Cristo Risurrezione e Vita, Archimandrita Nektarios Karsiotis

 

CRISTO, RISURREZIONE E VITA

Come narra l’evangelista Luca, dopo aver guarito l’indemoniato della regione dei Geraseni, il Signore fece ritorno in Galilea, dove fu accolto da una grande folla. Tra coloro che lo attendevano vi era anche il capo della sinagoga, cioè colui che ne era a capo, di nome Giairo. Con il cuore colmo di dolore, si gettò ai piedi di Gesù e lo supplicò di recarsi nella sua casa, poiché la sua unica figlia, di circa dodici anni, era in fin di vita.

Mentre si dirigevano verso la sua abitazione, gli fu annunciata la morte della fanciulla. Il Signore si rivolse allora al padre e gli disse: «Non temere; soltanto abbi fede e sarà salvata». Giunto alla casa, restituì la vita alla giovane figlia di Giairo, risuscitandola dai morti.

Dalla paura alla fede

L’evento della risurrezione, inconcepibile per la mente umana, il superamento della morte e della paura dell’ignoto sono doni che il Verbo di Dio incarnato, il Signore Gesù Cristo, offre all’uomo.

La Chiesa accoglie con semplicità, fede e «semplicità di cuore» i racconti evangelici delle risurrezioni dei morti, nei quali è prefigurata la Risurrezione dello stesso Cristo. La fede nella Risurrezione di Cristo ci offre anche la certezza della nostra risurrezione: della nostra partecipazione alla vita eterna, nel Regno di Dio, il cui «regno non avrà fine».

Cristo chiede al padre protagonista del brano evangelico di non temere, poiché crede in Lui e affida ogni cosa nelle sue mani, riconoscendolo come Salvatore e Redentore dell’umanità.

L’esortazione del Signore «Non temere» ci richiama alla mente le manifestazioni di Dio stesso o dei suoi santi Angeli, narrate sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento. Per esempio, «Non temere», dice Dio ai patriarchi dell’Antico Testamento quando si manifesta loro per annunciare le proprie promesse (Gen 15,1; 26,24). «Non abbiate paura», dice Cristo ai suoi discepoli quando, atterriti, lo vedono camminare sulle acque; e l’arcangelo Gabriele rivolge alla Vergine Maria, a Nazaret, le parole «Non temere», quando le annuncia che darà alla luce il Figlio di Dio (Lc 1,30).

Giairo ha vissuto l’esperienza della paura della morte, il mistero della fede e la manifestazione della potenza divina, vedendo la propria figlia tornare in vita per l’autorità che Cristo esercita sulla morte.

La presenza di Cristo nella sua vita è stata dunque una vera e propria teofania, una rivelazione del significato ultimo della vita e della morte, che trova il suo fondamento nella Persona del Signore, nella sua Parola e nella sua Divinità.

La fede come totale abbandono dell’uomo all’amore divino

Quanto più l’uomo si affida a Dio, tanto più sperimenta che la fede è vita, crescita, cammino, verità, fonte di creatività, santificazione, grazia e illuminazione.

La fede plasma secondo Cristo l’intera personalità dell’uomo, il quale si impegna a vivere secondo i santi comandamenti evangelici, considerandoli il criterio supremo della propria coscienza.

Per questo san Giovanni Crisostomo insiste non soltanto sull’acquisizione e sulla coltivazione della fede, ma anche sulla rettitudine della condotta di vita. «La fede afferma  è un bene grande e salvifico, senza il quale nessuno può mai salvarsi. Tuttavia, da sola non è sufficiente a realizzare tale salvezza: è necessaria anche una condotta di vita retta».

Nel caso di Giairo, la rettitudine della sua vita si manifesta nell’obbedienza all’incomprensibile esortazione di Cristo, nel non lasciarsi sopraffare dalla paura e nella fiducia riposta nel Signore.

L’esistenza come dono di Dio

L’uomo di Dio, illuminato dalla luce della fede e dell’insegnamento evangelico, comprende che l’esistenza è un dono, una grazia e una benevolenza di Dio.

Questa consapevolezza colma il suo cuore di gratitudine e di amore verso il Signore della Gloria; gli dona inoltre la percezione che lo Spirito Santo di Dio libera l’uomo dalla paura della morte, elargendogli la vita autentica, la speranza, la libertà e l’amore verso tutti, persino verso i nemici: un amore che costituisce un’anticipazione dell’immortalità.

Archimandrita Nektarios Karsiotis 

Opuscolo "Voce del Signore " Diaconia Apostolica, Atene 

Anno 74  8 novembre 2026  N. 45 (3832)


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