Che cos’è la Fede, San Simeone il Nuovo Teologo

 

San Simeone il Nuovo Teologo

  1. La fede consiste nel morire per Cristo e per amore del Suo comandamento, credendo che tale morte diverrà per noi sorgente di vita; nel considerare la povertà come una ricchezza, l’umiliazione e l’insignificanza come vera gloria e splendore; e nel credere che, pur non possedendo nulla, si possiede ogni cosa  o meglio, si è divenuti eredi dell’insondabile ricchezza della conoscenza di Cristo  e che tutte le cose visibili non sono che fango o fumo.

  2. La fede in Cristo non consiste soltanto nel disprezzare tutte le gioie del mondo, ma anche nel sopportare con costanza e pazienza ogni tentazione che ci raggiunge, portando con sé dolori, afflizioni e disgrazie, fino a quando Dio si degnerà di visitarci, come dice il Salmista: «Con pazienza ho atteso il Signore, ed Egli si è chinato su di me e mi ha visitato».

  3. Coloro che preferiscono in qualcosa i propri genitori al comandamento di Dio non hanno fede in Cristo, e inevitabilmente vengono condannati dalla loro stessa coscienza, se pure essa è ancora viva e sensibile alla loro incredulità. Segno distintivo dei veri credenti è non trasgredire in nulla, assolutamente in nulla, il comandamento del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

  4. La fede in Cristo, il vero Dio, genera il desiderio del bene autentico e il timore dell’inferno. Il desiderio dei beni spirituali e il timore della dannazione conducono alla scrupolosa osservanza dei comandamenti.
    L’esatta osservanza dei comandamenti insegna all’uomo la propria debolezza.
    La comprensione della propria reale impotenza fa nascere in noi la memoria della morte.
    Colui che ha fatto della memoria della morte la propria compagna inseparabile, cercherà con dolore di conoscere ciò che lo attende dopo la sua uscita e partenza da questa vita.
    E chi si impegna a conoscere le realtà dell’aldilà, deve prima di tutto rinunciare ai beni presenti; perché chi è legato con passione a queste cose, anche solo minimamente, non può conseguire la perfetta conoscenza delle realtà future.
    Ma anche se, per una divina economia, egli ne gustasse in qualche misura la conoscenza, tuttavia, se non si affretta a liberarsi totalmente da ciò a cui resta attaccato con passione, per dimorare interamente in questa conoscenza, senza permettere alla mente di volgersi ad altro che non sia essa, allora anche quella conoscenza che crede di possedere gli sarà tolta.



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