San Paisio del Monte Athos: «Quando una persona digiuna con umiltà, merita l’aiuto divino»
San Paisio del Monte Athos: «Quando una persona digiuna con umiltà, merita l’aiuto divino»
Quando una persona digiuna con umiltà, si rende degna dell’aiuto divino. Se però dice: “Il profeta Mosè digiunò per 40 giorni, quel santo fece questo, lo farò anch’io”, allora non ottiene nulla, perché la Grazia divina si allontana e tutto ciò che fa lo fa con egoismo. L’ascesi del corpo aiuta solo quando è accompagnata da spirito di dedizione e nobiltà interiore.
Con il digiuno, l’uomo manifesta la sua disposizione interiore. Compie un esercizio con amore e generosità d’animo, e Dio lo aiuta. Se invece si costringe e dice: “Che devo fare? È venerdì, devo digiunare”, allora soffrirà. Se invece entra nel vero senso del digiuno e digiuna per amore di Cristo, proverà gioia. Può pensare: “In questo giorno Cristo è stato crocifisso; non Gli diedero neppure acqua da bere, ma aceto. E io non berrò acqua per tutta la giornata”. Se lo fa così, proverà dentro di sé una gioia più grande di chi beve le migliori bevande! E si vede come molti uomini mondani non riescano a digiunare nemmeno il Venerdì Santo, ma fuori da un ministero possono fare uno sciopero della fame per capriccio, per ottenere qualcosa. In quel caso il diavolo dà loro forza. Ciò che fanno è autodistruttivo.
Se una persona ha semplicità e umiltà, riceve la Grazia di Dio, digiuna con umiltà e si nutre spiritualmente. Allora possiede forza divina e grande resistenza anche nei digiuni più severi. In Australia, un giovane di circa ventisette anni arrivò al punto di non mangiare né bere nulla per ventotto giorni.
Attraverso il digiuno, l’uomo diventa mite come un agnello. Quando invece diventa feroce, significa che l’ascesi che pratica è oltre le sue forze oppure che la compie per egoismo, e per questo non riceve l’aiuto divino. Se digiuna non per amore di Dio, ma con orgoglio e con il pensiero di fare qualcosa di grande, il suo digiuno va perduto. È come un serbatoio bucato che non trattiene nulla: versaci dentro dell’acqua e, poco a poco, si perderà tutta.
Il malato che ha il permesso di mangiare cibi non consentiti dal digiuno, se si trova in un ambiente estraneo, dovrebbe mangiare senza farsi vedere dagli altri per non scandalizzarli. Per esempio, può prendere lo yogurt e mangiarlo a casa. Uno mi disse: “Questa è ipocrisia”. Gli risposi: “Perché non vai allora a peccare in piazza, per essere più sincero?”. Così il diavolo distorce le cose! Costruiamo una nostra ortodossia e interpretiamo a modo nostro anche i Padri e il Vangelo.
Molti possono digiunare mangiando soia, ma sappiano che non hanno nulla a che vedere con la stirpe dei Padri.
I digiuni stabiliti dalla nostra Chiesa Mercoledì, Venerdì, la Quaresima, ecc. devono essere osservati apertamente dalle persone spirituali, perché sono una testimonianza di fede. Gli altri digiuni, cioè quelli praticati come esercizio ascetico, per amore di Cristo o per ottenere risposta a una preghiera, devono invece essere compiuti nel segreto.
“Padre Paisio, come mai alcuni, pur essendo fisicamente deboli, hanno tanta resistenza nel digiuno?”
“Il segreto è la lotta umile e generosa, accompagnata dalla preghiera e dalla Comunione dei Santissimi Misteri. Questi nutrono l’anima e anche il corpo. Quando facciamo la Comunione , riceviamo il più potente farmaco di guarigione: il Corpo e il Sangue di Cristo.”