La terra irrigata dalla preghiera

La terra irrigata dalla preghiera

«Chi semina nelle lacrime, mieterà nella gioia.»
(Salmo 125 [126])

Non è soltanto la terra ad aver bisogno di essere coltivata.

Anche il cuore dell’uomo ne ha bisogno.

Perché la terra, quando viene lasciata incolta, si riempie di spine.

E l’anima, quando abbandona la preghiera e l’umiltà, si riempie di pensieri disordinati, durezza e freddezza.

Il monaco che si china sulla terra per piantare, non svolge soltanto un lavoro manuale.

Insegna silenziosamente che l’uomo è stato creato per faticare sotto la benedizione di Dio, per sudare con gratitudine e trasformare la fatica in una lode al Signore.

Ogni piccola pianta che viene deposta nella terra somiglia a una piccola speranza affidata nelle mani di Dio.

Nelle antiche comunità ortodosse, i monaci seminavano con il rosario tra le mani.

La terra diventava un libro di preghiera.

L’acqua diventava benedizione.

Il sole diventava testimone della fatica onesta.

E quando il raccolto germogliava, nessuno diceva: «Ce l’ho fatta».

Dicevano invece: «Gloria a Dio».

Così si salva l’uomo.

Non attraverso grandi parole e clamori, ma con una fatica silenziosa, con mani pure, con una preghiera che irriga la vita quotidiana.

Perché Dio non guarda quanto grande sia il nostro campo, ma quanta umiltà vi sia nel nostro cuore.

Sant’ Isacco il Siro dice: «L’umiltà, anche senza molte opere, ottiene il perdono di molti peccati».

E forse, alla fine, chi pianta in pace nella terra, nello stesso momento semina anche un po’ del Regno di Dio nel mondo.

Impariamo di nuovo ad amare la fatica benedetta, il silenzio, la semplicità e una vita pura.

Perché dove ci sono preghiera, umiltà e sudore onesto, lì riposa la grazia di Dio.

La terra accoglie il seme. Il cuore, invece, accoglie Cristo?

A tutti coloro che faticano in silenzio, lontano dagli elogi e dal rumore, e custodiscono ancora un po’ di purezza nel mondo.

Nella quieta fatica della terra si nasconde spesso la preghiera più pura.

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