La madre di Dio porta della vita, Archimandrita Nektarios Karsiotis
LA MADRE DI DIO PORTA DELLA VITA
Nella celebrazione liturgica odierna si conclude, cioè giunge a compimento, la festa della Dormizione della Madre di Dio. La Chiesa, fin dai tempi apostolici, venera degnamente la Vergine Maria, non soltanto per le virtù che la adornavano come il suo incomparabile amore e la sua totale dedizione a Dio, l’umiltà, l’obbedienza e la fiducia nelle promesse divine ma soprattutto perché fu ritenuta degna di diventare l’unica Madre di Dio (Theotókos): Colei che, per opera dello Spirito Santo, concepì e generò il Dio-Logos, il Figlio del Dio vivente.
I sacri innografi e i teologi della Chiesa chiamano la Vergine Maria Porta della Vita. Attraverso di Lei, il Salvatore degli uomini, Cristo, è disceso in questo mondo di sofferenza, di lacrime, di dolore, di ingiustizie e di guerre, per santificarlo, trasformarlo e nobilitarlo, chiamando tutti, nella libertà, a sé.
E attraverso la Santa Madre di Dio, che è immagine e simbolo della Chiesa, l’uomo ascende verso Dio Padre, verso il Signore Gesù Cristo e verso lo Spirito Santo, verso la Luce della Trinità divina.
Per questo la Vergine Maria è la Porta della Vita, la scala che ci conduce al Cielo, la Dimora dell’Incontenibile, la Madre della Vita.
I fedeli della Chiesa, la schiera degli Apostoli, che erano «assidui e concordi nella preghiera e nella supplica, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù» (At 1,14), avevano al centro della loro assemblea la Santissima Madre di Dio.
La cooperazione della Vergine Maria al mistero dell’incarnazione del Signore avvenne a nome di tutta l’umanità. Per questo la Madre di Dio è considerata il dono più prezioso di Dio all’umanità e, al tempo stesso, il dono più grande dell’umanità a Dio.
Una sola cosa è necessaria
Il brano evangelico proclamato oggi nella Divina Liturgia in onore della Vergine Maria è tratto dal Vangelo secondo Luca. L’evangelista racconta il viaggio di Gesù verso Gerusalemme e l’incontro che ebbe, in un villaggio, con Marta e Maria.
Queste due donne, sorelle secondo la carne, avevano caratteri diversi. Marta, più estroversa e attiva, si dedicava con grande impegno all’ospitalità del Signore, mentre Maria sedeva ai suoi piedi e ascoltava, indisturbata, il suo insegnamento.
A un certo punto Marta manifesta il proprio disappunto, perché la sorella l’aveva lasciata sola nel compito dell’ospitalità. Allora riceve da Cristo questa risposta:
«Ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola c’è bisogno».
Ti occupi e ti preoccupi di molte cose, ma una sola è veramente necessaria.
Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà mai tolta.
Questa parte buona e preziosa è il desiderio ardente di ogni autentico credente di rimanere sempre vicino al Signore; di nutrirsi, di essere vivificato e di lasciarsi ispirare dalla sua presenza, dalla sua parola e dai misteri del suo Regno.
Anche il servizio è necessario; anche l’ospitalità è indispensabile. Tuttavia, essi non devono diventare un ostacolo allo sforzo di essere, ovunque e sempre, insieme a Cristo.
Cristo deve essere il centro della nostra vita, il Sole di giustizia che illumina ogni aspetto della nostra esistenza, dei nostri pensieri e delle nostre opere. Il suo Vangelo deve diventare il criterio supremo della coscienza umana.
La Vergine Maria, modello di vita spirituale
Alla fine del brano evangelico, il Signore proclama beati tutti coloro che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono.
La Madre di Dio, che lo ha generato e allattato, è veramente la Beatissima, perché la forza e l’energia della parola divina permeavano tutta la sua esistenza e orientavano verso di essa ogni aspetto della sua vita.
L’uomo che ascolta la parola di Cristo e la considera la forza guida della propria vita diventa, per quanto possibile, simile alla Madre di Dio e ai Santi.
Questo è il dono più alto e il più grande beneficio che Dio offre a ogni credente. Infatti, in mezzo alle tenebre interiori, alla generale confusione, all’insicurezza e alla paura, il credente può dire con il profeta Davide:
«Lampada per i miei passi è la tua parola e luce sul mio cammino» (Sal 118,105).
La tua legge, Signore, è luce nella mia vita. È la luce che illumina il cammino della mia esistenza.
Possa, per le preghiere della Vergine Maria, Madre di Dio, questa Luce della parola divina risplendere nella vita di ogni uomo, affinché sia glorificato Dio, Colui che ci trae «dalle tenebre e dall’ombra di morte» (Sal 106,14) e riempie la nostra coscienza della luce della sua divinità.
Archimandrita Nektarios Kartsiotis
Opuscolo "Voce del Signore "
Diaconia Apostolica Atene
Anno 74 , 23 agosto 2026 , n. 34 (3821)