La potenza delle Sante Icone , Il demonio odia la loro venerazione
«La potenza delle Sante Icone»
– Il demonio odia la loro venerazione.
Ci raccontò uno dei Padri che l’abba Teodoro l’Eliota diceva questo:
c’era un Recluso sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme, uomo di grande ascesi, che veniva combattuto duramente dal demonio della fornicazione.
Un giorno, mentre l’attacco era particolarmente violento, il padre cominciò a perdere il coraggio e disse al demonio: «Fino a quando non ti ritirerai? Vattene ormai, siamo invecchiati insieme».
Allora il demonio gli apparve visibilmente e gli disse: «Giura che non dirai a nessuno ciò che sto per dirti, e non ti combatterò più».
E il padre giurò: «Per Colui che abita nei cieli, non dirò a nessuno ciò che mi dirai». Allora il demonio disse: «Non venerare questa Icona e non ti combatterò più».
L’Icona raffigurava la nostra Sovrana, la santa Madre di Dio, che teneva tra le braccia il Signore nostro Gesù Cristo. Il Recluso disse al demonio: «Lasciami riflettere».
Il giorno seguente rese noto tutto all’abba Teodoro l’Eliota (che abitava allora nella Lavra di Pharan e che ci riferì questi fatti). Quando lui arrivò, il Recluso gli raccontò ogni cosa.
Allora il Gerontas Teodoro gli disse: «In verità, abba, ti sei preso gioco di te stesso giurando; tuttavia hai fatto bene a raccontarlo. Perché ti conviene certamente di più non lasciare un solo bordello in questa terra nel quale tu non sia entrato, piuttosto che rifiutarti di venerare il Signore nostro Gesù Cristo insieme a Sua Madre». Dopo averlo sostenuto e rafforzato anche con altre parole, se ne tornò al suo luogo.
Allora il demonio riapparve al Recluso e gli disse: «Che succede, vecchio malvagio? Non avevi giurato di non dirlo a nessuno? E come mai hai raccontato tutto a colui che è venuto da te? Ti dico, vecchio malvagio, che dovrai essere giudicato come spergiuro nel giorno del giudizio». E il Recluso rispose: «So bene di aver giurato e di aver violato il giuramento; ma l’ho violato per il mio Signore e Creatore, e non darò ascolto a te. Perché sarà richiesto a te, come causa sia del cattivo consiglio sia dello spergiuro, l’inevitabile castigo».
(Giovanni Mosco, Prato Spirituale – Leimonarion, cap. 45, pp. 54–55, Edizioni del Sacro Monastero di Stavronikita, Monte Athos 1983.)