Cinque straordinari miracoli di San Minà il Grande Martire
Cinque straordinari miracoli di San Minà il Grande Martire
San Minà ( festeggia l' 11 Novembre) da più di millesettecento anni dopo il suo martirio, non ha mai cessato di essere accanto ai fedeli, soccorrendo quanti lo invocano con fede e speranza in Dio.
Dai molti miracoli del Santo, tramandati dalla santa Tradizione della nostra Chiesa Ortodossa, ne riportiamo alcuni tra i più emblematici.
1. Il locandiere avaro
Un cristiano di Costantinopoli, in cammino verso la festa di San Minà e portando con sé una somma di denaro, si fermò a pernottare in una locanda.
Il locandiere, dominato dall’avarizia, vedendo il denaro dell’ospite, decise di ucciderlo. Lo assassinò, ne fece a pezzi il corpo e li nascose in una cesta.
Mentre pensava dove occultare le membra del defunto per non essere scoperto, giunse alla locanda un cavaliere, che altri non era se non San Minà, e gli chiese con insistenza dove si trovasse il pellegrino.
Il locandiere giurò di non sapere nulla. Ma il Santo smontò da cavallo, entrò nell’interno della locanda, trovò la cesta, la portò davanti al colpevole e, con sguardo severo e temibile, lo interrogò su chi fosse quel morto.
L' assassino, preso da terrore, cadde ai piedi dell’ignoto cavaliere tremando e muto.
Allora il Santo ricompose i membri del defunto, pregò fervidamente, e il pellegrino tornò in vita. Il risorto, come svegliato da un sonno, comprese ciò che gli era accaduto, rese gloria a Dio e si prostrò davanti al Santo.
Quando l’assassino si riprese dal suo spavento, il Santo gli tolse il denaro rubato e lo restituì al pellegrino, ordinandogli di proseguire il suo cammino. Poi, per completare l’opera della divina misericordia, si rivolse al locandiere, lo castigò con giustizia, ma lo ammonì e gli concesse perdono, pregando per la sua anima.
Infine salì sul suo cavallo e scomparve.
Solo allora il locandiere comprese che quel cavaliere era San Minà, così come i discepoli di Emmaus riconobbero il Signore risorto nel cammino (cfr. Lc 24,31).
2. La salvezza del servo
Un ricco cristiano aveva promesso di offrire un vassoio d’argento alla chiesa di San Mina. Ordinò all’argentiere di fargliene due: su uno doveva essere inciso il nome del Santo, sull’altro il suo. Ma poiché il vassoio destinato al Santo riuscì più bello e splendente, l’uomo, spinto da cupidigia, lo tenne per sé.
Navigando un giorno per mare, osò usare quel vassoio consacrato come comune stoviglia durante il pasto. Dopo cena, il servo tentò di lavarlo nell’acqua del mare, ma gli scivolò di mano e precipitò negli abissi. Il giovane, nel tentativo di recuperarlo, cadde anch’egli in mare e scomparve.
Il padrone, preso dal rimorso e riconoscendo il castigo della propria avarizia, pregò Dio che almeno gli fosse restituito il corpo del servo, promettendo di offrire al tempio di San Mina l’altro vassoio e una somma equivalente a quello perduto.
Sceso a terra, attese angosciato sulla riva.
Ma ecco che, mentre fissava il mare, vide il servo uscire vivo dall’acqua, stringendo nelle mani il vassoio perduto!
Stupito e atterrito, gridò forte, e accorsero i compagni di viaggio, che domandarono al giovane cosa fosse accaduto.E il servo raccontò:
«Appena caddi nel mare, mi apparvero tre uomini: uno anziano in veste militare, un giovane e un diacono. Mi presero per mano, mi sollevarono dal fondo e camminando con me, ieri e oggi, mi condussero fino a qui.»
Il padrone e i compagni, udito il racconto, glorificarono Dio e compresero i misteriosi modi con cui Egli conduce gli uomini alla conoscenza della verità (cfr. 2Tm 3,7).
I tre che salvarono il servo erano San Minà (il soldato), San Vittore (il giovane) e San Vincenzo (il diacono), tutti martirizzati nello stesso giorno.
3. Il miracolo di Candia (Heraklion, Creta) – 1826 d.C.
Un altro grande miracolo di San Minà avvenne nel 1826 nella città di Heraklion, dove il Santo è particolarmente venerato.
Dopo lo scoppio della Rivoluzione greca del 1821, i turchi perpetrarono stragi di cristiani in molte regioni. Tra le vittime vi furono anche il Metropolita di Creta e numerosi vescovi, uccisi nel cortile della Cattedrale di Heraklion, mentre il sacerdote celebrante fu sgozzato sull’altare stesso.
Cinque anni dopo, nel 1826, i turchi di Heraklion pianificarono una nuova strage dei cristiani durante la Divina Liturgia Pasquale, nel giorno della Santa Risurrezione.
Armarono orde di soldati attorno alla chiesa di San Minà, pronti a irrompere al momento della lettura del Santo Vangelo.
Ma, all’inizio della lettura, apparve un anziano cavaliere dai capelli bianchi, che galoppava intorno alla chiesa brandendo la spada e inseguendo i nemici, i quali, presi dal panico, fuggirono terrorizzati. Così il popolo cristiano fu liberato dal massacro imminente.
I turchi pensarono che quel cavaliere fosse un loro dignitario mandato dal governatore per impedire la strage; ma il governatore negò di aver mandato alcuno, e si scoprì che il presunto ufficiale non aveva lasciato la propria casa.
Compresero allora che si trattava di un intervento miracoloso di San Minà.
Da allora anche i musulmani venerarono il Santo e offrivano doni alla sua chiesa.
Questo miracolo viene commemorato ogni anno a Heraklion nel Martedì di Pasqua, quando una reliquia del Santo viene esposta alla venerazione dei fedeli.
4. Il miracolo al padre Giorgio
Tra i santi poco conosciuti della nostra Chiesa vi è il venerabile padre Giorgio, detto Chatzì-Gheorghis (1809–1886), grande asceta del Monte Athos. Egli visse a lungo nella località di Kerasia, nel grande cella dedicata a San Demetrio e San Mina.
Un giorno, mentre lavorava di mano nel suo mestiere monastico, inghiottì accidentalmente un grosso ago. Allora pregò con fervore San Minà, e subito il Santo gli apparve, gli toccò la gola e estrasse l’ago senza alcun dolore.
Così il padre Giorgio glorificò Dio e lodò il suo celeste benefattore.
5. Il miracolo di El Alamein – 1942 d.C.
Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1942, le forze dell’Asse, guidate dal generale Rommel, avanzarono fino a minacciare la conquista del Canale di Suez.
Nella regione di El Alamein (nome arabo derivato da San Minà), dove si trovavano le rovine della sua antica chiesa e, forse, anche la sua tomba, si preparava la battaglia decisiva.
Fra le truppe alleate vi erano anche soldati greci. Una notte, molti di loro videro San Minà uscire dalle rovine della sua chiesa, alla guida di un caravan di cammelli, come appare nelle antiche icone, e dirigersi verso l’accampamento nemico.
La sua apparizione gettò il panico tra i soldati tedeschi e indebolì il loro morale, contribuendo in modo decisivo alla vittoria degli Alleati.
In segno di riconoscenza, il luogo fu poi donato al Patriarcato d’Alessandria, che vi ricostruì una chiesa e un monastero dedicati a San Minà.
Così, nei secoli e nei continenti, il glorioso San Minà il Grande Martire continua a manifestare la potenza di Dio e la sua paterna misericordia verso tutti coloro che lo invocano con fede.
Il suo nome rimane un faro di consolazione, un segno della vicinanza dei santi alla Chiesa sulla terra, e una testimonianza che «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e nei secoli dei secoli» (Eb 13,8).