La Croce e i fedeli ,Archimandrita Nektarios Karsiotis

 LA CROCE E I FEDELI

Mentre ci troviamo nel mezzo della Grande Quaresima, la Chiesa presenta in modo particolare la preziosa e vivificante Croce del Signore, invitandoci a venerarla. In questo modo siamo chiamati a esprimere la nostra gratitudine e il nostro amore, la fede e la devozione, il ringraziamento e la glorificazione verso Cristo, che si è sacrificato per la nostra salvezza.

Poiché la Croce è «arma di pace e trofeo invincibile», segno di riconciliazione e fonte di forza, manifestazione della gloria di Dio e del suo amore ineffabile, possiamo comprendere l’importanza della festa di oggi e il valore delle parole di San Policarpo, vescovo di Smirne (II secolo), il quale scrive ai Filippesi:
«Chi non confessa la testimonianza della Croce proviene dal diavolo».

Da molti anni, inoltre, nella Chiesa di Grecia è stato stabilito che l’intera settimana della Venerazione della Croce sia dedicata anche alle vocazioni sacerdotali, poiché il sacerdozio è servizio al Signore Gesù crocifisso, partecipazione alla sua Croce e alla sua Risurrezione, mistero di amore crocifisso e sacrificio per il popolo di Dio e per la Santa Chiesa.

Il significato di “seguire e imitare” Cristo

Il Vangelo del giorno presenta le condizioni per poter seguire Cristo. Seguire il Signore significa, anzitutto, avere una relazione interiore con Lui, che si realizza mediante la fede, la fiducia nella sua Persona e nella sua parola, e poi mediante un costante discepolato accanto a Lui.

Questo discepolato consiste nell’imitare, per quanto possibile, il modo di vivere di Cristo. Tuttavia, questa imitazione non riguarda semplicemente gli aspetti esteriori della sua vita terrena né si limita a un adattamento morale dell’uomo ad essi. Per questo San Basilio il Grande insegna che l’imitazione di Cristo non si realizza solo conformandosi ai suoi esempi di mitezza, umiltà e pazienza, ma soprattutto partecipando alla morte e alla Risurrezione del Signore, cosa che avviene mediante il Battesimo, la rinascita che esso dona, e la partecipazione alla Divina Eucaristia.

Così il cristianesimo, come relazione di vita con Cristo, è «imitazione della natura divina» (Gregorio di Nissa): è un cammino ascendente verso la perfezione, che naturalmente non ha compimento in questa vita, poiché il suo scopo finale è l’unione con Dio e la divinizzazione dell’uomo.

In altre parole, l’imitazione morale di Cristo non è il fine ultimo del credente, ma la condizione necessaria per raggiungerlo. La somiglianza dell’uomo con Cristo è il presupposto della sua divinizzazione, che si compie per la grazia di Dio.

L’assunzione libera della Croce

Dio, scrive l’apostolo Paolo ai Galati, vi ha chiamati alla libertà. Tuttavia, questa libertà non deve diventare occasione di comportamento peccaminoso, ma deve essere vissuta nel servizio reciproco dell’amore (Gal 5,13).

Cristo dunque chiama liberamente ogni uomo «se qualcuno vuole venire dietro a me»  a seguirlo e a prendere la propria croce: la croce dell’amore libero e volontariamente accettato.

Attraverso la Croce di Cristo il credente impara l’amore disinteressato: amare come Cristo, senza condizioni e senza limiti, senza attendersi una ricompensa. Egli valorizza il dono della sua libertà, armonizzando la propria vita con i comandamenti di Cristo, che custodiscono integra la libertà, il rispetto di sé e il rispetto verso ogni essere umano.

Se l’egoismo, il trattenere per noi stessi l’amore e i doni divini, la sottomissione volontaria alla legge del peccato e l’allontanamento da Dio costituiscono il rifiuto della Croce di Cristo e quindi la nostra auto condanna, allora l’umiltà, come esercizio di fiducia in Dio, la nostra collaborazione perché l’amore di Cristo circoli in tutto il corpo della Chiesa, la relazione interiore con Dio e la liberazione dal giogo del peccato costituiscono la scelta consapevole di prendere la Croce.

Per questo la Chiesa ci invita continuamente a guardare alla Croce di Cristo, ad abbracciarla e a lasciarci istruire da essa: la nostra esistenza è salvata nella comunione dell’amore di Dio, attraverso la quale opera in noi il Signore stesso.

Se risponderemo a questa chiamata, comprenderemo cosa significa che:
«La parola della Croce… per noi che siamo salvati è potenza di Dio» (1 Cor 1,18).

Archimandrita Nektarios Karsiotis 

Opuscolo Voce del Signore ,Diaconia Apostolica, Atene anno 74, 15 Marzo 2026, n. 11 ( 3798)


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