La visione del profeta Isaia su ciò che accade presso l’altare celeste, Metropolita di Mani Crisostomo III
| Entrata Monastero San Paolo, Monte Athos |
La visione del profeta Isaia su ciò che accade presso l’altare celeste.
[...] È di straordinaria importanza la visione che il profeta contemplò quando Dio gli affidò la sacra missione della profezia. In particolare, il profeta Isaia vide e udì ciò che avviene presso l’altare celeste.
Egli avvertiva profondamente la propria peccaminosità e indegnità nel glorificare e lodare Dio come fanno gli angeli, poiché le sue labbra erano impure a causa dei suoi molteplici peccati.
Tuttavia il profeta vide il Signore e Dio. Dice infatti la Scrittura: «E uno dei Serafini fu mandato a me, e nella sua mano aveva un carbone ardente, che aveva preso con il lavis* dall’altare; toccò la mia bocca e disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, toglierà le tue iniquità e purificherà i tuoi peccati”. E udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per questo popolo?”. E io dissi: “Eccomi, manda me”. Ed Egli disse: “Va’”» (Isaia 6,6-9).
Qui vediamo chiaramente la missione del profeta di predicare al popolo il pentimento e, nello stesso tempo, si manifesta anche una prefigurazione della Santissima Madre di Dio.
Il lavis ( cuchiaio liturgico )simboleggia la Theotokos, la Madre di Dio, mentre il carbone ardente simboleggia il fuoco della divinità di Cristo.
Vale a dire: la Madre di Dio è la mistica tenaglia ( lavis) che accolse nel suo grembo il carbone della divinità, il Figlio e Verbo di Dio. L’ottavo Megalinario (tono terzo) della festa della Presentazione del Signore al Tempio lo esprime magnificamente:
«Tu sei la mistica tenaglia, o Maria, che nel tuo grembo hai accolto il carbone ardente, Cristo».
Anche un tropario della quinta Ode della festa della Presentazione dice in modo molto significativo:
«Isaia fu purificato ricevendo il carbone dal Serafino; e Simeone esclamava alla Madre di Dio: “Tu, come una tenaglia, mi illumini con le tue mani, porgendomi Colui che porti, il Signore della luce senza tramonto e della pace”».
Simeone dice dunque alla Madre di Dio che Isaia, quando ricevette sulle labbra dalla mano del Serafino il carbone ardente preso dall’altare di Dio, fu purificato dai suoi peccati.
Ora invece tu, che mi concedi di prendere tra le braccia Colui che porti, mi illumini come quella tenaglia con cui l’Angelo diede il carbone ardente al Profeta. Poiché tu mi offri non un carbone, ma Dio stesso, «Signore della luce senza tramonto e della pace».
Secondo l’interpretazione patristica, il carbone rappresenta il Corpo e il Sangue di Cristo. Vi sono infatti due proprietà: quella purificatrice e quella santificante; cioè la Santa Comunione brucia gli empi e santifica coloro che si pentono.
Nell’Ufficio della Santa Comunione si trovano questi importantissimi versi:
«Trema, o uomo, contemplando il Sangue divino creatore di Dio; esso è infatti carbone ardente che brucia gli indegni. Il Corpo di Dio mi deifica e mi nutre; deifica lo spirito e nutre meravigliosamente la mente».
Poi, quando i sacerdoti danno la Comunione, viene pronunciata questa frase molto significativa:
«Questo ha toccato le mie labbra e toglierà le mie iniquità e purificherà i miei peccati».
Il sacerdote, quindi, come un altro Serafino, distribuisce ai fedeli mediante il cucchiaino liturgico (lavis) il divino carbone, Cristo stesso, il Corpo e il Sangue di Cristo, per la remissione dei peccati e per la vita eterna.
Per questo l’invito è:
«Con timore di Dio, fede e amore».
La prima espressione è «con timore di Dio», e poi seguono la fede e l’amore.
L’apostolo Paolo insiste inoltre nel comandamento: «Ciascuno esamini se stesso». Vale a dire:
«L’uomo esamini se stesso e così mangi del pane e beva del calice» (1 Corinzi 11,28).
La Santa Comunione è un carbone ardente. È «fuoco divoratore». È fuoco.
Dice ancora l’Apostolo delle genti:
«Chiunque mangi questo pane o beva il calice del Signore indegnamente sarà colpevole del Corpo e del Sangue del Signore... Poiché chi mangia e beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna, non discernendo il Corpo del Signore. Per questo tra voi vi sono molti malati e infermi, e parecchi sono morti» (1 Corinzi 11,27-30).
San Giovanni Crisostomo, il «mistagogo della Divina Eucaristia», sottolinea a questo proposito:
«Poiché ho ricordato questo sacrificio, voglio dire poche parole a voi iniziati: poche quanto all’estensione, ma grandi quanto alla forza e all’utilità, perché non sono parole nostre, ma dello Spirito Santo.
Quali sono dunque?
Molti fanno la Comunione una volta l’anno, altri due volte e altri molte volte.
Questa parola è rivolta a tutti, non solo a quelli che sono qui, ma anche a quelli che vivono nel deserto; infatti essi fanno la Comunione una volta l’anno, e talvolta ogni due anni. Chi dunque approveremo? Quelli che fanno la Comunione una volta? Quelli che fanno la Comunione molte volte? Quelli che fanno la Comunione poche? Né quelli che la fanno una volta, né quelli che la fanno molte, né quelli che la fanno poche, ma coloro che fanno la Comunione con coscienza pura, con cuore puro e con vita irreprensibile. Quelli che sono tali si accostino sempre; quelli che non lo sono, neppure una volta. Perché?
Perché ricevono per sé condanna, giudizio, castigo e punizione».
(EPE, vol. 25, Omelia XVII sulla Lettera agli Ebrei, p. 39).
E conclude in modo molto significativo:
«Per questo il sacerdote allora proclama e chiama i santi, e con queste parole ammonisce tutti, affinché nessuno si avvicini impreparato.
Come in un gregge nel quale vi sono molte pecore sane e molte piene di rogna, queste devono essere separate dalle sane, così anche nella Chiesa, poiché alcune pecore sono sane e altre soffrono di qualche malattia, con queste parole egli separa le une dalle altre, lasciando che il sacerdote faccia risuonare ovunque questo terribile richiamo, chiamando e attirando così i fedeli».
(Same opera, p. 41).
Senza preparazione spirituale e senza esame della coscienza cioè senza pentimento e ricerca della misericordia di Dio non avviciniamoci mai al mistico carbone, che consuma gli indegni.
Scrive l’Apostolo:
«Quale comunione vi è tra la giustizia e l’iniquità? Quale comunione tra la luce e le tenebre? Quale accordo tra Cristo e Beliar?» (2 Corinzi 6,14-15).
Come potrà avvicinarsi al Santo e Santissimo colui che è immerso nell’iniquità? Come potrà mescolare il fetore delle sue passioni con il profumo celeste del santo sacrificio?
È dunque necessaria grande attenzione nel modo in cui ci accostiamo alla Santa Comunione. Né astensione assoluta, né accesso senza la dovuta preparazione.[...]
Di Sua Eminenza il Metropolita di Mani, Crisostomo III.
*Il cucchiaio utilizzato nella liturgia eucaristica, in particolare per la Comunione dei fedeli, si chiama cuchiaio liturgico o, in greco, λαβίς (lavis), che significa "pinza" o "tenaglia".