San Sabba il Santificato( Archimandrita 439-532)

Nella foto, la reliquia di San Sabba sopra una gondola, in un canale di Venezia. Sulla via del ritorno dalle terre straniere verso la sua casa…

Apparve  il San Sabba il Santificato, le cui reliquie si trovavano a Venezia, al 23º Papa e gli disse:«Rimandami a casa mia, altrimenti ti capiterà una grande disgrazia». Il Papa rimase sconvolto, informò la commissione di questo fatto e realizzarono il desiderio del Santo. Tolsero dal Santo gli abiti papali e gli misero quelli ortodossi e, addirittura, per potergli mettere la giacca, San Sabba alzò lui stesso le braccia!!!

Perché i papisti ci nascondono tutto questo? Perché non conviene loro rendere pubblici eventi che dimostrano che l’Ortodossia è l’unica vera fede! E poi c’è l’altro che ti dice: «Anche i papisti sono cristiani, perché dovremmo respingerli?» Piove da una parte e tuoni dall’altra…

Dimitrios Panagópoulos,  Predicatore 

Oggi si celebra San Sabba il Santificato.

«Nell’ottobre del 1965 avvenne, con solenni cerimonie, la ricomposizione e restituzione della sacra reliquia di San Sabba il Santificato nel suo eremo della Giudea, in Palestina.

La sacra reliquia era stata rubata dai crociati della prima crociata (1096-1099), da Costantinopoli insieme a molte altre reliquie, e trasferita a Venezia, dove fu deposta nella chiesa del Santo martire Antonino.

Dopo circa nove secoli, il grande Asceta e Dottore del deserto e dell’Ortodossia stava dunque per tornare al monastero omonimo che egli stesso aveva costruito.

…Fu allora un grande avvenimento per Gerusalemme, per il Patriarcato. Il compianto Padre Serafim era solito dirci: “Non è che all’improvviso il Papa e i latini ci abbiano voluto bene e ci abbiano restituito la sacra reliquia. Ce l’hanno data perché il Santo appariva spesso al Papa e lo disturbava nel sonno, chiedendogli di lasciarlo tornare a casa sua, al suo monastero, ai suoi figli, ai suoi… monaci, che piangevano, che lo festeggiavano e non lo avevano vicino!!! Quando morì il Papa che non prestava attenzione alle parole del Santo, il Santo apparve di nuovo al suo successore, e questa volta glielo impose severamente: che lo lasciasse tornare al monastero, altrimenti anche lui sarebbe morto improvvisamente, nello stesso 1965.

E anche nella chiesa dove si trovava “conservata” la sua reliquia nella teca di vetro, il Santo batteva sul vetro, faceva rumori e turbava i custodi e i monaci latini. Così, alla fine, fu decisa la restituzione della sacra reliquia al Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme.

Tutti questi eventi furono riferiti ai padri dagli stessi latini, là a Venezia.
Quando poi i padri videro la sacra reliquia, non ebbero alcun dubbio che si trattasse dell’autentica e che gli occidentali non avessero consegnato un’altra al posto di quella vera. Il padre Serafim osservò con particolare attenzione la reliquia e cercò un segno che ne confermasse l’autenticità. A un certo punto, con evidente gioia, gridò agli altri: “Padri, è la vera reliquia!”.
Confermò l’autenticità dal fatto che mancava uno dei due occhi. Il padre Serafim sapeva, come Igumeno, da antichi sinassari della Lavra, che i monofisiti, in una disputa che avevano avuto con San Sabba sulla retta fede, gli avevano cavato un occhio per odio e malizia.

In seguito, quando i padri vestirono il Santo con i paramenti ortodossi cuciti dalle monache di Betania, notarono che il suo corpo era flessibile e che le mani di San Sabba erano come quelle di un uomo vivo. Terminate tutte le cerimonie da parte dei latini, iniziò il viaggio di ritorno.

Quando la bara di vetro giunse nella piazza di San Marco, al molo (lo stesso molo dove la sacra reliquia era sbarcata secoli prima), c’era una gondola che l’avrebbe trasportata, con scorta, verso un luogo vicino all’aeroporto.
Un fatto prodigioso, rimasto impresso nella mente di tutti i presenti, fu che le migliaia di colombi di Piazza San Marco, nel momento in cui la gondola con la sacra reliquia iniziava il suo percorso nelle acque dei canali, tutti insieme, come un’enorme onda, passarono sopra di essa, salutando in quel modo il grande ospite che lasciava per sempre la città per tornare al suo monastero.
Anche la natura priva di ragione partecipava come testimonianza alla partenza da Venezia verso Gerusalemme.

…San Sabba è per noi oggi un modello; abbiamo la sua benedizione e la sua intercessione. È considerato  il protettore e aiuto dei malati di cancro e delle coppie senza figli. Numerosi miracoli e guarigioni sono quotidianamente registrati dai monaci savvaïti del deserto della Giudea e dal p. Evdokimo nella Terra Santa.»


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