La sana visione spirituale, Archimandrita Nektarios Karsiotis
LA SANA VISIONE SPIRITUALE
Con l’odierno brano evangelico, tratto dal Discorso della Montagna del Signore, viene posta una domanda che tocca le profondità dell’esistenza dell’uomo: abbiamo forse una visione spirituale luminosa e sana, capace di farci vedere correttamente le cose, noi stessi, gli altri, la vita stessa, il mondo che ci circonda, Dio che ci ha condotti dalla non esistenza all’esistenza?
Lampada e luce del corpo, come insegna il Signore, è l’occhio: se esso è sano, tutto l’uomo è nella luce; al contrario, quando l’occhio è danneggiato, tutto l’uomo si trova immerso nelle tenebre.
Lo stesso accade anche nella condizione spirituale dell’uomo. Dunque la mente dell’uomo, che con una sola parola è l’occhio dell’anima, deve essere luminosa, sana, pura, affinché possa discernere rettamente le cose.
La lampada, la luce che suggerisce alla coscienza dell’uomo che cosa è bene e che cosa è male, che cosa è vero e che cosa è falso, è una percezione spirituale interiore, che si sviluppa e si coltiva con la grazia di Dio e con la collaborazione dell’uomo. Il credente, con una visione spirituale luminosa, si volge con amore verso Dio e cerca continuamente la Sua presenza. Desidera che il suo modo di vivere e il suo rapporto con il prossimo siano modellati dal Vangelo di Cristo e dai Suoi divini comandamenti.
La sua vita è caratterizzata dall’impegno e dalla lotta, per quanto dipende da lui, a vivere in pace con tutti (Rm 12,18), con amore e sincerità, capacità di perdonare, comprensione e solidarietà.
L’occhio luminoso dell’anima
Un fattore fondamentale per conservare la salute dell’occhio dell’anima è la vigilanza spirituale e la preghiera, come frutto di una fede profonda e di un continuo combattimento interiore.
La vigilanza (nipsis) è lo stato di attenzione, la custodia della nostra condizione interiore, la protezione della mente affinché rimanga invulnerabile al peccato e alle passioni, e lo sforzo di rimanere unita a Dio.
La preghiera, invece, è unione e comunione con Dio, espressione d’amore verso di Lui; infatti, se desideriamo pregare veramente, significa che realmente Lo amiamo. La misura e la qualità della preghiera rivelano anche la misura del nostro amore per Dio.
Così il credente comprende la sapienza degli abati del deserto che dicono:
«La vigilanza, cercando la preghiera, troverà la preghiera»
(san Nilo l’Asceta),
affinché la mente rimanga sana, integra, e tutto l’uomo sia custodito nella sua interezza.
Fiducia in Dio
Il credente, con l’occhio spirituale luminoso, acquisisce la capacità di porre nel giusto ordine i valori e le priorità della vita.
Per questo, in contrasto con l’angosciosa preoccupazione che tormenta coloro che non hanno una fede viva in Dio riguardo alla vita e ai molteplici problemi della quotidianità, egli affida se stesso alla provvidenza e all’amore di Dio, come ci esorta la Chiesa:
«Affidiamo tutta la nostra vita a Cristo Dio».
Questo, naturalmente, non significa che il credente sia un sognatore distaccato dalla realtà o che smetta di lavorare per indifferenza o pigrizia. Al contrario!
Del resto, il Signore stesso per un lungo periodo lavorò anche con le proprie mani. Inoltre, il riferimento che Egli fa nel nostro brano all’assenza di preoccupazione per gli uccelli del cielo e per i gigli del campo non è affatto un invito alla pigrizia e alla negligenza.
«Gli uccelli del cielo scrive il compianto Arcivescovo d’Albania Anastasio sono tutto fuorché pigri. Per tutto il giorno volano, usano la loro capacità di osservazione, il becco e le ali. I gigli del campo utilizzano continuamente le loro possibilità: assorbono nutrimento e ossigeno. Ma tutto questo lo fanno semplicemente, serenamente, naturalmente».
Pace ed equilibrio nella vita
Allo stesso modo anche l’uomo deve impegnarsi, lavorare, prendersi cura delle cose, non solo di sé stesso ma anche dei bisogni dei propri simili; tuttavia senza ansia, oppressione o attaccamento ai beni materiali, che diventa idolatria (Col 3,5), senza consumarsi nella preoccupazione angosciosa e giungere così più rapidamente alla morte.
Il credente, colmo della pace di Dio che consiste anzitutto nella presenza di Cristo nella vita dell’uomo cerca il compimento del Regno di Dio e della Sua volontà nel mondo, e sa che Dio ci colmerà anche dei Suoi beni celesti e terreni.
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo "Voce del Signore"
Diaconia Apostolica, Atene, anno 74°
21 giugno 2026 n. 25 (3812)