce il grande Dionigi l’Areopagita nella sua lettera a Timoteo.
Egli racconta infatti che proprio Dionigi, insieme a Timoteo, Ieroteo e ad altri loro compagni di spirito, giunse lì con gli Apostoli per la dipartita della Regina.
Entrarono dunque e si presentarono davanti a lei, prostrandosi con timore e grandissima venerazione. La beata e santissima Vergine li benedisse e annunciò loro la propria partenza da questo mondo.
Raccontò loro anche dell’annuncio ricevuto dall’arcangelo riguardo alla sua Dormizione e, mostrando loro il simbolo vittorioso della sua Traslazione, cioè il ramo di palma che le era stato consegnato dal principe degli angeli, li consolò nuovamente e li benedisse, rafforzandoli e sostenendoli nel compimento della predicazione evangelica.
Salutò Pietro e Paolo, così come tutti gli altri, dicendo loro:
«Rallegratevi, figli miei, amici e discepoli del mio Figlio e Dio. Siete beati, poiché siete stati ritenuti degni di diventare discepoli del Signore e Sovrano, benedetto e glorioso, il quale vi ha affidato il servizio di così grandi misteri e vi ha scelti come partecipi delle sue persecuzioni e delle sue sofferenze, affinché vi rendesse degni di partecipare anche alla sua gloria e al suo Regno, come egli stesso vi ha promesso e disposto, egli, il Re della gloria».
Quindi rivolse loro un insegnamento benedetto, degno dell’altezza della sua gloria e, dopo aver stabilito gli ultimi dettagli riguardo al funerale e alla sepoltura, levò le mani al cielo e iniziò a rendere grazie al Signore con queste parole:
«Ti benedico, Re dell’universo e Figlio unigenito dell’eterno Padre, vero Dio da vero Dio, perché hai voluto, compiacendo il Padre per il tuo ineffabile amore per l’umanità, incarnarti da me, tua serva, con l’opera dello Spirito Santo.
Ti benedico, dispensatore di ogni benedizione e datore della luce, causa di ogni bene e Principe della pace, perché ci hai donato la conoscenza di te, dell’eterno Padre e dello Spirito, coeterno e vivificante.
Ti benedico perché ti sei degnato di abitare ineffabilmente nel mio grembo.
Ti benedico perché hai amato la natura umana fino al punto di sopportare per noi la Croce e la morte e, con la tua Risurrezione, hai risuscitato la nostra natura dalle profondità dell’Ade, l’hai innalzata al cielo e l’hai glorificata con una gloria ineffabile.
Ti benedico e magnifico le tue parole, che ci hai trasmesso in tutta verità, e credo nel compimento di tutte le promesse che mi hai fatto».
Quando la santa e beatissima Madre di Dio ebbe terminato il suo inno di lode e la sua preghiera, i santi Apostoli, mossi dallo Spirito Santo, cominciarono a parlare, a lodare e a glorificare Dio, ciascuno secondo le proprie capacità e secondo l’illuminazione divina.
Celebrarono e magnificarono l’incommensurabile generosità della divina sovranità e, con la loro mirabile teologia, rallegrarono il cuore della gloriosissima Madre di Dio, come ci ha tramandato il già citato santo Dionigi nel capitolo in cui mostra la potenza delle preghiere e della teologia espresse con profonda venerazione dal beato Ieroteo.
In particolare, nel relativo capitolo della sua opera indirizzata a Timoteo, racconta del raduno dei santi Apostoli in occasione della dipartita della santissima Madre di Dio e descrive il modo in cui ciascuno di essi, ispirato dallo Spirito Santo, proclamò con parole di lode la gloria dell’onnipotente autorità divina e l’amore per l’umanità di Dio e nostro Salvatore Gesù Cristo.
Egli volle scendere sulla terra senza separarsi dal seno del Padre e incarnarsi dalla Vergine purissima.
«Chinò i cieli e discese», perché trovò la Panagia, la gloriosissima Maria, obbediente e più elevata di tutta la creazione. Si compiacque di abitare in lei, assunse da lei la natura umana e, in questo modo, ebbe misericordia del genere umano e lo salvò mediante la sua grande e ineffabile Economia divina, glorificandolo e arricchendolo della sua grazia, per la sua incomparabile compassione e longanimità.
Dopo ciò, la santa Vergine li benedisse ancora una volta e il suo cuore fu colmato di divina consolazione.
Ed ecco che ebbe luogo la maestosa e mirabile venuta di Cristo, suo Figlio e Dio, accompagnato da innumerevoli schiere di angeli e arcangeli e dagli altri cori celesti: Serafini, Cherubini e Troni. Tutti gli angeli stavano davanti al Signore con timore, poiché «là dove è presente il re, là si raduna anche la sua corte».
La santissima Madre di Dio conosceva in anticipo tutte queste cose e le attendeva con incrollabile speranza. Per questo diceva:
«Credo che tutte le promesse che mi hai fatto saranno compiute».
Anche i santi Apostoli videro allora manifestamente il Signore e contemplarono, stupiti, la sua divina gloria, ciascuno naturalmente secondo la propria capacità.
La venuta del Signore in questa occasione fu più maestosa e più tremenda della prima, poiché ora apparve più splendente del fulgore stesso e persino della sua Trasfigurazione sul Tabor, nella quale aveva mostrato soltanto la sua gloria naturale. Dopo l’Ascensione, infatti, Cristo è inaccessibile e invisibile.
Di fronte a un simile mistero, «i discepoli caddero con la faccia a terra ed ebbero grandissimo timore, rimanendo come morti» (Mt 17,6).
Allora il Signore disse loro: «Pace a voi», come un tempo, quando «entrò a porte chiuse là dove i discepoli erano riuniti per timore dei Giudei» (Gv 20,21.19), nella stessa casa di Giovanni.
Qualcosa di analogo avvenne anche allora, in occasione della Dormizione della Madre del Risorto.
Quando gli Apostoli udirono la sua dolcissima e tanto amata voce, ripresero vita e furono rafforzati nell’anima e nel corpo; rimasero quindi a contemplare con timore reverenziale l’incomparabile bellezza e il divino splendore del suo volto.
La Panagia, dunque, la purissima, immacolata e benedetta Madre di Dio, fu colmata di gioia e il suo volto risplendette di una divina luce.
Anch’ella, contemplando con venerazione e timore la gloria e lo splendore che irradiavano dal Figlio e Re suo, Gesù Cristo, magnificò ancora di più la sua divinità e pregò per gli Apostoli e per tutti i presenti.
In quei suoi ultimi istanti intercedette per tutti i fedeli sparsi nel mondo, supplicò per l’intera umanità e per ogni anima che invoca il nome del Signore e quello della sua Madre; chiese inoltre che, ovunque questi due nomi fossero ricordati, si riversasse abbondantemente la benedizione divina.
Allora la santa Vergine Maria, guardando ancora una volta verso il Figlio, lo contemplò nella gloria, una gloria tale che nessuna lingua umana sarebbe stata capace di esprimere.
E disse:
«Benedicimi, Signore, con la tua destra e benedici tutti coloro che ti glorificano e ricordano il mio nome ogni volta che ti offrono la loro preghiera e supplica».
Allora il Signore stese la sua destra, benedisse sua Madre e le disse:
«Beata sei tu. Si rallegri il tuo cuore, Maria, benedetta fra le donne, poiché la pienezza della Grazia e tutti i doni ti sono stati concessi dal Padre mio celeste.
E ogni anima che invocherà con venerazione il mio nome non sarà trascurata, ma troverà misericordia e consolazione nella vita presente e nel secolo futuro.
Tu invece va’ in pace e nella gioia verso le dimore eterne, verso gli sconfinati tesori del Padre mio, per contemplare la mia gloria e rallegrarti della grazia dello Spirito Santo».
Subito, per comando del Signore, gli angeli cominciarono a cantare un dolcissimo inno con voce viva e incantevole, mentre i santi Apostoli chinavano con venerazione il capo davanti a quella santa esperienza mistica e offrivano a loro volta alla Vergine un inno degno degli angeli.
E in questo clima, la Panagia, Madre del Signore, consegnò la sua beata e immacolata anima al Re e Figlio suo e si addormentò in un sonno dolce e amabile.
Come nel parto ineffabile aveva dato alla luce senza dolore il Signore Gesù, così rimase immune dai dolori dell’agonia anche nella sua Dormizione, poiché il Re e Creatore di ogni natura creata, egli stesso, allora come ora, trasformò le leggi della natura.
Le schiere degli angeli elevarono con stupore le loro mani invisibili mentre passava la sua santissima anima.
La casa di Sion e tutta la regione furono colmate di un profumo ineffabile.
Sopra il suo corpo purissimo aleggiava una presenza luminosa, invisibile agli occhi dei sensi.
Così il Maestro e i discepoli, le realtà celesti e quelle terrene, accompagnarono insieme la santa Vergine.
Il Signore benedetto e glorioso, Sovrano dell’universo, introdusse nei cieli l’anima santa della sua purissima Madre; i discepoli, invece, deposero sulla terra il suo corpo immacolato, affinché fosse unto con aromi e poi trasferito nel luogo che ella aveva indicato.
Da lì, poco tempo dopo, sarebbe stata traslata al Paradiso, o ovunque avesse voluto suo Figlio e Dio.
Dal libro: La Vita della beatissima Signora nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria,
Sacra Cella di San Nicola “Bourazeri”, Monte Athos, 2010.