La promessa di Dio,Archimandrita Nektarios Karsiotis
LA PROMESSA DI DIO
L’invito che il Signore rivolge ai primi Discepoli è opera del disegno e della prescienza di Dio. Egli li incontra nel luogo del loro lavoro, presso il mare di Galilea. Simone Pietro e suo fratello Andrea gettavano le reti in mare. Giacomo e suo fratello Giovanni, insieme al loro padre Zebedeo, stavano riparando le loro reti. Cristo li chiama a seguirlo e promette loro che li renderà pescatori di uomini. Ed essi lasciarono le reti, la barca, il padre e lo seguirono.
La chiamata del Signore e la risposta dei discepoli ci rimandano alla vocazione dei Profeti dell’Antico Testamento al ministero profetico. Come costoro, con la loro dedizione a Dio e con la consapevolezza di parlare in Suo nome, annunciavano autenticamente la Sua volontà, così anche i discepoli di Cristo proclamano e interpretano la volontà divina, «pescando» gli uomini alla fede e alla pietà cristiana. Essi si affidano totalmente a Cristo, nonostante le loro debolezze e oscillazioni umane, le difficoltà della vita apostolica, le fatiche, le sofferenze e le lotte. Per questo la loro decisione di seguire Cristo fu immediata, senza esitazioni né calcoli. Egli, del resto, non era loro sconosciuto, come racconta l’evangelista Giovanni (1,35 e seguenti). Così l’accoglienza della chiamata non fu un’adesione avventata verso l’ignoto; era come se attendessero la loro chiamata al compito apostolico.
Chiamata a partecipare al mistero della Chiesa
La chiamata salvifica di Cristo non è rivolta soltanto ai quattro discepoli del passo evangelico considerato; è rivolta anche agli altri, a noi oggi e a tutti coloro che verranno nel mondo fino alla fine dei tempi. Perché la volontà di Dio è che ogni uomo partecipi al mistero della Chiesa e così riceva il Suo incomparabile amore e la Sua vita divina; che la Sua vita diventi la nostra vita, che «ciò che è mortale sia assorbito dalla vita» (2 Cor 5,4), poiché Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tim 2,4). Il rapporto di Dio con l’uomo è un rapporto di creazione, provvidenza, salvezza e perfezionamento, cioè di divinizzazione dell’uomo.
Accogliere la chiamata
L’accoglienza dell’invito di Cristo: «Venite dietro a me», comporta onore e responsabilità. Onore, perché il credente riceve il massimo privilegio di seguire Cristo, di avere la propria vita ispirata dal soffio dello Spirito Santo, di essere membro del Corpo di Cristo, rivestito del dono della filiazione divina. Responsabilità, perché deve custodire viva l’eredità della fede, irradiare verso tutti la luce di Cristo affinché Dio sia glorificato, diventare servitore di Gesù Cristo, annunciando con la fede, la penitenza, la preghiera, l’amore, la parola e il silenzio che il Signore è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), e non spegnere la fiamma dei doni dello Spirito Santo (1 Ts 5,19).
In questo modo l’esistenza dell’uomo si riempie della consolazione dello Spirito Santo, viene colmata di incoraggiamento, ottimismo e speranza, e il credente diventa un pescatore nella rete di Cristo, non soltanto per gli altri uomini, ma anche per se stesso.
La forza di Dio
Nel libro degli Atti degli Apostoli, uno dei 27 libri del Nuovo Testamento, il Signore, dopo la Risurrezione e prima della Sua Ascensione, assicura ai discepoli che riceveranno la forza quando lo Spirito Santo verrà su di loro e così diventeranno Suoi testimoni; cioè renderanno una buona testimonianza a Cristo e alla Sua verità a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, fino ai confini della terra (At 1,8).
Così anche ogni vero credente, con la forza dello Spirito Santo, il quale «edifica tutta la struttura della Chiesa», diventa testimone, profeta, apostolo, pescatore e annunciatore di Gesù Cristo, secondo la misura della sua fede e della sua condizione spirituale. È sufficiente che la sua vita, il suo pensiero e la sua lotta siano caratterizzati da una profonda umiltà cristiana, mitezza, discernimento e amore sacrificato, affinché anch’egli possa sussurrare nel Signore: «Siamo infatti collaboratori di Dio» (1 Cor 3,9).
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo " Voce del Signore " ,Diaconia Apostolica, Atene
Anno 74°, 14 giugno 2026, n. 24 (3811)