Non possiamo salvarci senza la pratica dei comandamenti,San Simeone il Nuovo Teologo

Non possiamo essere salvati senza la pratica dei comandamenti.

Chi è più stolto di colui che disobbedisce a Dio e non si preoccupa di ottenere la sua adozione?

Infatti, chi crede che Dio esista immagina per Dio realtà grandi e sublimi. Sa cioè che Egli è l’unico Sovrano, Creatore e Signore di tutte le cose, ed è immortale, eterno, incomprensibile, ineffabile, incorruttibile, e che il suo regno non avrà fine.

Colui dunque che sa che Dio è così, come potrebbe non desiderarlo? Come potrebbe non preoccuparsi di consegnare perfino la propria vita alla morte per amore suo, per meritare, non dico di diventare suo figlio ed erede, ma almeno uno dei suoi veri servi, che stanno accanto a Lui?

Se poi chiunque lotta e osserva fedelmente tutti i comandamenti di Dio diventa, nascendo dall’alto (Gv 3,3), anche figlio di Dio e suo figlio, ed è riconosciuto veramente da tutti come fedele e cristiano, noi invece disprezziamo i comandamenti di Dio e trasgrediamo le sue leggi, per la cui violazione Egli ci giudicherà quando verrà di nuovo con gloria e potenza terribile, e mostriamo noi stessi, con le nostre opere, di essere quanto alla fede increduli, mentre quanto all’incredulità credenti solo a parole.

Infatti la fede da sola, senza le opere  non ingannatevi  non ci gioverà affatto; perché questa fede è morta, e i morti non diventano partecipi della vita, se prima non la cercano attraverso la pratica dei comandamenti.

Poiché con questa pratica germoglia in noi, come frutto abbondante, l’amore, la misericordia, la compassione verso il prossimo, la mitezza, l’umiltà, la pazienza nelle prove, la purezza, la limpidezza del cuore, mediante la quale diventiamo degni di vedere Dio (Mt 5,8), e nella quale si realizza anche la presenza e l’illuminazione dello Spirito Santo; essa ci fa rinascere dall’alto e ci rende figli di Dio, ci riveste di Cristo, accende la nostra lampada (Mt 25,8), ci rende figli della luce, libera le nostre anime dalle tenebre e ci rende, già in questa vita, consapevoli partecipi della vita eterna.

Non fondiamo dunque la nostra speranza solo su altre pratiche e virtù, come i digiuni, le veglie, il dormire per terra e le varie altre austerità, e non disprezziamo la pratica stessa dei comandamenti del Signore, pensando di poterci salvare con quelle pratiche e virtù senza l’osservanza dei comandamenti. Questo infatti è impossibile, impossibile!

E ne siano prova le cinque vergini stolte (Mt 25,1-12), e quelli che operarono molti segni e prodigi nel nome di Cristo, i quali, poiché non avevano in sé l’amore e la grazia dello Spirito Santo, udirono dal Signore: «Allontanatevi da me, operatori di iniquità. Non so da dove venite».

E non solo costoro, ma insieme a loro anche molti altri, che pure furono battezzati dai santi apostoli e dai santi successivi, ma non furono ritenuti degni di ricevere la grazia dello Spirito Santo a causa della loro eccessiva malvagità, né mostrarono una vita degna della vocazione alla quale il Signore li aveva chiamati, né divennero figli di Dio, ma rimasero “carne e sangue”, poiché non credettero mai che esista lo Spirito, né lo cercarono né sperarono di riceverlo.

Per questo tali uomini non potranno mai dominare né i desideri della carne né le passioni dell’anima; né potranno mostrare alcuna eccellenza nelle virtù, perché il Signore dice: «Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5).

Ma vi prego, padri e fratelli, cerchiamo anche noi, per quanto ci è possibile, di essere resi degni fin d’ora di partecipare al dono dello Spirito Santo, per conseguire sia i beni presenti sia quelli futuri, per la grazia e la misericordia del nostro Signore Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli. Amen.

(Dal libro: Opere di San Simeone il Nuovo Teologo, Discorso ottavo [estratto], p. 140. Edizioni “Il Giardino della Madre di Dio”, Salonicco 2017.)


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