La Vita in Cristo ,Archimandrita Epifanios Oikonomou

La Vita in Cristo

Rivolgendosi ai Galati, l’Apostolo Paolo confessa che, per poter vivere con Dio, egli dovette far morire in sé le prescrizioni della Legge mosaica, poiché Cristo era il compimento della Legge, e dunque superiore ad essa.
Questa chiarificazione nasceva come risposta all’opinione dominante tra i primi cristiani, soprattutto tra coloro che provenivano dal mondo giudaico, secondo la quale condizione necessaria per l’ingresso di un nuovo membro nella Chiesa fosse l’osservanza delle prescrizioni e dei riti religiosi stabiliti dalla Legge.
L’Apostolo proclama che, mediante il Battesimo, egli è stato crocifisso per Cristo, e che ormai è Cristo stesso a vivere in lui. Paolo si riferisce esplicitamente alla vita “in Cristo”, che egli sperimenta nella Chiesa  quella stessa vita che siamo tutti chiamati a vivere consapevolmente, divenendo membri autentici del Corpo ecclesiale.

Il valore del Santo Battesimo

La domanda che si pone è: come può Cristo formarsi in noi, affinché possiamo vivere la vita in Lui?
A ciò rispondono le schiere dei Santi, la cui vita ci rivela i misteri dell’esistenza in Cristo.
In loro nome, san Gregorio Palamas insegna che «principio della vita in Cristo è il santo Battesimo, che costituisce figura della sepoltura e della Risurrezione del Signore».

Il Battesimo è il Sacramento dell’ingresso dell’uomo nella nuova realtà in Cristo; è la condizione imprescindibile per la partecipazione alla vita sacramentale della Chiesa, e soprattutto al Mistero della divina Eucaristia, mediante la quale si compie l’unione con Dio. Il Battesimo ne è il fondamento.
È il Sacramento che «libera dai peccati, riconcilia Dio con l’uomo, fa dell’uomo un figlio di Dio, apre gli occhi dell’anima, dona il senso della luce divina  in una parola, prepara alla vita futura», secondo le parole di san Nicola Cabasila.

La via di mezzo nell’acquisizione delle virtù

Palamas insegna altresì che, nella vita in Cristo, «la via di mezzo è la vita della virtù e la vita evangelica».
L’acquisizione delle virtù non è un fine in sé, ma un mezzo per giungere alla piena esperienza della vita in Cristo.
Tale chiarimento è necessario, poiché spesso si sviluppa l’idea che l’uomo debba impegnarsi a moltiplicare in sé le virtù  cosa che, in realtà, potrebbe fare anche un non cristiano, semplicemente obbedendo alla voce della propria coscienza, nel tentativo di divenire un uomo “buono”.

Nella comprensione ortodossa, tuttavia, le virtù servono a formare Cristo dentro di noi.
Come si legge nell’Evergetinos, «la virtù non consiste nell’ostentazione di molteplici e differenti opere compiute mediante il corpo, ma nel contenuto del cuore sapiente, sostenuto dalla speranza in Dio.
È il retto fine che lega questo cuore alle opere compiute secondo Dio».

Questo fine è appunto la vita in Cristo, che  secondo Palamas  «si perfeziona attraverso le lotte spirituali e la vittoria sulle passioni».
Egli stesso ci indica la causa della malattia spirituale che affligge l’uomo, per aiutarci a combatterla:
«Causa di tutte le passioni è l’inganno del mondo.
Esso lega la mente dell’uomo alle cose create, le accumula passioni e, dopo averlo reso schiavo di esse, lo separa dal Dio impassibile.
Infatti, appena l’uomo apre la porta della mente alle passioni, la mente si disperde e si aggira continuamente tra le cose carnali e terrene, tra i piaceri di ogni sorta e i pensieri passionali che da essi sorgono».

Vivere in Cristo

La vita in Cristo dipende dall’esperienza della vita sacramentale, dall’esercizio delle virtù e dalla lotta spirituale contro le passioni.
Questa vita di Cristo in noi è la vita con Cristo.
Essa costituisce l’esigenza vitale dei nostri tempi difficili, affinché possiamo vivere come uomini veri e divenire amanti verso tutti, perché avremo formato dentro di noi lo stesso Cristo.

Amen!

Archimandrita Epifanios Oikonomou 

Opuscolo " Voce del Signore", Diaconia Apostolica Atene 

Anno 73º — 2 novembre 2025 — N. 44 (3779)


Apostolo della Domenica

Lettera ai Galati 2, 16-20

Fratelli,
sappiamo che l’uomo non è salvato dalle opere della Legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo; perciò anche noi abbiamo creduto in Gesù Cristo, affinché fossimo salvati per la fede in Cristo e non dalle opere della Legge, poiché dalle opere della Legge nessun uomo sarà salvato.

Se però, cercando di essere salvati in Cristo, siamo trovati anche noi peccatori, significa forse che Cristo è ministro del peccato? Certamente no!
Perché, se ricostruisco ciò che ho distrutto, dimostro di essere trasgressore nel distruggerlo.

Infatti, mediante la Legge, io sono morto alla Legge, per poter vivere per Dio.
Sono stato crocifisso con Cristo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.
E questa vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.


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