San Teofane il Recluso: il mondo emotivo e il cuore
San Teofane il Recluso: il mondo emotivo e il cuore
L’influenza delle passioni sul cuore
Chi non comprende la grande importanza che il cuore ha nella nostra vita? Tutto ciò che penetra nell’anima dal mondo esterno e viene elaborato dalla ragione e dal desiderio confluisce nello spazio del cuore. Per questo il cuore è chiamato “centro della vita”.
Il cuore percepisce tutto ciò che riguarda la nostra esistenza. In modo costante e ininterrotto avverte lo stato dell’anima e del corpo e, allo stesso tempo, riceve molteplici impressioni dalle singole attività dell’anima e del corpo, dagli oggetti dell’ambiente, dalle condizioni esterne e, in generale, dal corso della vita, spingendo l’uomo a fare ciò che gli procura piacere e a evitare ciò che gli provoca dispiacere.
La salute e la malattia del corpo, il suo vigore o la sua flaccidità, la forza e l’esaurimento, l’attività e l’inerzia, insieme a tutto ciò che uno ha percepito attraverso i cinque sensi corporei (vista, udito, gusto, tatto, olfatto), ciò che ha ricordato o immaginato, ciò che ha fatto o sta facendo o intende fare, ciò che ha acquisito o sta acquisendo, ciò che può o non può acquisire, ciò che lo soddisfa o lo rattrista, sia che riguardi persone sia che riguardi situazioni ed eventi: tutto questo si riflette nel cuore e lo influenza positivamente o negativamente.
È dunque impossibile che il cuore si trovi in inattività, in uno stato di riposo, anche solo per un istante. Al contrario, è in continua attività, instabilità e mutamento, proprio come un barometro prima della tempesta. Esistono però molte impressioni che attraversano il cuore senza lasciare traccia. Per esempio, quando ti trovi per la prima volta in un luogo, tutto cattura la tua attenzione; ma se vi ritorni una seconda o una terza volta, non accade la stessa cosa.
Ogni influsso sul cuore genera in esso un sentimento del tutto particolare. Poiché dunque gli influssi sono innumerevoli, innumerevoli sono anche i sentimenti corrispondenti. La nostra lingua, però, non possiede la ricchezza di parole necessaria per definirli tutti. Così li esprimiamo con termini generali: piacevole spiacevole, simpatia antipatia, buon umore cattivo umore, gioia tristezza, soddisfazione lamento, calma turbamento, entusiasmo delusione; speranza paura; compassione durezza di cuore. Osserva te stesso e vedrai che ora un sentimento, ora un altro occupa il tuo cuore.
Il ruolo del cuore, tuttavia, non è soltanto quello di ricevere passivamente impressioni e di manifestare piacere o dispiacere per la nostra condizione. Il cuore sostiene anche l’energia di tutte le forze dell’anima e del corpo. Guarda quanto rapidamente ed efficacemente si realizza qualcosa quando lo facciamo, come si dice, con il cuore! Al contrario, quando il cuore non lo vuole, le nostre membra restano inattive.
Per questo, coloro che sanno esercitare l’autocontrollo, quando devono compiere un’opera che il loro cuore rifiuta, cercano di individuarne gli aspetti positivi, piacevoli o utili, così da riconciliare il cuore con quell’opera e mantenere dentro di sé l’energia necessaria per portarla a termine. Lo zelo, la forza motrice della volontà, proviene dal cuore.
Non tutti amano tutto, e non tutti donano il proprio cuore alle stesse cose. Ogni uomo, infatti, ha le proprie inclinazioni e tendenze. Queste dipendono in parte dalla predisposizione naturale, ma soprattutto dalle impressioni ricevute nei primi anni dopo la nascita, impressioni derivanti sia dall’educazione ricevuta sia dalle diverse circostanze della vita.
Indipendentemente da come si siano formate le inclinazioni di una persona, è un fatto che esse la spingono a organizzare la propria vita in modo da circondarsi di oggetti e legami che siano in armonia proprio con tali inclinazioni. Solo così è in pace, perché solo così è soddisfatta. La soddisfazione dei desideri le dona pace e serenità interiore. Ecco il metro del cuore per misurare la felicità! Nulla disturba l’uomo, nulla lo inquieta, nulla lo turba: questa è la felicità.
Se l’uomo avesse sempre lucidità nella parte razionale dell’anima e agisse con saggezza in ogni circostanza, pochissimi eventi della sua vita sarebbero spiacevoli al cuore. Così sarebbe più felice. Ma, come ti ho già spiegato, la ragione raramente si trova in buona condizione; di solito si abbandona a fantasticherie vane e distrazioni. La parte desiderante, poi, si allontana dalla sua naturale inclinazione e si lascia trascinare da desideri instabili, che non nascono da bisogni della natura, ma dalle passioni estranee alla nostra natura.
Finché dunque queste due parti dell’anima restano in tale disordine, il cuore non conosce riposo. Le passioni tormentano il cuore più di ogni altra cosa. Certo, anche senza le passioni il cuore affronterebbe situazioni spiacevoli, ma non soffrirebbe così intensamente. Guarda come l’ira lo brucia! Guarda come l’odio lo lacera! Guarda come l’invidia lo consuma! Guarda come il dolore lo strazia quando viene ferito l’orgoglio!
In verità, se esaminassimo le cose con maggiore attenzione, constateremmo che tutti i turbamenti del cuore provengono dalle passioni. Queste passioni corruttrici, quando vengono soddisfatte, danno gioia, ma una gioia effimera; quando invece non vengono soddisfatte e incontrano resistenza, allora producono una tristezza duratura e insopportabile.
È dunque evidente che il cuore costituisce la radice e il centro della nostra vita. Esso informa l’uomo sul suo stato buono o cattivo e provoca l’attivazione di altre forze, dalla cui azione trae beneficio, intensificando o, al contrario, attenuando il sentimento da cui è determinata la condizione dell’uomo. Sembra che al cuore fosse stata inizialmente concessa da Dio piena autorità su tutte le manifestazioni della vita umana. Questo avviene ancora in alcune persone; nella maggior parte, però, tale autorità è solo parziale.
Infatti, dopo la caduta di Adamo, sopraggiunsero le passioni e sconvolsero il funzionamento naturale del cuore. La presenza delle passioni non gli permette più di informarci in modo positivo e affidabile sulla nostra condizione: le impressioni si alterano, le inclinazioni si deformano, le forze interiori prendono una direzione sbagliata.
Perciò, finché abbiamo passioni, dobbiamo vigilare e trattenere il nostro cuore, sottoponendo i suoi sentimenti, desideri e impulsi a una severa critica e valutazione. Quando uno si purifica dalle passioni, può allora lasciare libero il cuore di seguire la propria volontà; ma finché le passioni sono attive, se lascia il cuore libero di fare ciò che vuole, si condannerà da solo a una generale instabilità e insicurezza.
La condizione peggiore è quella dell’uomo che pone come scopo della propria vita il nutrire il cuore con piaceri voluttuosi, dell’uomo che cerca di vivere la vita dolce, la “dolce vita”, come si dice. Dal momento in cui i desideri carnali e i piaceri sensuali vengono vissuti intensamente, l’uomo sprofonda in una rozza ricerca del piacere e perde ciò che lo distingue dagli altri esseri viventi.
Ecco la vita dell’anima in ogni suo aspetto! Ho sottolineato volutamente ciò che è naturale e ciò che non lo è. Vedo che sei pronta, senza una mia esplicita esortazione, a seguire il primo e a evitare il secondo. Dio ti assista!
San Teofane il Recluso
La via della vita (Lettere a un’anima)
Sacra Monastero della Paraclisi, Oropos Attica 2020, 6ª edizione.