San Demetrio e il messaggio teologico dei martiri della fede

San Demetrio e il messaggio teologico dei martiri della fede

di Michail Choulis, teologo

Dopo la Sacra Scrittura, i Sinassari dei santi della Chiesa rivestono una particolare importanza spirituale per rafforzare la nostra fede e contribuire alla nostra salvezza. Attraverso di essi e mediante la predicazione ecclesiastica, i santi, i martiri e i confessori della fede di ogni epoca parlano al nostro cuore e alla nostra interiorità. Ci ricordano il valore della riunione liturgica, della Divina Eucaristia, dell'unione con Cristo, della testimonianza quotidiana della coscienza cristiana, della resistenza alle tentazioni, della professione della fede e, se necessario, della testimonianza resa con il proprio sangue. Annunciano così la Croce e la Risurrezione del Signore, fino al suo ritorno, quando verrà a giudicare i vivi e i morti.

Nella Chiesa ortodossa i martiri della fede sono oggetto di una venerazione particolarmente profonda. Ciò non significa, naturalmente, che tutti i cristiani debbano necessariamente morire martiri. La Chiesa, tuttavia, è stata fondata sul sangue dei martiri. Le persecuzioni, del resto, non sono mai cessate del tutto: nel corso dei secoli sono proseguite contro Cristo e la sua Chiesa e tornano oggi a intensificarsi anche nella nostra epoca storica. Non si tratta soltanto di ostilità teoriche o verbali, ma soprattutto di violenze concrete: maltrattamenti, espulsioni, fughe forzate e crimini contro la vita di numerosi fedeli.

Cristo lo aveva già annunciato:

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me […] Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi […] Chi odia me, odia anche il Padre mio […] Ma questo avviene perché si compia la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione […] Verrà persino l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio» (Gv 15,18–16,2).

Per questo, durante la Divina Liturgia, preghiamo affinché la fine della nostra vita sia «cristiana», cioè affinché possiamo aver già vissuto secondo la fede oppure avere ancora il tempo di pentirci dei nostri errori e delle nostre mancanze; «senza dolore», se Cristo lo permetterà; «senza vergogna», senza cioè tradire il Signore, soprattutto in quel momento decisivo; e «in pace», affinché possiamo lasciare questa vita e passare all'altra riva, quella della vita eterna, portando nel cuore la pace di Cristo.


Un giovane valoroso al servizio di Gesù, che sperimentò profondamente l'odio dello spirito mondano e demoniaco contro lo Spirito della verità, fu il glorioso Demetrio, grande martire della fede e valoroso ufficiale dell'esercito romano.

Nel 296 d.C., quando il tetrarca Massimiano giunse a Tessalonica, Demetrio fu arrestato e rinchiuso in una cella umida. Era ormai un ufficiale al servizio di Cristo, divenuto famoso per la sua fede cristiana e per la sua attività di insegnamento e testimonianza a favore del Vangelo.

Era l'epoca del «pane e dei giochi». La popolazione, resa feroce dalla brutalità degli spettacoli, dimenticava le proprie sofferenze assistendo alle belve affamate che sbranavano i cristiani negli ippodromi e nel Colosseo di Roma. Intanto, con qualche pagnotta gettata fra la folla dagli uomini dell'imperatore, si appagavano i bassi istinti delle masse.

Il sovrano aveva portato con sé anche un atleta gigantesco e temibile, di nome Liaio, che sfidava chiunque, bestemmiando Dio durante i giochi organizzati per celebrare la vittoria dei Romani sugli Sciti.

Fu allora che un giovane cristiano, Nestorio, sentì nascere dentro di sé una profonda indignazione. Si recò da Demetrio, che si trovava in prigione, e gli chiese di pregare per lui e di impartirgli la sua benedizione, poiché aveva deciso di affrontare in duello il gigantesco Liaio.

San Demetrio tracciò su di lui il segno della croce e gli annunciò che avrebbe vinto, ma che avrebbe anche perso la vita per amore di Cristo.

Nestorio affrontò effettivamente Liaio e lo uccise. Tuttavia, per ordine di Galerio Massimiano, fu a sua volta decapitato. Demetrio, invece, venne ucciso dai soldati, trafitto dalle loro lance.

Il fedele servitore del santo, Luppo, raccolse in seguito il mantello e il sangue di Demetrio, insieme al suo anello. Attraverso queste reliquie si verificarono numerosi miracoli. Anche Luppo fu messo a morte, non appena la notizia giunse al sovrano anticristiano. I santi Nestorio e Luppo sono commemorati il giorno successivo alla festa di san Demetrio.

Il sacro corpo di Demetrio, la cui figura richiama profondamente quella di Cristo per la giovane età, il mantello arrossato dal sangue e le ferite inferte dalle lance, fu sepolto dai cristiani nel luogo in cui, in seguito, venne edificata una chiesa in suo onore.


San Demetrio è chiamato anche Mirovlita, cioè «colui che effonde mirra», perché dalla sua tomba sgorgava un olio profumato, segno spirituale della grazia divina e benedizione per i pellegrini che si recavano a venerarlo.

Ancora oggi san Demetrio continua ad aiutare, attraverso i numerosi miracoli che compie, come già avveniva in passato, le moltitudini di persone che ricorrono alla sua intercessione presso Gesù Cristo.

Dio, dunque, glorifica a sua volta i suoi santi. La storia del piccolo Davide che, grazie alla fede, sconfisse il gigante Golia dimostra che questa verità è autentica e rimane valida attraverso i secoli, quando la fede e la preghiera dimorano costantemente nel cuore e sulle labbra dei cristiani.

L'apostolo Paolo ci ammonisce:

«Rimanete saldi e conservate le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera» (2 Ts 2,15).

Le vite e le opere dei santi e dei martiri sono state tramandate affinché ne seguiamo l'esempio e ne imitiamo la condotta, non semplicemente affinché ricordiamo il giorno della loro festa.

«Onorare un martire significa imitarlo».

La lotta spirituale, l'edificazione interiore e la consolazione costituiscono lo scopo della Liturgia e della commemorazione degli eroi e dei martiri della fede.

La corona dei santi, alla quale tutti siamo chiamati ad avvicinarci, è costituita da una vita santa, dall'ascesi spirituale e dall'amore che siamo tenuti a testimoniare, per partecipare ai patimenti e alla Risurrezione di Cristo, il primo dei martiri.

È necessario che ciascuno di noi faccia della propria vita un'offerta sacra, per diventare degno imitatore di Cristo attraverso la professione della fede, il martirio della volontà —vale a dire la rettitudine della coscienza e la lotta interiore per il bene , le opere di carità, la resistenza al male e alle passioni, l'umiltà e la partecipazione alla vita sacramentale della Chiesa.

O valoroso atleta dello Spirito e grande martire di Cristo, Demetrio, intercedi presso Cristo Dio affinché ci liberi dalle tentazioni e dai pericoli, ci doni la pace che viene dall'alto e, infine, ci conceda la sua misericordia e la salvezza.

Riferimenti bibliografici: «La Parola di Dio», volume I, del vescovo Dionisio Psarianos (†), metropolita di Servia e Kozani, Apostoliki Diakonia, 2007; e «Discorsi sulle feste del Signore e della Madre di Dio», di Vasilios Atesis, ex metropolita di Lemno, Atene, 1971.

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