Nel Paradiso con San Eufrosino il cuoco
Nel Paradiso con San Eufrosino il cuoco
San Eufrosino il cuoco – Si festeggia l’11 settembre
In un cenobio viveva un giovane fratello di nome Eufrosino, che serviva i monaci nella cucina. Quasi nessuno gli dava importanza, perché nascondeva la sua luminosa virtù passando tutto il tempo tra cenere e fuliggine. Poiché era sempre sporco e annerito dal fumo, i fratelli più negligenti ridevano di lui, lo deridevano e lo coprivano continuamente di insulti e scherni. Non solo per i suoi vestiti logori, ma anche per la sua mitezza, il silenzio e la pazienza, trovavano occasione per umiliarlo senza timore, arrivando persino a colpirlo.
Eppure egli sopportava tutto con grande coraggio, senza mai rispondere, accusare nessuno o rattristarsi per le ingiurie e i colpi che riceveva ingiustamente.
L’abate del monastero conduceva una vita del tutto conforme alla volontà di Dio e per questo godeva di intimità con Lui. Un giorno fu turbato da un pensiero: voleva sapere chi tra i monaci eccelleva più degli altri nella virtù e nelle opere gradite a Dio. Pregò quindi il Signore di rivelargli quale fratello fosse il primo in santità.
Durante una notte di preghiera, cadde in estasi e si trovò in un luogo che suscitava gioia e delizia indescrivibili. Tutto era pieno di una fragranza meravigliosa e ornato da alberi di ogni specie, i cui frutti non somigliavano a quelli terreni: erano molto più belli, grandi e oltre ogni descrizione umana. Ai piedi degli alberi scorreva acqua cristallina e lo spettacolo del luogo era incantevole.
L’abate, vedendo tutto ciò, ringraziava Dio, autore di ogni bene, e si considerava beato per essere stato giudicato degno di tale visione. Desiderò allora cogliere alcuni di quei frutti meravigliosi, ma non vi riuscì: i rami si sollevavano sempre più in alto. Per quanto tentasse, restava a mani vuote.
All’improvviso vide quel giovane fratello, Eufrosino – il cui nome significa “gioia” – camminare in quel giardino celeste e godere in abbondanza di tutti i frutti, che gli venivano incontro offrendosi spontaneamente.
Stupito, l’abate gli disse:
«Figlio mio, Eufrosino, chi ti ha condotto qui e ti ha concesso di restare?»
Eufrosino, sorridendo, rispose:
«Padre, Dio, l’unico amante degli uomini, mi ha donato questi beni perché li abbia e li gusti.»
«E puoi ora darmi qualcuno di questi frutti?» chiese l’abate.
«Prendi, padre, quanto desideri» replicò Eufrosino.
Detto questo, colse con facilità tre splendide mele e le porse all’abate. Questi le ricevette con gioia e subito si riscosse dall’estasi, ritrovandosi realmente con le tre mele tra le mani. Sconvolto, ordinò di suonare il semantron, celebrò con i fratelli l’Ufficio del Mattutino e tacque su quanto aveva visto.
Durante la Divina Liturgia, terminata la celebrazione, l’abate fece condurre davanti a sé Eufrosino, ancora sporco di fuliggine e con abiti logori. Lo interrogò:
«Dove eri questa notte, figlio mio?»
Il giovane chinò il capo a terra e taceva. Ma, incalzato più volte dall’abate, rispose con lacrime e voce sommessa:
«Non sai, padre, che eravamo insieme?»
Allora l’abate, tremando, mostrò a tutti i tre frutti e gli chiese:
«Li riconosci?»
«Sì, padre» disse Eufrosino, «tu sai che io stesso te li ho dati.»
Davanti a tutti l’abate proclamò:
«Beato sei, figlio mio Eufrosino, poiché sei stato giudicato degno di tali beni. Ti prego: sii intercessore anche per la mia misera anima.»
Poi raccontò ai fratelli la visione. Tutti si meravigliarono e, presi da venerazione, si prostrarono davanti a Eufrosino. Ma egli, addolorato da quegli onori, piangeva amaramente. L’abate prese allora le tre mele, le tagliò in pezzi in un vaso sacro e ne diede a tutti i fratelli.
Eufrosino, incapace di sopportare la gloria degli uomini, fuggì di nascosto dal monastero e sparì. Sapeva infatti che gli elogi umani sono in realtà una perdita per l’anima, e preferì, con saggezza e prudenza, allontanarsi.
Fonte: Evergetinòs, vol. II, Sezione A. Edizioni “Il Giardino della Madonna ”, Salonicco 2003.