La fede del centurione come misura della fede in Dio , Archimandrita Nektarios Karsiotis
La fede del centurione come misura della fede in Dio
Non esiste nulla di più forte della fede viva, nella quale non trovano spazio il dubbio e l’incertezza; né vi è qualcosa di più potente della speranza e della salda fiducia riposta in Dio. Poiché la fede non è soltanto l’inizio della vita spirituale, ma anche la porta, la via che conduce alla vita, cioè al Signore Gesù Cristo. La fede, come sottolinea l’apostolo Paolo, dà consistenza a ciò che speriamo e rende certe le realtà che non vediamo: «La fede è fondamento delle cose sperate e prova di quelle che non si vedono» (Ebrei 11,1). Con grande sapienza san Gregorio il Teologo spiega: «Se tutto fosse evidente, dove sarebbe la fede? Dimmi. Perché la fede è un’accettazione senza riserve».
Il centurione del nostro brano era un ufficiale dell’esercito romano, che aveva sotto il suo comando cento soldati. Il suo cuore era colmo di fede e di amore verso Cristo e, naturalmente, anche di amore verso il prossimo, poiché queste due realtà non si separano nell’etica evangelica e nello stile di vita della Chiesa (1 Giovanni 4,19-21).
La fede viva del centurione e l’incredulità degli uomini
Come raccontano i Vangeli, il Signore in due occasioni manifestò stupore e meraviglia: «si meravigliò». La prima riguarda l’incredulità dei suoi concittadini di Nazaret, a causa della quale non volle compiere lì alcun miracolo (Marco 6,5-6). La seconda riguarda il caso del centurione del brano evangelico, della cui fede si meravigliò, benché quell’uomo fosse un pagano, un idolatra.
Il centurione manifestò una fiducia assoluta in Cristo; per questo la sua fede viene definita luminosa e viva. Quando l’uomo non affida ogni cosa al Signore della Gloria, la fede rimane al livello di una teoria, di un’idea, di una semplice tradizione di usi e costumi, priva di profondità interiore e di contenuto spirituale. La fede, invece, è prima di tutto una realtà del cuore.
Per questo motivo è un errore spirituale giudicare con superficialità e facilità i nostri simili come atei, eretici, nemici della fede, idolatri o peccatori, poiché non possiamo conoscere la fede nascosta che potrebbe esistere nel profondo del loro essere e che, con la benevolenza di Dio, forse un giorno potrà germogliare.
Un esempio da imitare
Il centurione, la cui fede nel Signore si era evidentemente formata attraverso ciò che aveva visto e udito su di Lui, si presenta come un modello di uomo credente; così orienta ogni persona di buona volontà verso una relazione viva e una comunione con Cristo.
Oltre alla sua fede luminosa, suscita ammirazione il suo amore e il suo interesse per il suo servo. Egli chiede a Cristo la guarigione del suo servitore come se stesse pregando per uno dei propri figli, superando le consuetudini del suo tempo riguardo ai servi e agli schiavi. Il centurione riconosce l’uomo indipendentemente dalla sua posizione sociale, perché la fede e l’amore lo aiutano a superare i limiti e le influenze negative del suo ambiente.
Conoscenza di sé e umiltà
Dobbiamo poi sottolineare la straordinaria consapevolezza di sé e l’umiltà del centurione. In quanto ufficiale romano possiede il potere dell’autorità, ma questo potere non acceca la sua mente; perciò riesce a riconoscere la sua immensa distanza interiore da Cristo Dio.
La conoscenza di sé lo conduce alla conoscenza di Dio (p. G. Metallinos). Per questo egli confessa: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto», una frase che la Chiesa ha inserito nella splendida preghiera che recitiamo prima di accostarci alla Divina Eucaristia.
Infine, il centurione, non solo davanti al Signore ma anche davanti ai presenti, riconosce la propria indegnità senza giustificazioni né scuse, e riconosce Cristo come Salvatore e Redentore, colui che con la potenza della sua parola può donare la salvezza anche da lontano.
Con umiltà egli confessa la divinità del Signore, perché crede nella parola creatrice e miracolosa di Cristo. Auguriamoci che la nostra fede nella divinità di Cristo e la nostra fiducia nella sua parola possano operare meraviglie anche nella nostra vita.
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo " Voce del Signore ", Diaconia Apostolica ,Atene.
Anno 74°, 28 Giugno 2026,numero 26 (3813)