Perché su un asinello e non su un cavallo?


“Il comandamento dimenticato”

Perché su un asinello e non su un cavallo?

Secondo la Legge che Dio diede a Mosè, agli Israeliti era proibito possedere e usare cavalli:
«Non moltiplicherà per sé cavalli e non farà tornare il popolo in Egitto per averne molti» (Deuteronomio 17,16).

Erano consentiti solo umili asinelli per gli spostamenti e buoi per i lavori agricoli.

La prima ragione era che il popolo di Dio non si insuperbisse cavalcando con ostentazione un cavallo potente, ma rimanesse umile in ogni aspetto della vita.

La seconda era che, in tempo di guerra, non confidassero nella forza e nella potenza dei cavalli, ma nel potente braccio del Signore loro Dio, che con una fionda di Davide e due pietre donò loro la vittoria:
«Gli uni confidano nei carri e gli altri nei cavalli, ma noi invochiamo il nome del Signore nostro Dio» (Salmo 19).

La loro prima preoccupazione doveva essere l’obbedienza e la fiducia in Dio.

Tuttavia molti re non osservarono questo comandamento e si affidarono ai numerosi cavalli e ai carri, acquistati dall’Egitto e perfino da Babilonia: commerci contrari alla Legge di Dio con popoli pagani, dai quali un tempo erano stati schiavi e dai quali Dio li aveva liberati con interventi miracolosi, senza cavalleria né carri.

Dio ammonisce severamente attraverso i profeti:
«La terra è piena di cavalli e i loro carri sono innumerevoli» (Isaia)
«Non monteremo su cavalli» (Osea)

«Guai a coloro che scendono in Egitto per cercare aiuto, confidando nei cavalli e nei carri, perché sono numerosi, ma non si affidano al Santo d’Israele e non cercano il Signore» (Isaia).

«Il cavallo è illusione per la salvezza: con tutta la sua forza non può salvare» (Davide).

Ogni volta che si affidavano alla cavalleria e se ne vantavano, perdevano la battaglia.
Anche il popolo, nella vita quotidiana, trascurava questo comandamento «e si moltiplicò i cavalli», proprio come facciamo anche noi oggi, clero e laici, per ostentazione, egoismo e competizione  con i “cavalli” delle nostre automobili.

Questo comandamento è stato dimenticato da molti, ma non dal suo Legislatore.

Egli lo ricordò nel giorno in cui avrebbe dovuto entrare a Gerusalemme cavalcando un cavallo potente, con gloria e forza da re.
Invece lo videro entrare «su un puledro d’asina, sul quale nessuno era mai salito», umile e mite, il Re eterno della gloria.

Cose meravigliose.

Cristo obbedisce anche a questo comandamento dimenticato, ma anche l’asinello mostra la sua obbedienza. Nessuno vi era mai salito, e sarebbe stato naturale che scalciasse e si agitasse al primo cavaliere. Nulla di tutto ciò accadde, nonostante la folla e le grida attorno.

Obbedisce e ci insegna l’obbedienza, rimproverando tutti noi da venti secoli, proprio questo animale che noi spesso non stimiamo molto.

La nostra obbedienza a Dio genera obbedienza non solo negli uomini, ma in tutta la creazione. Quanti santi abbiamo visto comandare animali feroci, e questi obbedire immediatamente.

La folla acclama il nuovo re, ma Egli li supera, perché conosce la superficialità del loro cuore. Sa che dopo cinque giorni gli stessi grideranno: «Crocifiggilo!».

Il suo pensiero è rivolto ai suoi discepoli. Quando i farisei gli dissero: «Rimprovera i tuoi discepoli perché smettano di gridare “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”», Egli rispose: «Se questi taceranno, grideranno le pietre». E davvero gridarono, e continuano a gridare.

Cinque giorni dopo, mentre Egli moriva sulla croce, la terra gridò con un grande terremoto e le rocce si spezzarono.
Sette giorni dopo, gridò la grande pietra del sepolcro, che si rotolò via alla vista del Cristo risorto.
Trentasette anni dopo, gridarono le pietre del tempio e di tutta Gerusalemme, quando i Romani distrussero tutto e dispersero gli Ebrei.

Come se le pietre dicessero: «Chi avete consegnato? Chi avete crocifisso? Chi avete rinnegato?».

E questo grande grido risuona ancora oggi su tutta la terra e chiede anche a noi ogni giorno:
«Chi rinnegate e disprezzate? Chi insultate e calunniate?
Colui che vi ha creati e vi ha dato la vita?
Colui che, per amore infinito, si è crocifisso ed è morto per donarvi la vita eterna?
Colui che verrà con gloria a giudicare i vivi e i morti?»

«Benedetto colui che viene nel nome del Signore».

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