La manifestazione delle opere di Dio, Archimandrita Nektarios Karsiotis
LA MANIFESTAZIONE DELLE OPERE DI DIO
Con una semplicità disarmante e grande chiarezza, l’evangelista Giovanni racconta il prodigioso miracolo della guarigione del cieco nato. I miracoli di Cristo non vengono compiuti per suscitare impressioni, né per ottenere seguaci o perseguire fini egoistici. I “segni”, i miracoli del Signore, si realizzano per aiutare l’uomo a contemplare e a percepire con fede e amore la suprema opera di Dio, che è la venuta del Suo Regno nel mondo, la presenza salvifica e liberatrice di Cristo in mezzo a noi, vissuta come un cammino di lotta per seguirLo con fiducia e dedizione.
Perché solo in Cristo si incontra Dio in modo salvifico. Egli è «la porta» (Gv 10,9), «la via» (14,6) e il nostro “accesso”, mediante la fede, alla grazia di Dio (Rm 5,2). Dio Padre «opera ancora fino ad ora» (Gv 5,17), continua cioè a operare per la salvezza dell’uomo, insieme al Figlio e al suo Santo Spirito.
Di conseguenza, ogni azione miracolosa di Cristo e, in primo luogo, la sua Incarnazione, la Crocifissione e la Risurrezione, ha come scopo quello di trasformare il mondo nel Regno di Dio e di orientare l’uomo verso il fine della sua creazione, cioè la comunione con Dio, la santificazione, la divinizzazione, il “sempre essere bene con Dio”.
La creazione degli occhi
Il Signore non si limita a restituire la vista a un uomo che un tempo vedeva, ma gli dona per la prima volta nella sua vita la capacità stessa di vedere. In questo consiste il significato particolare dell’evento, poiché con il suo sputo e la terra Egli fa del fango e unge gli occhi del cieco nato. Con questo gesto viene ancora una volta confermata la proclamazione del Vangelo: Gesù è veramente il Cristo, il Messia, il redentore di tutti gli uomini e capo del nuovo popolo di Dio, la Chiesa, secondo la celebre profezia di Isaia sull’opera del Messia: «i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano e ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11,5).
Questa è la convinzione della Chiesa riguardo alla persona e all’opera di Cristo; questo è il lieto annuncio della nostra salvezza e il contenuto del cristianesimo: la rinascita in Cristo e l’illuminazione dell’uomo, la sua divinizzazione, come sottolineano i santi Massimo il Confessore e Gregorio Palamas: «Questo è il Vangelo di Dio: ambasceria (intervento-missione) di Dio verso gli uomini per mezzo del Figlio incarnato e dono, come ricompensa a coloro che Gli obbediscono, della divinizzazione increata».
La divinizzazione increata, come fine della creazione dell’uomo, si rivela a coloro che ne sono degni, cioè a quanti hanno occhi sani e cuore puro, ottenuti mediante la fede viva e la grazia di Dio.
Il coraggio che ispira la fede
Il cieco nato, con la sua fede e la disponibilità a obbedire alla parola di uno Sconosciuto che gli unge gli occhi, si reca alla “piscina di Siloe”, si lava e, quando ritorna, vede. Allora il suo amore e la sua fede in Cristo si manifestano anche nella sua lotta per difendere il suo Benefattore, proclamando apertamente e con coraggio davanti agli uomini (vicini, farisei, genitori) che Gesù è un profeta e che gli ha dato la luce.
Così, l’ex cieco diventa strumento di Dio perché si manifesti la cecità dei “potenti” e dei “sapienti” del mondo. E il Signore, che alla fine del brano il guarito riconosce come Figlio di Dio e adora, rivela che «è venuto in questo mondo per un giudizio». Si è incarnato, cioè, per portare una crisi in questo mondo, affinché quelli che non vedono possano vedere e quelli che “vedono” diventino ciechi (Gv 9,39).
La fede come conoscenza viva di Cristo
Si constata così che l’ex cieco non si è limitato a esprimere la gratitudine del suo cuore al suo Benefattore, ma il miracolo della guarigione è diventato per lui punto di partenza per conoscere più profondamente Cristo, per unirsi realmente a Lui, per credere nella sua identità messianica.
Per questo lo riconosce come Figlio di Dio, mentre prima lo chiamava “Profeta” e “un uomo chiamato Gesù”. Più ci si immerge nella luce della fede, più si acquisisce esperienza, conoscenza personale, certezza interiore della verità di Cristo; un’ascesa verso livelli sempre più alti di conoscenza ed esistenza.
Archimandrita Nektarios Karsiotis
Opuscolo "Voce del Signore", Diaconia Apostolica,Atene ,anno 74° 17 Maggio 2026 num. foglio 20 (3807)