La Vita e il Logos, Archimandrita Nektarios Karsiotis
LA VITA E IL LOGOS
La Risurrezione del Signore è «la festa delle feste e la solennità delle solennità, nella quale benediciamo Cristo nei secoli» (Canone della Risurrezione); essa è il centro, la sintesi della teologia della Chiesa ortodossa. Lo stesso evento della Risurrezione, cioè il modo in cui avvenne la Risurrezione di Cristo, non è descritto da nessun evangelista. Si tratta di un processo che avviene all’interno del mistero di Dio e che, per la sua natura, supera l’esperienza umana. Per questo, in tutti i racconti evangelici correlati si parla dei testimoni che videro il Cristo risorto o che visitarono il Suo sepolcro vuoto.
La Risurrezione di Cristo costituisce l’irruzione nella storia di un modo di vita completamente nuovo: una vita che non obbedisce più alla legge della corruzione, ma la supera, perché è unita al Logos di Dio incarnato e, perciò, offre una prospettiva del tutto nuova e apre nuove dimensioni per l’esistenza umana.
La speranza cristiana
La speranza cristiana inizia con l’incarnazione del Figlio di Dio e culmina con la Sua Croce e la Sua Risurrezione. L’apostolo Paolo collega indissolubilmente la risurrezione dei morti con la Risurrezione del Signore e afferma che, con la Risurrezione di Cristo, è iniziata la risurrezione di tutti i morti: «Se infatti i morti non risorgono, neppure Cristo è risorto… Ora invece Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che si sono addormentati» (1 Cor 15,12-26).
Per questo, nella notte di Pasqua cantiamo nel Canone pasquale: «Celebriamo la morte della morte, la distruzione degli inferi e l’inizio di un’altra vita, eterna». Celebriamo, cioè, l’annientamento della morte, la sconfitta dell’Ade e l’inizio di una nuova vita, infinita.
Come diceva san Porfirio il Kavsokalivita, Cristo con la Sua Risurrezione non ci ha fatti passare dall’altra parte di un fiume, di una fenditura della terra, di un canale o del Mar Rosso. Ci ha fatti passare attraverso un abisso, un vuoto che l’uomo da solo non avrebbe mai potuto attraversare. Ci ha trasferiti dalla morte alla vita.
Così continuiamo a cantare nello stesso inno: «Esultando, lodiamo l' Artefice, l’unico Dio benedetto dei padri e gloriosissimo». Esultiamo, cioè, con gioia indicibile per questi benefici e lodiamo Colui che li ha compiuti, Cristo, che è il Dio dei nostri padri e l’unico degno di essere glorificato.
Cammino di risurrezione
Poiché Cristo con la Sua Risurrezione ha vinto il peccato e la morte, allo stesso modo anche la Chiesa, che è il Corpo del Risorto, cammina nel mondo annunciando che Cristo ci ha inseriti nella vita eterna di Dio, realtà che gustiamo quando partecipiamo al Corpo e al Sangue del Signore.
Perciò il nostro ingresso nella Chiesa e nella sua vita pasquale è la «prima risurrezione» (Ap 20,6), la vittoria in Cristo nel mondo della corruzione e della morte. Così la vita della Chiesa è una continua rivoluzione: se la caduta dei progenitori fu una ribellione contro l’amore e la volontà divina, la vita del vero credente nella Chiesa è una rivoluzione contro l’egoismo, contro l’indifferenza verso una relazione viva con Dio e un legame sincero con il prossimo; è una rivoluzione contro il peccato, l’ingiustizia e perfino contro l’ultimo nemico, la morte.
La Risurrezione di Cristo ha la forza di trasformare radicalmente l’uomo: di rinnovarlo, rigenerarlo, santificarlo. Per questo la Chiesa ci incoraggia incessantemente: «Nessuno pianga i propri peccati, perché dal sepolcro è sorto il perdono. Nessuno tema la morte, perché la morte del Salvatore ci ha liberati».
Per questo il Risorto ci chiama a gioire della gioia della Risurrezione, non semplicemente con un’emozione passeggera, ma perché ci ha comunicato la Sua vita divina e umana risorta.
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo " Voce del Signore ",Diaconia Apostolica, Atene,anno 74, 12 Aprile 2026, numero di foglio 15 (3782)