Il ristabilimento del rapporto con Dio

 

Il ristabilimento del rapporto con Dio

L’evangelista Matteo descrive con grande vivacità la guarigione del paralitico di Cafarnao. Dopo il ritorno del Signore dalla regione dei Gergeseni alla città, alcune persone gli portarono un uomo paralizzato, immobilizzato sul suo letto, perché lo guarisse. Cristo vide la profonda fede sia del malato sia di coloro che lo avevano accompagnato e gli rivolse parole che, se non se ne coglie il significato più profondo, possono sembrare sorprendenti: «Coraggio, figlio: i tuoi peccati ti sono perdonati». Invece di restituirgli subito la salute fisica, il Signore gli concede anzitutto il perdono dei peccati.


Che cos’è il peccato?

Il peccato non va inteso semplicemente come la trasgressione di norme morali o di leggi. Esso consiste soprattutto nell’allontanarsi da Dio, nell’escluderlo dalla propria vita e nel sostituirlo con se stessi o con altri “dei”, cioè con gli idoli, come l’avidità, l’ingiustizia o la ricerca sfrenata del piacere.

Quando l’uomo si allontana da Dio, si allontana anche dalla vita, dalla verità, dalla luce e dalla gioia, condannando se stesso alle tenebre del peccato. Per questo il perdono che il Padre misericordioso dona a chi si pente delle proprie mancanze, dei propri errori e delle proprie colpe è uno dei più grandi doni divini: una prova luminosa del suo amore e della sua infinita misericordia.


Una comunione di amore e misericordia

Le parole rivolte da Cristo al paralitico sono ricche di significato.

Anzitutto lo chiama «figlio». Cristo non smette mai di considerarci suoi figli e desidera che noi lo sentiamo come Padre, fratello e amico, qualunque sia la nostra condizione, per quanto in basso possiamo essere caduti. Egli continua a offrirci se stesso, tende sempre una mano che ci rialza, ci aiuta a proseguire il nostro cammino spirituale, a vincere la disperazione e a ristabilire il nostro rapporto con Lui.

Poi gli dice: «Coraggio!». Non temere, perché io sono con te. Avere coraggio significa fondarsi sulla forza dell’infinito amore di Dio e riscoprire il dono dell’adozione divina ricevuta nel Battesimo e vissuta nella vita della Chiesa. È il grado più alto di parentela spirituale, grazie al quale l’uomo diventa una membra viva del Corpo di Cristo, unito a Lui in modo profondo e vitale.

Per questo sant’Antonio il Grande esortava:

«Abbiamo dunque coraggio e rallegriamoci sempre, poiché siamo salvati; pensiamo nel nostro cuore che il Signore è con noi.»

Infine il Signore dice al paralitico: «I tuoi peccati ti sono perdonati». Il perdono prepara anzitutto il cuore dell’uomo ad accogliere Cristo. Infatti, in un cuore dominato dall’egoismo, dalla mancanza d’amore e dall’amor proprio, come potrebbe trovare posto Cristo? E come potrebbe trovare posto il prossimo?


La forza della fede

Alcuni degli scribi presenti, con animo chiuso e diffidente, misero in dubbio l’autorità di Cristo di perdonare i peccati. Allora Colui che, per amore, aveva già perdonato il paralitico, volle anche guarirne il corpo. Con la sua potenza divina lo restituì completamente sano.

Fu un miracolo che supera la capacità umana di comprendere e spiegare: un prodigio che si compie attraverso la presenza, la potenza e la parola del Signore, unite alla collaborazione della fede dell’uomo.

Anche oggi, come in ogni tempo, Cristo continua a operare guarigioni nelle anime e nei corpi. Quando il malato si affida a Dio con fiducia, preghiera e amore, ritrova la pace interiore, riceve la forza di sopportare il dolore e affronta con coraggio e pazienza le cure e tutte le difficoltà legate alla malattia.

Il pensiero che il Signore stesso abbia sopportato il martirio della Croce e che molti santi della Chiesa abbiano vissuto gravi sofferenze senza mai cessare di glorificare il nome di Dio ci aiuta a guardare con occhi nuovi le nostre malattie, le prove e le tribolazioni della vita.

Archimandrita Nektarios Kartsiotis 

Opuscolo " Voce del Signore " ,Diaconia Apostolica, Atene, anno 74º – 12 Luglio 2026 – N. 28 (3815)

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