La parabola dei cattivi agricoltori, Archimandrita Nektarios Karsiotis
LA PARABOLA DEI CATTIVI AGRICOLTORI
La presente parabola si riferisce al disegno dell’Economia divina, cioè alla Provvidenza di Dio per la salvezza dell’uomo. Si tratta, dunque, di un racconto che parla del mistero del Regno di Dio, che già si trova «in mezzo a noi» (Lc 17,21) e che sarà pienamente rivelato alla fine della realtà storica, quando il Signore della Chiesa giudicherà «i vivi e i morti».
Il padrone di casa della parabola piantò la vigna, la circondò con una «siepe» per proteggerla, scavò un «torchio» per la lavorazione dell’uva e costruì una «torre» per sorvegliare il terreno. In questa vigna pose degli agricoltori affinché vi lavorassero fino alla stagione della vendemmia, quando sarebbero arrivati i suoi servi per ricevere quanto gli spettava.
L’appropriazione dei frutti della vigna
Gli agricoltori, però, concepirono pensieri malvagi e presero i primi inviati del padrone di casa, maltrattandoli: li «percossero», li «uccisero», li «lapidarono».
I cattivi agricoltori sono, naturalmente, gli uomini che non vogliono riconoscere che «la vigna», cioè il mondo, la vita, il dono dell’esistenza, sono stati affidati da Dio per uno scopo: affinché l’uomo partecipi al Regno di Dio, conosca e riconosca il Signore della Gloria fatto uomo come suo Salvatore e Redentore, e sia interamente ricolmato della vita, della grazia, della santità, della gloria e dell’immortalità di Dio, nel presente secolo e nell’eternità.
Gli inviati del Signore, nella prima fase della sua missione, sono i Profeti, i Patriarchi e i Giusti dell’antico Israele, che il mondo ostinatamente non volle accogliere, arrivando perfino a ucciderli.
Gli agricoltori della parabola volevano trattenere e appropriarsi dei frutti, vale a dire vivere dei doni, dei talenti e dell’abbondanza della bontà di Dio, senza tuttavia accettare Colui che offre tali beni.
Il Signore, però, «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4) e non abbandona la sua creatura. Egli indica continuamente vie di pentimento, di salvezza e di ritorno a Lui.
Il Signore opera per la salvezza del mondo
Il padrone della vigna, sebbene si sia rattristato e adirato per il comportamento ingiusto dei vignaioli, invia altre persone, ancora più importanti, che operano nell’epoca della Nuova Alleanza: i Discepoli e gli Apostoli, i Santi e i Padri, ai quali essi riservano lo stesso trattamento: li perseguitano, li lapidano, li mettono a morte.
Alla fine, il padrone della vigna decide di mandare il proprio Figlio, nella speranza che gli agricoltori, riconoscendone la dignità, si vergognino e lo rispettino.
Ma il loro comportamento è ancora più spietato: lo conducono fuori dalla vigna e lo crocifiggono.
Ed è proprio qui che si manifesta il mistero dell’amore di Dio.
Il suo Figlio, crocifisso, si offre in sacrificio per la vita e la salvezza del mondo. All’odio, all’ingiustizia e alla malvagità Egli risponde con amore, perdono e tenerezza.
Egli non cessa di inviare continuamente la grazia, la luce, lo Spirito Santo, gli uomini di Dio, i buoni agricoltori, affinché l’uomo e il mondo siano trasformati; affinché si affermi il Regno di Dio, sia superata la morte e si compia la vittoria sul male, sul peccato e sul demonio.
Gesù Cristo, pietra angolare
Il racconto si conclude con il riferimento al fatto che il Signore Gesù è la «pietra angolare», cioè il fondamento e il vertice dell’edificio, che i costruttori possono aver scartato ritenendola inadatta; tuttavia, proprio su di Lui poggia l’intera costruzione della vita, poiché Cristo unisce i popoli in un’unica Chiesa e trasforma il mondo nel Regno di Dio.
Il Signore ci assicura che Egli è «la vite», mentre noi, i fedeli, siamo «i tralci». Colui che rimane unito a Lui porterà frutto in abbondanza, perché senza Cristo nessuno può fare nulla (Gv 15,5).
Dio sa come affronterà gli agricoltori ingrati e come gestirà la loro malvagità, quella malvagità che, in ogni epoca, si oppone alla volontà di Dio e non restituisce a Lui ciò che Gli è dovuto per la coltivazione della vigna: il pentimento, la fede, la speranza e l’amore.
Preghiamo affinché possiamo rimanere sempre uniti a Cristo e offrirGli i nostri frutti con spirito di gratitudine e di rendimento di grazie, come frutto delle nostre lotte spirituali.
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo " Voce del Signore ", Diaconia Apostolica, Atene
Anno 74° – 30 agosto 2026 – N. 35 (3822)