La tentazione dell’arroganza spirituale,Archimandrita Epifanios Oikonomou
La tentazione dell’arroganza spirituale
L’Apostolo Paolo, fratelli miei, è onorato e riconosciuto dalla nostra Santa Chiesa come il Primo dopo l’Unico, il missionario del mondo intero.
Eppure, egli non sarebbe nulla di tutto questo se avesse ceduto alla tentazione dell’autosufficienza e dell’arroganza spirituale.
Tali sentimenti avrebbero potuto facilmente sorgere, se si considera le divine rivelazioni di cui fu reso partecipe e i miracolosi interventi di Dio che lo protesse dalla furia dei suoi persecutori.
Vanto nelle debolezze
Di tutto ciò parla il brano apostolico che abbiamo ascoltato oggi:
riguardo alla sua miracolosa salvezza a Damasco, ma soprattutto riguardo alla sua ascesa fino al Paradiso un evento che, per umiltà, egli attribuisce a un’altra persona, inesistente dove vide, udì e sperimentò realtà che nessuna lingua umana può descrivere e nessun pennello terreno può raffigurare.
E tuttavia, egli evita il giusto, ma stolto, vanto che una simile esperienza sovrumana avrebbe potuto generare: esperienza che, se qualcuno di noi avesse vissuto, l’avrebbe trasformata in stendardo di autocelebrazione e di gloria personale.
Invece, Paolo sceglie di vantarsi delle proprie debolezze, nelle quali riconosce la presenza viva di Dio, che lo mantiene umile, trasformando il flagello della malattia corporale che lo tormentava in scudo di protezione contro il pericolo della superbia e dell’orgoglio spirituale.
Fuga dalla lode
È tratto distintivo dei Santi il modo in cui essi si rapportano con umiltà e discrezione alle straordinarie manifestazioni della grazia di Dio, mediante le quali vengono rivelati i Suoi misteri.Essi evitano di parlarne: le custodiscono nel silenzio.
E tuttavia, tali esperienze traspaiono nella serenità dei loro volti, nella grazia delle loro parole, nella silenziosa eloquenza della loro preghiera o nei fiumi delle loro lacrime.
È veramente sublime conservare dentro di sé una così profonda umiltà, evitando la lode degli uomini, anche quando si potrebbe essere al centro dell’ammirazione e delle discussioni dei mortali, rischiando però, in tal modo, di perdere la grazia del Dio incorruttibile e immortale.
Illusione e arroganza
All’opposto si trova l’arroganza, che nasce dall’illusione dell’autosufficienza spirituale, dal ritenere sé stessi quasi un piccolo dio.
Quando l’uomo cade in tale stato, cerca il riconoscimento universale del proprio valore, la propria esaltazione e affermazione;
ambisce a posizioni elevate, si ritiene incomparabilmente superiore a chiunque altro; desidera sempre essere davanti agli altri, essere più considerato, più ricompensato.Gli riesce difficile ammettere i propri errori e chiedere perdono.
Per questo si rattrista, soffre, si irrita e vive in una infernale prigione interiore, che egli stesso ha costruito attorno a sé, quando sente di essere trascurato o non riconosciuto nel suo “grande valore”.
E proprio in quel momento, a causa del suo orgoglio, genera innumerevoli altri peccati, che distruggono la comunione con Dio e con i fratelli.
Un giovane eremita, agli inizi della sua vita monastica, chiese un giorno a un padre:
«Padre, che devo fare? Mi divora l’arroganza!».
E il saggio rispose: «Ma tu, giustamente , sei arrogante! Hai forse creato il cielo e la terra?».
Quella sola parola bastò: il giovane guarì dal suo orgoglio.
La trappola dell’autonomia
Come osserva un santo gerarca dei nostri giorni, non esiste peccato più grande di questo, soprattutto quando riguarda i pastori della Chiesa.
Fu proprio questo peccato a scacciare l’uomo dal Paradiso.
Ci sono, oggi, pastori spirituali che si autonomizzano dal loro Vescovo e, in sostanza, dalla stessa Chiesa, attribuendo persino un’aura di “santità” alla loro ribellione.
Ecco la grande trappola: considerano questa condizione come “santità”, ritenendo di distinguersi dagli altri.
Il diavolo, quando non riesce a far cadere gli uomini della Chiesa nei peccati morali, semina in loro l’orgoglio dell’autosufficienza e dell’autonomia.
Egli mira a dividere gli uomini da Dio e tra di loro; e mentre l’essenza stessa della Chiesa è l’unità, egli la vede distruggersi a causa dell’egoismo e dell’autosufficienza.
L’atteggiamento dell’Apostolo Paolo, fratelli miei, è in tutto esemplare e istruttivo, tanto per i pastori quanto per i fedeli.
Accogliamolo come modello, rifiutando l’illusione della nostra presunta superiorità personale,affinché possiamo gustare la dolcezza dell’amore e dell’onore divino.
Così sia
Archim. Epifanios Oikonomou
Opuscolo "Voce del Signore "
Diaconia Apostolica Atene
Anno 73º – 19 ottobre 2025 Foglio n. 42 (3777)
L’Apostolo della Domenica (2 Cor 11,31 – 12,9)
«La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza»
Fratelli, Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che è benedetto nei secoli, sa che non mento.
A Damasco, il governatore del re Areta sorvegliava la città dei Damaschini, desiderando catturarmi; ma fui calato dal muro, da una finestra, dentro una cesta, e così sfuggii dalle sue mani.
Non mi conviene vantarmi; tuttavia verrò a parlare di visioni e rivelazioni del Signore.
Conosco un uomo in Cristo se con il corpo o fuori dal corpo, non lo so, Dio lo sa il quale, quattordici anni fa, fu rapito fino al terzo cielo.
E so che quell’uomo se con il corpo o fuori dal corpo, non lo so, Dio lo sa fu rapito nel paradiso e udì parole ineffabili, che a nessun uomo è dato di pronunciare.
Di quell’uomo mi vanterò; ma di me stesso non mi vanterò, se non delle mie debolezze.
E anche se volessi vantarmi, non sarei stolto, perché direi la verità; tuttavia me ne astengo, affinché nessuno mi attribuisca più di quanto vede in me o ode da me.
E affinché non mi insuperbisca a motivo delle straordinarie rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi, perché non mi insuperbisca.
A riguardo di questa spina ho pregato tre volte il Signore che l’allontanasse da me.
Ma Egli mi ha detto:
«Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si compie nella debolezza».
Perciò, molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo dimori su di me.