I fondamenti della lotta spirituale,Archimandrita Nektarios Karsiotis

 
I fondamenti della lotta spirituale

La Chiesa di Dio ci invita ancora una volta a entrare nello stadio della Santa e Grande Quaresima, un periodo in cui la nostra lotta spirituale diventa più intensa. Noi fedeli ci impegniamo con ogni zelo e sforzo a essere nuovamente istruiti nella pietà e nella fede della Chiesa, ad affidarci maggiormente a Dio, a dedicarci con più coerenza al digiuno e alla preghiera, a perdonare i nostri fratelli e a chiedere anche noi il loro perdono, circondandoli con il nostro amore e la nostra premura.

La nostra ascesi cristiana consiste dunque nella consapevolezza dell’amore di Dio e nel donarlo al prossimo; poi nel digiuno vero e gradito a Dio, che ci conduce alla contrizione e al pentimento; e infine nella liberazione dall’avidità per i tesori terreni e nel rivolgere il nostro cuore verso il vero tesoro, il Signore Gesù Cristo.

Il significato spirituale del digiuno

Il digiuno della Grande Quaresima ha come modello non solo figure sacre bibliche, come il profeta Mosè che digiunò quaranta giorni sul monte Sinai, o il profeta Elia che digiunò nel deserto dell’Oreb, ma lo stesso Signore Gesù Cristo, il quale, dopo il suo battesimo e prima di iniziare la sua missione pubblica, rimase nel deserto digiunando quaranta giorni e quaranta notti.

Il digiuno è un atto di culto verso Dio. Rende lo spirito e il corpo del fedele leggeri e puri, affinché possano trovarsi in continua comunione con Dio. Il vero digiuno è soprattutto esercizio spirituale, come giustamente sottolinea San Basilio il Grande:
«Digiuniamo un digiuno accetto e gradito al Signore; il vero digiuno è l’allontanamento dal male, la moderazione della lingua, l’astensione dall’ira, il distacco dai desideri disordinati, dalla maldicenza, dalla menzogna e dallo spergiuro; l’astinenza da queste cose è il digiuno vero e gradito» (Sulla Quaresima, II, 7).

Così il digiuno, accompagnato dalla preghiera, libera lo spirito dell’uomo da ogni dominio della carne e della materia, costituisce una personale presa di posizione cultuale davanti a Dio ed è espressione di obbedienza alla parola di Dio e alla tradizione della Chiesa.

Il Signore assume le tentazioni dei fedeli

Come è stato detto, il Signore rimase quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, pregando e digiunando. Lì affrontò tre grandi tentazioni diaboliche. Il diavolo gli chiese di trasformare le pietre del deserto in pane. Il Signore rispose che l’uomo non vive di solo pane, ma della parola e della potenza di Dio. Poi gli chiese di prostrarsi e adorarlo per ricevere in cambio tutti i regni del mondo e la loro gloria; il Signore rispose che solo Dio deve essere adorato e servito. Infine lo invitò a mettersi in pericolo, pretendendo un miracolo e gettandosi dall’alto del Tempio. Cristo rispose che non è lecito mettere alla prova l’amore di Dio. Allora «esaurita ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al tempo opportuno» (Lc 4,1-13).

Il Signore assume le tentazioni dell’uomo e lo aiuta ad affrontarle e superarle secondo Dio, come dice l’apostolo Paolo: «Infatti, proprio perché egli stesso è stato messo alla prova ed ha sofferto, può venire in aiuto a quelli che sono tentati» (Eb 2,18). Poiché Cristo stesso ha sofferto ed è stato provato, può ora aiutare coloro che sono messi alla prova. Non occorre nemmeno ricordare che, se il Signore ci aiuta nelle nostre tentazioni, non dobbiamo abbandonarci alla disperazione e allo scoraggiamento.

Il deserto della Quaresima

I fedeli entreranno insieme al Signore nel deserto della Quaresima e parteciperanno alle sue tentazioni. La prima tentazione l’uomo di Dio la affronta con il digiuno, la seconda con il culto incessante di Dio e la terza con l’umiltà.

Possa Cristo renderci vincitori nella nostra lotta contro l’uomo vecchio e rafforzarci nell’esercizio del digiuno, del culto continuo a Dio e dell’umiltà.

Archimandrita Nektarios Karsiotis 

Opuscolo Voce del Signore, Diaconia Apostolica, Atene,  anno 74°, 22 febbraio 2026, n. 8 (3795)


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