Affrontare gli eretici, Archimandrita Epifanios Oikonomou

AFFRONTARE GLI ERETICI

Concludendo la sua lettera al discepolo Tito, l’Apostolo Paolo si riferisce al modo in cui i pastori della Chiesa devono affrontare gli eretici, per la salvaguardia del gregge loro affidato. Egli consiglia in modo caratteristico:

«L’uomo che segue dottrine deviate ammoniscilo una prima e una seconda volta; poi, se non ti ascolta, lascialo...» (Tito 3,10).

Questo riferimento dell’Apostolo delle Genti ci offre lo spunto per riflettere sul fenomeno delle eresie e dei movimenti para-religiosi così come si manifestano nella nostra epoca, e sull’atteggiamento che dobbiamo assumere, come membri della Chiesa, nei loro confronti.
Al tempo stesso, esso manifesta la sapienza della nostra Chiesa, la quale ha collocato questo passo apostolico nella Domenica odierna, in cui celebriamo la sinassi dei Santi Padri che composero il Santo Settimo Concilio Ecumenico di Nicea (787), il quale si levò «contro gli iconoclasti e condannò per iscritto ogni eresia e i loro capi, e infine tutti gli iconoclasti...» (Sinassario della Domenica dei Santi Padri).

La dottrina deviata

Come osserva un insigne ierarca,

«Nell’esperienza e nel linguaggio teologico oggi consolidati, l’eresia è definita come una dottrina erronea, che devia dalla fede autentica, e allo stesso tempo come ogni comunità cristiana particolare che si oppone all’insegnamento dogmatico della vera Chiesa e si separa dalla comunione e dall’unità con essa.»

La rottura della comunione comporta l’esclusione dalla possibilità della salvezza, poiché essa si realizza solo all’interno della Chiesa, nella quale è custodito in modo genuino e autentico l’insegnamento salvifico di Gesù Cristo.

Le eresie non sono una realtà nuova nella vita della Chiesa. Esse fecero la loro comparsa già nei tempi post-apostolici, causando non pochi problemi alla Chiesa libera dopo le persecuzioni, che dovette affrontare eresiarchi provenienti dalle sue stesse viscere, uomini di grande influenza sul popolo fedele. Tuttavia, proprio queste difficoltà divennero occasione per la formulazione e definizione della dottrina dogmatica della Chiesa e per la manifestazione dei grandi Santi Padri e teologi della nostra fede, che operarono e brillarono teologicamente nel corso dei Sette Concili Ecumenici.

Nuove eresie e gruppi para-religiosi

Al di là però della loro forma strettamente religiosa, le eresie e i movimenti para-religiosi ad esse affini, spesso dotati di un chiaro sottosuolo economico e talvolta criminale, assumono dimensioni pericolose anche per la società civile.
Il compianto Primate della Chiesa di Grecia aveva sottolineato che:

«I problemi derivanti dall’attività delle nuove eresie e dei gruppi para-religiosi non preoccupano più soltanto le Chiese locali, ma anche i parlamenti dei paesi europei e lo stesso Parlamento Europeo, che considerano tale attività e le sue conseguenze come un gravissimo problema sociale.»

L’atteggiamento della Chiesa verso le eresie e i loro capi è di massima severità, poiché la loro azione è divisiva e distruttiva per la vita stessa della Chiesa, della famiglia e della società. Gli eresiarchi sono considerati, e realmente sono, menti mosse dal demonio, che con piena consapevolezza corrompono le coscienze, traggono enormi profitti personali, conducono gli uomini alla rovina spirituale e persino fisica, diventano causa di drammi e distruzioni familiari, finanziano organizzazioni criminali per la pace sociale e mondiale, indossando una maschera religiosa per ingannare i tiepidi nella fede.

Di fronte a costoro, la Chiesa si erge con parola di denuncia e condanna assoluta, consapevole della sua responsabilità pastorale verso il suo gregge.

Le vittime delle eresie

Le vittime delle eresie che spesso sono le persone della porta accanto  sono considerate, e realmente sono, fratelli ingannati, bisognosi di aiuto e di solidarietà spirituale.
Anche se non si conformano alla fede ortodossa, nonostante i nostri ripetuti sforzi, non devono mai uscire dalla nostra preghiera, che deve essere fervente e costante per loro.
E anche se si pongono di fronte a noi con atteggiamento ironico e arrogante, difendendo il loro errore, siamo chiamati ad affrontarli con mitezza e amore, rifiutando di cedere alla tentazione della vendetta, dell’odio o del fanatismo religioso, pregando che il Dio della verità li abbia in misericordia, li illumini e li riconduca al sicuro ovile della Sua santa Chiesa.

Amen.

Archimandrita Epifanios Oikonomou 

Opuscolo "Voce del Signore", Diaconia Apostolica Atene 
Anno 73°, 12 ottobre 2025 — N. 41 (3776)

 

✠ L’APOSTOLO DELLA DOMENICA

Dalla Lettera del Santo Apostolo Paolo a Tito (3, 8-15)

Fratello,
questa parola è sicura e degna di fede;
e voglio che tu la proclami con fermezza,
affinché coloro che hanno creduto in Dio
si esercitino e si distinguano nelle opere buone.Queste cose sono buone e utili agli uomini.Evita però le dispute stolte,le questioni intorno a genealogie,le contese e le discussioni sulla Legge,poiché sono inutili e vane.L’uomo che si attacca all’eresia,dopo una prima e una seconda ammonizione,lascialo stare,sapendo che tale uomo è ormai sviato,pecca, e da sé stesso si è condannato.

Quando ti avrò inviato Artema o Tichico,
affrettati a venire da me a Nicopoli,
poiché là ho deciso di passare l’inverno.

Zena il giurista e Apollo provvedili con cura,
affinché nulla manchi loro.

Anche i nostri imparino a distinguersi nelle opere buone,provvedendo alle necessità urgenti,per non essere infruttuosi nella fede.

Ti salutano tutti quelli che sono con me.
Saluta coloro che ci amano nella fede.

La grazia sia con tutti voi .Amen!



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