La luce della Risurrezione come superamento della paura, Archimandrita Nektarios Karsiotis



LA LUCE DELLA RISURREZIONE
COME SUPERAMENTO DELLA PAURA

In questa domenica la Chiesa ci invita a celebrare i seppellitori di Cristo, Giuseppe e Nicodemo, e le sante donne mirofore che si recarono per prime al sepolcro per ungere con aromi il corpo del Signore. Esse furono rese degne di ascoltare il Vangelo della Risurrezione da un Angelo di Dio e di vedere Cristo risorto. Quei giorni erano tragici: tutti avevano abbandonato il Crocifisso e si nascondevano per paura dei Giudei, dei capi e dell’autorità romana. Eppure, questo piccolo gruppo di persone superò la paura, i pericoli e persino la logica, offrendo gli onori funebri al Signore della gloria, «martoriato e coperto di piaghe», Colui che «dimora nella luce eterna».

La paura, potremmo dire, è un sentimento naturale inseparabile dall’uomo: paura dell’ignoto, dei pericoli, delle possibili sciagure, della vita, della salute delle persone amate, della nostra stessa vita e della morte. Tuttavia, le donne mirofore superano questo sentimento naturale grazie alla forza dell’amore autentico, che conduce l’uomo ad azioni che oltrepassano la logica. In un inno dell’ufficio mattutino di oggi si sottolinea proprio questa verità: «Una disposizione gradita piacque a Dio». Cioè, il desiderio del loro cuore, che amava Cristo, fu accolto con benevolenza da Dio. Quanto più dunque una persona ama Dio e orienta verso di Lui il proprio desiderio, tanto più supera la paura, che però non cessa di esistere finché l’uomo vive in questo mondo.

La paura delle donne mirofore

Le sante mirofore giungono al sepolcro, vedono la pietra rotolata via e vengono prese da timore: «e non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura», abbiamo ascoltato nel Vangelo. Nel culmine della vittoria pasquale è presente anche la paura, insieme al silenzio. Un’alternanza di sentimenti e situazioni: coraggio, decisione, superamento della paura e della debolezza da una parte; terrore, timidezza, angoscia e silenzio dall’altra. Tuttavia, per quanto sia naturale e talvolta giustificato che la paura si manifesti in varie forme, è ingiustificato che resti profondamente radicata nei cuori di coloro che credono nella Risurrezione di Cristo e accolgono il Signore Gesù come unico vero Dio, Redentore e Salvatore.

Quanta consolazione, conforto, gioia, speranza e coraggio porta la fede in Cristo e nella sua Risurrezione! Essa è apertura alla vita stessa; è fondamento di coraggio; è attesa della vittoria definitiva dell’Agnello immolato. Per questo l’uomo di Dio trabocca di gratitudine: ringrazia, loda e benedice il Risorto per tutto ciò che accade nel corso della sua vita per le cose piacevoli e per quelle dolorose, per il coraggio e per la paura, per le difficoltà, per ciò che sembra irraggiungibile, per la vita e per la morte  ma soprattutto perché questo Gesù Cristo, risorto dai morti, che è tutto e oltre tutto, viene e ci comunica la sua vita divina e umana risorta.

Il timore di Dio

San Gregorio il Teologo sottolinea con forza che una sola cosa deve farci paura: «Temiamo una sola cosa: temere qualcosa più di Dio e offendere con il male l’immagine». Cioè, temere qualcosa più di quanto temiamo (ossia rispettiamo e amiamo) Dio e oltraggiare con la nostra malvagità l’immagine di Dio  il Signore Gesù  che portiamo dentro di noi e secondo la quale siamo stati creati. Questo timore non è legato alla paura naturale, ma all’amore; perciò libera l’uomo da ogni paura terrena e insegna rispetto, fiducia, gratitudine e dedizione a Dio.

Con la festa di oggi si glorifica il Vincitore della morte. Colui che era morto  lo attestano Giuseppe e Nicodemo  è divenuto vivente; lo attestano anche le sante mirofore. Noi, con animo orante, confessiamo che il Salvatore è veramente risorto dal sepolcro e ha riempito l’universo di profumo, di gioia e di luce.

Archimandrita Nektarios Karsiotis 

Opuscolo " Voce del Signore "

Atene Diaconia Apostolica 
Anno 74°, 26 aprile 2026, n. 17 (3804)

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