La guarigione dei guaritori , Archimandrita Nektarios Karsiotis

  

LA GUARIGIONE DEI GUARITORI

Nell’odierno brano evangelico, l’evangelista Matteo narra la guarigione di un giovane indemoniato, mettendo in evidenza soprattutto due aspetti: l’autorità del Signore sui demoni e, successivamente, il dialogo con i suoi discepoli riguardo all’incredulità, indicata come causa della loro incapacità di compiere la guarigione, e riguardo alla potenza della fede.

Cristo aveva dato ai suoi discepoli l’autorità di dominare su tutta la potenza del nemico (Lc 10,19), affinché potessero compiere guarigioni miracolose mediante la grazia del suo Nome. E tuttavia, in questa circostanza, non riuscirono a guarire il giovane tormentato, che soffriva a causa dell’influenza del maligno. Alla domanda che i discepoli rivolsero al Signore, chiedendogli per quale motivo non fossero riusciti a scacciare quel demonio, ricevettero questa risposta: «A causa della vostra incredulità».

La fede come forza guaritrice

Pertanto, l’opera dell’annuncio del Vangelo, la cacciata degli spiriti impuri, la liberazione degli uomini dalle tenebre del peccato, delle passioni e del demonio si fondano sulla roccia incrollabile della fede, che è Gesù Cristo.

Quanto più la nostra fede è autentica, luminosa ed ecclesiale, vale a dire apostolica, patristica e ortodossa, tanto più essa irradia amore e potenza divina, rendendo possibile ciò che sembra impossibile e spostando persino le montagne delle passioni, dell’egoismo, dell’amor proprio e dell’interesse personale.

I discepoli di Cristo, dunque, avevano bisogno di una fede più grande; per questo, in un momento di consapevolezza della propria condizione, gli chiesero di accrescere la loro fede: «Accresci in noi la fede» (Lc 17,5).

In questo senso, la fede non è qualcosa di acquisito una volta per tutte, di statico oltre

 appartenente al passato; è, invece, una realtà continuamente ricercata, dotata della forza di trasformare e rinnovare ogni cosa: la condizione interiore ed esteriore dell’uomo, il mondo intero, e di guarire tutto ciò che necessita di cura, di risanamento e di restaurazione.

I ministri della Chiesa

I ministri di Dio, ai quali è stata concessa la grazia di servire presso il santo Altare, di predicare Cristo crocifisso e risorto e di contribuire alla guarigione degli uomini, devono, con una coscienza pura e irreprensibile, con la veste della loro anima candida, con spirito di sacrificio e con l’amore di Cristo, diventare testimoni della Verità che la Chiesa trasmette come nuovo modo di vivere e proseguire con fedeltà l’opera apostolica.

Il padre del giovane del nostro brano evangelico, se vivesse oggi, esprimerebbe ancora una volta la stessa lamentela davanti a Cristo: «I tuoi discepoli non sono riusciti a guarire mio figlio».

Eppure il Signore, in ogni epoca, chiede ai suoi discepoli di coltivare una fede forte e viva, unita alla preghiera e al digiuno.

In questo modo, il ministro di Dio matura spiritualmente, sperimenta la presenza di Cristo nella propria esistenza, diventa capace di aiutare anche i propri fratelli a conoscere Cristo e a diventare membri consapevoli del suo Corpo, la Santa Chiesa, arca della salvezza.

E questo è il miracolo più grande, la fonte dalla quale scaturiscono anche tutti gli altri miracoli.

L’abbandono totale all’amore di Cristo

I sacerdoti di Dio, naturalmente, non vengono al mondo da un altro pianeta. Attraverso le esperienze della loro vita familiare, scolastica, sociale e professionale, vissute prima dell’ordinazione, formano il proprio carattere e costruiscono la propria personalità.

Ed è proprio qui che assume un’importanza decisiva l’educazione offerta ai giovani che sentono la vocazione al sacerdozio: dai genitori, dai padri spirituali, dalla parrocchia e dal Vescovo. Tutto ciò affinché imparino ad amare veramente Cristo e considerino il sacerdozio come una vocazione al sacrificio, così da poter, in seguito, come sacerdoti e pastori, servire rettamente il prossimo e il Vangelo della salvezza.

Certamente, con le proprie sole forze, l’uomo non può essere degno dell’amore di Dio né servire con fedeltà apostolica il mistero della Chiesa.

Per questo il ministro di Dio deve, con profonda umiltà, deporre davanti a Cristo la propria debolezza, le proprie mancanze, i propri peccati e la propria poca fede, chiedendo a Lui di colmare ciò che gli manca.

Con la preghiera deve riempire la propria esistenza dello Spirito Santo; con il digiuno deve abbandonarsi senza condizioni e senza riserve all’Amore divino.

Archimandrita Nektarios Kartsiotis 

Diaconia Apostolica, Atene 

Opuscolo " Voce del Signore "

anno 74° , 9 Αgosto 2026 , n. 32 (3819)



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