San Spiridione :quando i latini vollero installare un proprio altare nella sua chiesa di Corfù
San Spiridione 12 dicembre
Questo miracolo di San Spiridione avvenne nel 1718 d.C., quando i Latini vollero installare un proprio altare nella chiesa di Corfù dedicato al Santo.
12 novembre 1718 San Spiridione impedisce ai cattolici di costruire un altare nella sua chiesa.
Nel 1716 i Turchi assediarono strettamente Corfù. Un esercito di cinquantamila uomini e numerose navi circondarono l’isola, minacciandola da terra e dal mare. Le forze nemiche si erano concentrate sulle mura della città. Piziani, che era il comandante delle truppe della Repubblica di Venezia durante l’assedio, aspettava il grande attacco dei nemici.
All’alba dell’11 agosto 1716, però, apparve tra le fila dei barbari San Spiridione. Nel braccio destro teneva una spada scintillante. Con ira li scacciò e li terrorizzò. Gli aggressori furono sopraffatti dalla presenza e dall’energia del Santo, abbandonarono armi e animali e fuggirono in preda al panico. Ben presto tutti vennero a sapere del grande miracolo.
Successivamente, andarono al campo dei Turchi e videro che, nella fretta della fuga, avevano lasciato tutto: 120 cannoni, molti animali, armi, munizioni e provviste.
Dopo questo mirabile e evidente miracolo sull’isola , Andrea Piziani, che era veneziano e governava Corfù, volle, essendo cattolico, costruire all’interno della chiesa di San Spiridione a Corfù un altare cattolico, cioè una Santa Mensa. In questo lo spronava costantemente il vescovo cattolico dell’isola.
Tuttavia, San Spiridione apparve a Piziani in sogno e gli disse:
– Perché mi disturbi? È inaccettabile il tuo “altare” della tua fede nel mio Tempio.
Il comandante riferì queste parole al vescovo cattolico, il quale però rispose che si trattava di un’illusione del diavolo, fatta per impedirgli di compiere una buona opera. Piziani ne trasse coraggio. Ordinò subito di preparare materiali, marmi, calce ecc. per costruire l’altare. Li accatastarono davanti alla chiesa di San Spiridione.
Quando i sacerdoti della chiesa e i principali della comunità greca dell’isola videro ciò, si rattristarono profondamente. Si presentarono al comandante Piziani e lo pregarono di fermarsi e di non portare a termine quell’opera. Ma lui rispose che, essendo comandante, era suo diritto farlo.
Allora gli ortodossi si rivolsero con fervore al Santo, chiedendogli di fermare quell’empietà.
Quella stessa notte, il Santo apparve di nuovo al comandante sotto forma di monaco e gli disse:
– Ti ho detto di non disturbarmi. Se osi compiere ciò che hai deciso, ti pentirai amaramente, ma sarà troppo tardi.
Al mattino il comandante riferì queste parole al vescovo cattolico, il quale lo rimproverò definendolo timoroso e poco fedele.
Allora Piziani riprese coraggio e ordinò di iniziare la costruzione dell’altare nella chiesa di San Spiridione. I cattolici gioivano, mentre gli ortodossi erano profondamente addolorati. Erano in lutto e pregavano il Santo di proteggerli dalla profanazione cattolica.
Il Santo li ascoltò e intervenne in maniera decisa e fulminea. Quella notte scoppiò una terribile tempesta con fulmini. La tempesta e i fulmini colpirono principalmente il forte “Castello”, dove si trovavano il comando di Piziani e le polveriere. Tutto fu ridotto in cenere. Nell’esplosione morirono 900 persone, soldati e civili, tutti cattolici, perché vietavano agli ortodossi di abitare e pernottare all’interno del Castello.
Piziani fu trovato morto, con il collo incastrato tra due travi. Il corpo del vescovo cattolico fu ritrovato scagliato a una certa distanza fuori dal forte, dove defluivano i rifiuti della città.
Straordinario è che la stessa notte e alla stessa ora un altro fulmine colpì Venezia, nel palazzo di Piziani, distruggendo il quadro con il suo ritratto, senza danneggiare null’altro.
Nella chiesa del Santo cadde anche la lampada donata da Piziani a ricordo del miracolo della liberazione dell’isola dai Turchi (il segno della caduta è visibile ancora oggi).
Il guardiano della polveriera, prima della distruzione, vide il Santo avvicinarsi con una torcia accesa e lo ha trasportato senza un graffio, vicino alla Chiesa del Crocifisso.