Il giovane monaco e lo scorpione

 

Un tempo, un giovane monaco di un grande e ricco monastero del Monte Athos decise di visitare Karùlia. Quel giovane era molto severo con se stesso e, in segreto, si vantava delle interminabili prostrazioni che faceva e dei suoi durissimi digiuni.

Quando arrivò alla grotta del padre, lo trovò che intrecciava un cesto. Il giovane, volendo mostrare il proprio “livello spirituale”, cominciò a dire:

— «Padre, nel mio monastero faccio cinquecento prostrazioni ogni sera, mangio solo cibo senza sale e non parlo con nessuno per tre giorni alla settimana. Ditemi, cos’altro devo fare per arrivare alla santità?»

Il padre lo guardò per un po’ in silenzio. Poi gli indicò un piccolo scorpione che camminava sulla pietra, poco più in là.

— «Vedi quello scorpione?» chiese il padre. «Anche lui digiuna per mesi interi. Anche lui vive nel silenzio e nella solitudine della roccia. Anche lui resta sveglio la notte.»

Il giovane rimase perplesso:
— «Che cosa volete dire, padre?»

— «Voglio dire», rispose l’asceta, «che se il digiuno e le prostrazioni non addolciscono il tuo cuore fino ad amare tuo fratello, allora stai semplicemente facendo “ginnastica”. Lo scorpione, nonostante il suo digiuno, rimane scorpione e tiene il pungiglione pronto. Se tu fai mille prostrazioni ma il “pungiglione” del giudizio è pronto sulla punta della tua lingua contro chi non fa lo stesso, allora non sei diverso da quel piccolo animale.»

Il giovane abbassò il capo, comprendendo il colpo inferto al suo orgoglio. Prima che se ne andasse, il padre gli diede un bicchiere d’acqua e gli disse un’ultima parola:

— «Va’ in pace, figlio mio. E ricorda: Dio non conta quante volte hai piegato le ginocchia, ma quanto hai piegato la tua volontà. Meglio mangiare carne ed essere umile, che mangiare solo erbe e credere di essere sant’Antonio.»

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