La guarigione della volontà dell’uomo,Archimandrita Nektarios Karsiotis
La guarigione della volontà dell’uomo
Il brano evangelico letto nella Divina Liturgia di oggi descrive la guarigione di un paralitico presso la piscina di Betesda, vicino alla Porta delle Pecore, attraverso la quale passavano gli animali destinati ai sacrifici nel Tempio di Gerusalemme. Il nome “Betesda” potrebbe essere tradotto nella nostra lingua come “casa della misericordia” o “della compassione”. Era dunque un luogo sacro, una sorgente benedetta, come si dice nella tradizione ortodossa, dove i malati venivano guariti in modo miracoloso.
Il paralitico del racconto giaceva infermo da ben trentotto anni, solo e senza aiuto. Il Signore gli si avvicinò e gli pose una domanda apparentemente superflua: «Vuoi guarire?». Questa domanda si rivolge anzitutto alla volontà, al desiderio, alla libera scelta dell’uomo che soffre della malattia del peccato. Infatti il peccato non è semplicemente la trasgressione di un comandamento o di un codice morale, ma è il fallimento, la scelta sbagliata, l’incapacità di amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi.
Quando dunque l’uomo fa cattivo uso della propria volontà e della propria libertà, impiega egoisticamente le energie della sua anima doni del Creatore contro se stesso e contro il prossimo. Le conseguenze di questo atteggiamento, che rivela stoltezza, immaturità e ignoranza dell’insegnamento evangelico, confermano tristemente la realtà: ovunque vediamo la tendenza autodistruttiva dell’uomo e i sentimenti di aggressività e violenza che egli riversa nella società. Contrasti, litigi, violenze, omicidi, guerre, dominio del male, sfruttamento, ingiustizia, fuga dell’amore e della pace sono fenomeni abituali di una realtà oscura e dolorosa.
Il nucleo del peccato
L’origine del male e il centro del peccato si trovano nell’allontanamento dell’uomo da Dio. San Massimo il Confessore diceva che, quando la mente dell’uomo si separa da Dio, diventa demoniaca oppure bestiale. Questa alienazione è la causa dell’infelicità, del fallimento e del peccato umano a tutti i livelli: dalla pessima qualità delle relazioni interpersonali e dai conseguenti sentimenti di dolore e colpa, fino al vuoto della solitudine interiore e all’esperienza di una vita priva di significato, senza verità, senza amore, senza Cristo.
La fiducia dell’uomo in Dio
Per questo il Signore non si limita a guarire l’uomo dalle malattie del corpo, ma guarda soprattutto alla guarigione dell’anima, alla cura delle passioni che si annidano nel cuore. Tuttavia, perché ciò possa avvenire, è necessaria la fiducia dell’uomo in Dio e la sua collaborazione nell’opera della propria guarigione. Così, quando Cristo chiede al paralitico: «Vuoi guarire?», è come se gli domandasse: “Credi che io possa guarire la tua anima e il tuo corpo?”. Lo sguardo stanco e sofferente del paralitico si fissò nello sguardo profondo, sereno e luminoso di Gesù. Egli credette in Lui e obbedì al comando sorprendente che ricevette: «Alzati, prendi il tuo letto e cammina». E il miracolo avvenne.
La parola vivificante di Cristo
Attraverso la fede, la fiducia, l’amore e l’obbedienza a Cristo, il paralitico fu liberato dal peccato e dalla malattia del corpo. Fu completamente rinnovato, rigenerato in Cristo. Infatti i comandamenti di Cristo e la Sua parola operano salvezza, guarigione, santificazione e redenzione, poiché, essendo parola di Dio, sono luce, vita e verità. Nei comandamenti di Cristo è nascosto lo stesso Figlio e Verbo di Dio, che si rivela all’uomo che lotta per vivere secondo essi, perché la vera funzione della nostra esistenza consiste nella comunione personale con Dio, con il Suo Verbo e con il Suo Spirito.
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo "Voce del Signore "
Diaconia Apostolica, Atene
Anno 74º — 3 maggio 2026 — N. 18 (3805)