San Porfirio sull’Effusione dello Spirito Santo a Pentecoste

San Porfirio sull’Effusione dello Spirito Santo a Pentecoste

A Pentecoste, la grazia di Dio non si è riversata solo sugli apostoli, ma ha avvolto tutto il mondo circostante, toccando credenti e non credenti. È un mistero di comunione universale, un evento che ha trasformato la realtà stessa.

Negli Atti degli Apostoli leggiamo che, mentre l’apostolo Pietro parlava nella propria lingua, le sue parole venivano comprese da ciascuno secondo la propria lingua e cultura. Non si trattava semplicemente di un miracolo sonoro, ma di un’illuminazione interiore: lo Spirito Santo traduceva le parole nel cuore degli ascoltatori.

Era un’azione segreta e profonda. Mentre le orecchie udivano il suono della lingua ebraica, la mente di ciascuno percepiva il senso nella propria lingua madre. Così, ad esempio, chi conosceva il francese sentiva dentro di sé «la maison» al posto di «casa». Il suono era lo stesso, ma lo Spirito Santo operava in modo invisibile, affinché ognuno comprendesse pienamente il messaggio divino.

I Padri della Chiesa non hanno mai spiegato apertamente questa dimensione del mistero di Pentecoste. Sapevano che si tratta di un evento troppo sacro per essere ridotto a una semplice spiegazione razionale  proprio come accade con l’Apocalisse di Giovanni, la cui profondità è accessibile solo a coloro che sono guidati dallo Spirito Santo.

Gli Atti proseguono dicendo: «E ogni anima fu presa da timore...» (At 2,43). Questo “timore” non era paura nel senso umano del termine. Era qualcosa di diverso, un sentimento ineffabile: stupore, pienezza, grazia. Era la manifestazione viva della presenza divina.

A Pentecoste, gli uomini si trovarono improvvisamente immersi in uno stato di theosis, di deificazione. La grazia li riempiva, li trasformava, li portava in uno stato di gioia spirituale così intenso da sembrare follia  ma una follia santa, piena di luce.

San Porfirio descrive questo stato come un entusiasmo divino, una forma di estasi in cui l’anima trabocca di amore e gratitudine. «Era quello che chiamo “stato”», diceva. «Un entusiasmo, una follia spirituale che nasce dall’incontro diretto con la grazia di Dio».

In questo mistero, l’uomo non perde sé stesso, ma si ritrova pienamente trasfigurato. È l’effetto autentico dello Spirito Santo: un fuoco che non brucia, ma illumina; un’estasi che non confonde, ma rivela.

Fonte: Gerontas Porfirios, Vita e Parole, ed. Monastero di Chrysopigi, pp. 207-209.


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