L' Ortodossia della Chiesa, Archimandrita Nektarios Karsiotis


L’Ortodossia della Chiesa 

Anche quest’anno la nostra Santa Chiesa convoca ogni fedele a partecipare all’odierna celebrazione dell’Ortodossia, cioè della retta dottrina e della retta fede, che è stata rivelata al mondo dal Figlio di Dio fatto uomo, il Signore Gesù Cristo, per mezzo dello Spirito Santo.

Il contesto storico della festa è noto ai più. Nell’anno 842 l’imperatrice santa Teodora, il cui sacro corpo dopo la caduta di Costantinopoli  è custodito incorrotto a Corfù, restaurò le sante Icone. Esse erano state rimosse dagli iconoclasti, i quali non erano in grado di comprendere il fondamento teologico, pedagogico e liturgico della loro venerazione onorifica. Durante il suo regno cessarono finalmente le dure persecuzioni contro gli Ortodossi e terminarono le controversie iconoclaste, che erano durate più di cento anni e avevano comportato, tra l’altro, la distruzione di importanti opere d’arte ecclesiastica: icone, miniature, affreschi, sacre reliquie e oggetti venerabili.

Molto è stato scritto dagli studiosi sulle cause dell’Iconoclastia, questo fenomeno religioso, politico e sociale che sconvolse l’Impero. Per noi, tuttavia, è importante il fatto che la celebrazione della restaurazione delle sante Icone assunse presto un significato più ampio. Fu considerata il trionfo dell’Ortodossia contro le varie deviazioni eretiche e false dottrine, attraverso le quali l’uomo si separa da Cristo. Perché Ortodossia significa vivere, all’interno della Chiesa, la Verità di Cristo e conformarsi all’etica profetica, apostolica, martiriale e patristica, cioè all’etica dei Santi, nostri fratelli maggiori, che ci guidano nella vita in Cristo.

Il significato teologico della venerazione delle sacre Icone

Poiché il Figlio di Dio, mediante la Sua incarnazione, è divenuto anche Figlio dell’uomo, Egli è rappresentabile e quindi può essere raffigurato. Anzi, la Sua raffigurazione costituisce un’espressione di confessione del mistero ineffabile della Sua incarnazione, mediante la quale anche l’uomo diventa, per grazia, figlio del Dio Altissimo. Allo stesso modo vengono raffigurati la Madre di Dio e i Santi di Dio, poiché, partecipando alla Luce e alla Divinità di Cristo, sono divenuti membra vive del Suo Corpo, santificati dall’azione dello Spirito Santo, così che Cristo vive in loro ed essi in Cristo. Per questo li onoriamo, invochiamo la loro intercessione e veneriamo le loro sacre icone e le loro preziose reliquie fragranti. Del resto, “venerare” significa rendere omaggio, amore e onore a qualcuno che si rispetta e si ama.

L’uomo come immagine di Dio

Il Signore Gesù Cristo, come afferma l’apostolo Paolo, «è immagine del Dio invisibile» (Col 1,15). Ma anche ogni uomo è creato «a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1,26). È quasi impossibile descrivere in profondità questa verità della Sacra Scrittura. I Padri della Chiesa, però, vengono in nostro aiuto e ci aiutano a comprendere, per quanto possibile, il significato di questo fondamentale insegnamento per l’esistenza umana.

Ad esempio, san Gregorio di Nissa sottolinea che l’“a immagine” consiste nella presenza dei doni divini nell’uomo: la razionalità, la creatività, la socialità, l’autodeterminazione, la libera volontà, la possibilità dell’unione ontologica con Dio, della partecipazione alla Sua santità mediante l’osservanza dei comandamenti evangelici e la vita sacramentale. La “somiglianza” è il dono, la grazia della divinizzazione dell’uomo, della sua partecipazione alla vita divina e all’eternità, al Regno di Dio, quale frutto dell’amore divino e della cooperazione umana.

Preghiamo di onorare sempre, con la fede, il pentimento e il nostro impegno spirituale, l’Immagine perfetta del Padre, il Signore Gesù Cristo, e di comprendere che questa Immagine la portiamo tutti noi uomini, sebbene offuscata dai nostri peccati. Tuttavia, lo Spirito Santo di Dio può purificarci, illuminarci e santificarci, purché lo vogliamo.

Archimandrita Nektarios Karsiotis 

Opuscolo Voce del Signore,  Diaconia Apostolica, Atene, Anno 74°, 1 marzo 2026, n. 9 (3796)

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