La parte desiderativa dell’anima e la sua funzione, San Teofane il Recluso
San Teofane il Recluso: 📖🖋️
7. La parte desiderativa dell’anima e la sua funzione
La forza che agisce nella parte desiderativa dell’anima è la volontà. La volontà vuole, desidera, cerca di ottenere, utilizzare o realizzare ciò che le è utile, necessario e piacevole, mentre, al contrario, rifiuta ciò che le è svantaggioso o sgradevole. La volontà è, in realtà, la forza determinante che supervisiona, preserva e sostiene tutte le altre facoltà dell’anima e del corpo, nonché tutte le funzioni che devono essere attivate quando necessario.
Alla base della volontà c’è lo zelo, cioè l’anelito e la sete dell’anima per qualcosa. I suoi motivi sono il piacevole, l’utile e il necessario. Quando l’uomo possiede queste cose, il suo zelo si assopisce e le sue energie psicosomatiche restano inattive; quando invece ne è privo, esse risvegliano in lui il desiderio, e il desiderio accende lo zelo.
La parte desiderativa può essere analizzata così: l’anima e il corpo hanno bisogni tra cui quelli familiari e sociali più comuni che, di per sé, non sono legati a desideri espliciti, ma costituiscono il presupposto per la loro soddisfazione. Se, in un caso specifico e in un modo particolare, un bisogno viene soddisfatto, ogni volta che si ripresenterà in futuro, genererà anche il desiderio per ciò che lo ha soddisfatto in passato.
Il desiderio ha sempre un oggetto chiaro e specifico: un bisogno soddisfatto in un certo modo. E se per caso è stato soddisfatto in modi diversi, ogni volta che si ripresenta, è accompagnato da desideri altrettanto vari, attraverso i quali si cerca, cumulativamente o alternativamente, di soddisfare quel bisogno. Se osserviamo attentamente noi stessi, vedremo una moltitudine di desideri penetrare nella nostra anima e chiederci ora una cosa, ora un’altra. I bisogni reali sono coperti dai desideri e non appaiono chiaramente.
E cosa fa l’anima con questi desideri? L’anima ha la capacità di scegliere: tra gli obiettivi o gli oggetti che le si presentano, ne preferisce uno. Allo stesso tempo, prende una decisione: realizzare l’obiettivo o ottenere l’oggetto scelto. Successivamente, in base alla decisione, si scelgono i mezzi e si determina il metodo per attuarla. Infine, al momento e nel luogo opportuni, si passa all’azione.
Tutte le nostre azioni, anche le più insignificanti, seguono questo processo. Lo noterai anche tu, se osserverai attentamente il modo in cui solitamente agisci. A volte, le singole fasi dell’intero processo scelta dell’oggetto o dell’obiettivo, decisione, selezione dei mezzi, definizione del metodo avvengono in un istante, per abitudine dovuta alla frequente ripetizione di un’azione. Allora l’azione segue immediatamente il desiderio.
L’uomo che ha raggiunto l’età matura fa quasi tutto per abitudine. Raramente intraprende qualcosa di nuovo o assume un impegno che lo allontani dalla sfera delle sue opere e conoscenze. Così, un determinato stile di vita richiede azioni corrispondenti, azioni che gli si addicono. E poiché queste si ripetono spesso, è naturale che diventino abitudini, modi e regole di vita, elementi del carattere stesso. Il pensiero, la mentalità, l’intera vita di ogni uomo sono strutturati e determinati dall’insieme di tutte queste abitudini e regole. Se sai come vive una persona, puoi facilmente immaginare cosa penserà in una circostanza o come reagirà in un’altra.
Il regolatore della vita attiva è la prudenza, che, sebbene quasi coincida con la ragione, è al servizio della volontà. Nella sfera del razionale, la ragione o, più correttamente, l’intelletto prende decisioni basate sulla sua conoscenza, mentre nelle sfere del desiderio e delle azioni determina come realizzare correttamente ciò che è stato giustamente desiderato.
Quando l’uomo impara a fare valutazioni corrette e a prendere decisioni accurate, gestisce con successo le sue faccende. E allora giustamente lo consideriamo prudente. La prudenza, dunque, è la capacità dell’uomo di affrontare le varie circostanze e portare a termine con successo le diverse questioni, un successo che presuppone la scelta dei mezzi più efficaci e l’esecuzione discernente delle azioni nel quadro delle condizioni esterne.
Da quanto ti ho detto finora, non avrai difficoltà a trarre le conclusioni corrispondenti riguardo al funzionamento naturale e corretto della volontà, che, come vedi, domina tutte le nostre facoltà e la nostra vita. Il suo compito è determinare il modo, il metodo e la misura della soddisfazione dei desideri, che nascono dai bisogni, affinché la vita scorra in modo desiderabile, assicurando all’uomo pace e gioia.
Tutti noi abbiamo bisogni e desideri: psichici, fisici, vitali, sociali. Tuttavia, non si manifestano in tutti allo stesso modo, perché neppure la vita di tutti è strutturata allo stesso modo. Le opere e le occupazioni di un uomo sono determinate:
a) da come può e deve soddisfare i suoi bisogni e desideri particolari nella condizione che gli si addice, e
b) da come può e deve applicare i metodi appropriati per modellare la sua vita in base a quella condizione.
La missione della parte desiderativa è guidare saggiamente la nostra vita, in tutte le sue manifestazioni, entro i limiti imposti dalla nostra natura. Questo è l’ideale. Ma in pratica, cosa succede di solito?
Nella parte razionale dell’anima abbiamo confusione, dispersione e vagabondaggio dei pensieri, mentre in quella desiderativa instabilità, disordine e desideri egoisti, ai quali ci abbandoniamo senza resistenza. Quanto tempo sprechiamo in distrazioni e azioni futili! Giriamo qua e là, facciamo e rifacciamo cose insignificanti o inutili, senza nemmeno riuscire a spiegare razionalmente le nostre azioni.
Le nostre occupazioni incessanti hanno organizzato una danza, la folle danza della vanità, e ci trascinano dietro di loro. Dentro di noi nascono desideri incontrollati. "Dammi, dammi!", ci dicono incessantemente. A volte ci sembrano buoni, altre volte capiamo che sono vani. Quando lo capiamo? Quando la nostra signora, la volontà, fa la sua comparsa.
Pensa anche a quanti desideri rancorosi e tormentosi abbiamo, desideri radicati nell’ira, nell’odio, nell’invidia, nella vendetta, nella vanità, ecc. I desideri dovrebbero scaturire dai bisogni naturali della vita individuale, familiare e sociale. Ma questi vizi, cosa hanno di naturale? Nulla. Causano solo confusione in ciò che è naturale e normale nella vita.
Dimmi, allora, da dove proviene questa "barbara" invasione? Chiudo la mia lettera, lasciandoti riflettere su questo.
San Teofane il Recluso
La via della vita (Lettere a un’anima)
Monastero del Paraclito, Oropo Attica 2020, 6a edizione.