Cristo benefattore dell' uomo, Archimandrita Nektarios Karsiotis

CRISTO, BENEFATTORE DELL’UOMO

Come racconta l’evangelista Luca, il Signore attraversava con i suoi discepoli le acque tempestose del lago di Tiberiade. I discepoli, terrorizzati, lo supplicarono di salvarli dal pericolo imminente di annegare. Ed Egli, con la sua parola, placò il mare!

Dopo questo evento miracoloso, approdarono sulla riva opposta, nella regione dei Geraseni. Cristo, infatti, desiderava questa volta placare la tempesta che sconvolgeva l’anima di un uomo che viveva in quella regione e che soffriva indicibilmente a causa dell’influenza degli spiriti impuri.

Gli spiriti impuri

Secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa, gli spiriti impuri sono esseri personali appartenenti al mondo spirituale, dotati di autocoscienza, volontà propria e libertà. Furono creati da Dio, come tutte le altre schiere angeliche. Tuttavia, precipitarono dall’altezza della gloria divina e dalla comunione con Dio a causa della loro pretesa di autonomia, della scelta deliberata del male e dell’egoismo.

Il diavolo non ha voluto comprendere che il trono di Dio è fondato sull’amore e sulla perfetta umiltà. Eppure, nonostante odi Cristo in modo inimmaginabile, sa che Egli continua a offrirgli il proprio amore senza fare distinzioni.

Proprio in questo consiste il «tormento» dal quale gli spiriti impuri chiedono di essere liberati, come riferisce il brano evangelico. È davvero terribile odiare qualcuno e sapere che, nonostante tutto, egli non smette di amarti.

L’indemoniato di Gerasa

Cristo incontra l’indemoniato della regione dei Geraseni. La vista di quell’uomo infelice suscita pietà e rivela una condizione tragica. Lo spirito impuro si era impossessato di lui da molti anni, per ragioni che soltanto Dio conosce. Il Signore lo libera e lo guarisce.

La Sacra Scrittura sottolinea, del resto, in modo particolare l’autorità di Cristo sugli spiriti maligni. Negli Atti degli Apostoli, per esempio, leggiamo che Gesù fu consacrato da Dio con lo Spirito Santo e con la potenza e che «passò beneficando e risanando tutti coloro che erano oppressi dal diavolo, perché Dio era con lui» (At 10,38).

Anche nella Prima Lettera cattolica dell’evangelista Giovanni si afferma: «Per questo è apparso il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8).

La sofferenza dell’uomo, nel corpo e nell’anima

Esaminiamo ora alcuni aspetti della sofferenza fisica e spirituale dell’indemoniato di Gerasa, così come vengono descritti nel brano evangelico.

A causa della sua condizione, quell’uomo aveva smesso di cercare Dio. Dio, tuttavia, non aveva smesso di cercare lui.

Non era più in grado di comunicare con i propri simili e viveva ripiegato su se stesso. Non indossava vestiti, mostrando così ulteriori segni di estraneità alla vita sociale. Non abitava in una casa, ma viveva tra i sepolcri.

Purtroppo, fenomeni simili si riscontrano anche nella vita di molti nostri contemporanei.

L’uomo di oggi desidera ancora cercare Dio, conoscerlo e amarlo? Si impegna a conoscere la verità della Chiesa riguardo a Dio, all’uomo e al mondo, così come è stata trasmessa dal Signore, dagli Apostoli annunciatori della Parola divina e dai Padri della Chiesa, portatori dello Spirito Santo?

E, inoltre, quale qualità caratterizza le nostre relazioni interpersonali? Vi sono sincerità, solidarietà, disinteresse e amore autentico? E se tutto questo manca, che cosa facciamo concretamente per migliorare la nostra comunicazione con il prossimo?

Le parole degli Atti degli Apostoli che descrivono l’amore e l’unità dei primi cristiani in Cristo dovrebbero costituire un modello per il cammino spirituale di ogni credente:

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32).

Gesù unisce i cuori dei fedeli affinché «tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).

Infine, secondo l’interpretazione allegorica proposta da alcuni Padri della Chiesa, la veste che quell’uomo non desidera indossare rappresenta la grazia e la luce di Cristo, che colmano ogni vuoto esistenziale e conferiscono alla vita il suo autentico significato.

Allo stesso modo, il rifiuto dell’indemoniato di Gerasa di abitare in una casa allude alla tendenza dell’uomo a respingere facilmente la Chiesa e a scegliere luoghi e modi di vivere che conducono alla morte spirituale.

Cristo ci attende nella sua Chiesa per renderci suoi fratelli e coeredi del suo Regno.

Rispondiamo, dunque, alla sua chiamata.

Archimandrita Nektarios Kartsiotis

Opuscolo "Voce del Signore"

Diaconia Apostolica, Atene 

Anno 74 – 25 ottobre 2026 – N. 43 (3830)


Post popolari in questo blog

Cristo modello nelle relazioni umane, Archimandrita Nektarios Karsiotis

Padre Simone Arvanitis: «Piangevamo entrambi per il grandissimo miracolo che era avvenuto!»

La potenza del nome di Gesù, Archimandrita Nektarios Karsiotis

La chiamata dei discepoli all' opera apostolica, Archimandrita Nektarios Karsiotis

San Giorgio Karslidis ( 1901-1959)

Il Seminatore celeste , Archimandrita Nektarios Karsiotis

L’abisso della misericordia divina, Archimandrita Nektarios Karsiotis

Un episodio sconvolgente con un operaio e San Paisios

L’infinito oceano dell’amore di Dio, Archimandrita Nektarios Karsiotis