Le tre condizioni per la nostra trasfigurazione
Le tre condizioni per la nostra trasfigurazione
Tutti i cristiani che amano Dio custodiscono nel cuore un profondo desiderio: anche loro vogliono essere trasfigurati.
Non vogliamo che la nostra vita rimanga schiava della carne; non vogliamo restare legati alle cose basse, terrene, vane, alle passioni e ai peccati.
Possiamo essere peccatori e dominati dalle passioni, ma nel profondo del nostro cuore aneliamo a qualcosa di diverso. Desideriamo essere trasformati, cessare di essere schiavi delle passioni e diventare uomini spirituali; desideriamo vincere l'uomo vecchio, superare l'egoismo e lasciare che le tenebre che abitano in noi siano vinte dalla Luce di Cristo, affinché anche noi, da uomini immersi nell'oscurità, possiamo risplendere nella sua Luce già in questa vita terrena.
L'evento della Trasfigurazione, e il modo stesso in cui essa si compì, ci indica anche come possiamo partecipare a questa Luce e risplendere in essa, affinché la nostra vita diventi una vita luminosa. Soffermiamoci, fratelli miei, su tre aspetti.
Il primo è che la Trasfigurazione del Signore avvenne, come canta la liturgia della nostra Chiesa, «su un alto monte». Non ebbe luogo nella pianura, nelle regioni basse, ma sulle alture. I Padri della Chiesa spiegano che ciò significa che, per poter contemplare la Luce di Cristo, l'uomo deve elevarsi a una condizione spirituale più alta; deve vincere le proprie passioni e osservare i comandamenti di Dio. È necessaria un'ascesa per poter vedere Dio. Non è possibile contemplarlo rimanendo attaccati alle realtà terrene, ai piaceri, ai divertimenti, alla vanità e alla ricerca del benessere. Occorre elevarsi al di sopra di tutto questo.
E come si compie questa elevazione? Attraverso la lotta contro le proprie passioni, contro l'uomo vecchio, contro la mentalità carnale, l'egoismo, la superbia, la vanagloria, l'avidità, la gola, l'insaziabilità e l'ingiustizia. Quando, con l'aiuto della grazia di Dio, ci impegniamo a vincere queste passioni vivendo secondo i suoi comandamenti, allora realizziamo quella salita verso il monte Tabor: questa, secondo l'insegnamento dei Padri, è la vera ascesa spirituale.
Il secondo elemento che permise ai santi Apostoli di contemplare questa Luce, come abbiamo ascoltato oggi nel Vangelo, fu la loro obbedienza. Non salirono sul monte per iniziativa personale, né dissero essi al Signore: «Andiamo sul monte Tabor». Fu il Signore a chiamarli: «Venite con me, saliamo sul monte Tabor», ed essi risposero con disponibilità e lo seguirono. Obbedirono.
Di conseguenza, la seconda condizione per partecipare alla Luce di Dio e risplendere in essa consiste nel vivere nell'obbedienza ai comandamenti di Dio, alla Chiesa e alla guida del proprio padre spirituale. Al di fuori dell'obbedienza alla Chiesa di Cristo e al proprio padre spirituale, l'uomo non può contemplare la Luce della gloria del Signore, né gustarne la gioia. Per questo motivo, noi cristiani ortodossi dobbiamo comprendere che anche l'obbedienza è indispensabile perché la nostra vita possa essere trasfigurata.
Tuttavia, non furono soltanto i santi Apostoli a vivere nell'obbedienza: anche il nostro Signore Gesù Cristo fu perfettamente obbediente. Egli obbedì al Padre celeste, poiché il Dio-Uomo compì sempre la volontà del Padre. Se nella Trasfigurazione manifestò la sua gloria divina e la sua natura umana fu glorificata in modo così sublime, ciò avvenne anche grazie alla sua perfetta obbedienza, vissuta con profondissima umiltà nei confronti della volontà del Padre.
Infine, il terzo aspetto che colpisce è questo: i santi Apostoli poterono contemplare quella Luce perché vivevano in comunione con Cristo e, attraverso Cristo, con Dio Padre e con la Chiesa. Non erano individui isolati, intenti a cercare la pietà chiudendosi in se stessi, separati da Cristo e dalla Chiesa.
Erano membra vive della Chiesa; ed è proprio perché appartenevano alla Chiesa e alla comunità dei discepoli del Signore che poterono contemplare la Luce di Cristo.
Dal libro: Archimandrita Giorgio, Omelie per le feste fisse del Signore e della Madre di Dio, Edizioni del Monastero di San Gregorio, Monte Athos, 2015, p. 118.