Basta che ti venga il “noema”...Archimandrita Paolo

Basta che ti venga il “noema”…

Cercavo di capire le persone che prendono la decisione di lasciare tutto e andare a farsi monaci.

Cercavo di capirne il perché.

Perché non vivere una vita nel mondo, sposarsi, avere figli e vivere comunque secondo ciò che insegna la Chiesa? Anche nel mondo, infatti, una persona può progredire spiritualmente, perfino diventare santa…

Cercavo, con la logica, di capire come questi pochi siano riusciti a scegliere qualcosa che li avrebbe cambiati per sempre, cambiati nel profondo. Qualcosa che li avrebbe messi nella condizione di una vita senza “licenze spirituali”, senza vacanze: una vita di obbedienza e di umiltà… dentro le nere vesti del “gioioso lutto”, che molti disprezzano, altri deridono e altri ancora ignorano.

«Se ti viene il “noema”, allora sei partito…»
questa fu la risposta che ascoltai da un caro amico.

E in effetti, se ti viene il “noema”, lasci tutto, dai la buonanotte al mondo e parti per altre città… celesti, misteriose, là dove la vita prende il suo significato più profondo, là dove l’uomo dà senso alla propria esistenza attraverso l’esistenza di Cristo.

Là dove ciò che conta è la relazione con Dio e con gli altri  non cosa indosseremo la sera, come ci taglieremo i capelli o cosa mangeremo.

Certo, può anche succedere che ti venga il “noema ” e tuttavia tu rimanga nel mondo.

Rimanere non per debolezza, ma per scelta personale, e vivere ormai nel mondo senza essere “di questo mondo”.

Vivere con noema.

Vivere ogni giorno non come un “giovane”, ma come un saggio; non in modo frenetico, ma bello; non pericolosamente, ma con amore…

Perché alla fine questo è il “noema”:
amore e desiderio per la vita, per gli altri, per Dio, per l’Amore, per il “Dopo” che verrà dopo la fine…

Basta che non ti venga il “noema”…
perché se ti viene, sei già partito.

Archimandrita Paolo


Nota: La parola greca «νόημα» (nóēma) nel testo non significa semplicemente “senso” nel significato comune italiano. È una parola molto più profonda dal punto di vista spirituale.

1. Significato letterale

In greco νόημα deriva da νοῦς (nous), che nella tradizione cristiana indica la mente spirituale, l’intelletto del cuore, la facoltà con cui l’uomo percepisce Dio.
Quindi νόημα significa:

  • pensiero profondo
  • comprensione interiore
  • intuizione spirituale
  • illuminazione della mente

Non è solo un ragionamento logico, ma qualcosa che “ti accade dentro”.

2. Significato nel linguaggio spirituale ortodosso

Nel contesto ascetico e monastico, “σου έρχεται νόημα” (“ti viene un noema”) significa:

  • ricevere un richiamo interiore
  • avere una luce nella coscienza
  • sentire una chiamata di Dio

È come un risveglio spirituale improvviso.

Non è una decisione puramente razionale; è qualcosa che tocca il cuore e cambia le priorità della vita.

3. Nel testo dell’archimandrita Paolo

Quando dice:

«Αν σου έρθει νόημα τότε έφυγες…»

vuol dire qualcosa di più forte di “capisci”.

Significa: “Se ti arriva dentro questa chiamata profonda, allora sei già partito.”

Perché quando l’uomo percepisce veramente il significato della vita davanti a Dio:

  • le cose superficiali perdono importanza
  • nasce il desiderio di Dio
  • la vita cambia direzione

4. Non riguarda solo i monaci

Il testo dice anche una cosa molto importante:

Si può ricevere questo noema e restare nel mondo.

Cioè vivere normalmente  lavoro, famiglia, società  ma:

  • con un cuore orientato a Dio
  • con un’altra profondità di vita
  • con un senso diverso delle cose

Per questo l’autore conclude che il vero noema è: amore e desiderio profondo per

  • la vita
  • gli altri
  • Dio
  • e ciò che viene dopo la morte.


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