La beata gerontissa Anna
La beata gerontissa Anna Giovanoglou nacque nel 1903 a Panormo, in Asia Minore, da genitori molto devoti, Giovanni e Dimitra.
Era la primogenita e aveva altri otto fratelli. Al battesimo le fu dato il nome Anastasia. Con lo scambio delle popolazioni, dopo molte difficoltà, si stabilirono nel villaggio di Pigadia, a Kyrgia di Drama. A Pigadia il padre divenne allevatore di bestiame. Lei, essendo la maggiore, si prendeva cura dei fratelli più piccoli, poiché anche la madre lavorava.
Fin da piccola amava Cristo. Quando parlava di Cristo e della Madonna piangeva. Sin da bambina osservava tutti i digiuni e non mangiò mai carne. Quando nel suo villaggio venivano dei monaci da Kyrgia, lei li cercava e desiderava ascoltare parlare di Cristo. Non andò mai a scuola, non sapeva leggere. Pregava, e alcune notti sentiva canti angelici.
Raccontava: «Eravamo nove fratelli e noi seguivano sempre la volontà del nostro padre. Ma venne il tempo in cui non potei più seguirla , perché avevo ormai trent’anni ed era giunto il tempo di sposarmi. Anche i miei fratelli erano cresciuti e in età da matrimonio, e mormoravano contro di me: “Quando ti sposerai? Cosa farai?”».
Si sposò con un giovane di nome Giovanni, che lavorava come pastore delle loro pecore. Poiché i suoi genitori non acconsentirono al matrimonio, la cacciarono di casa. Una settimana dopo le nozze, suo marito partì per Kozani per andare a trovare i suoi parenti e non tornò mai più, né lei seppe mai che fine avesse fatto. Lei non si lamentò mai, non lo criticò, non protestò. Lo perdonava e diceva: «Che stia bene. Così volle Dio, e così è stato».
Anastasia, abbandonata da tutti e in attesa di un bambino, disperata tentò di gettarsi in un lago per farsi del male. Come raccontava: «Entrai nel lago e quando l’acqua mi arrivò al collo, sentii un battito d’ali dietro il mio corpo e una voce che diceva: “Una tale anima, vuoi gettarla nel fango?” Forse era il mio angelo custode. Ricordo ancora il tocco dell’ala. Rimase impresso nella mia memoria».
Poi si rifugiò presso una sua zia, Sofia, che la accolse, l’aiutò a partorire la bambina e poi la crebbero insieme, perché Anastasia lavorava nel tabacco, a Doxato e a Kyrgia. Si addolorava per sua figlia Venèta, che non aveva un padre. Le diceva: «Non importa, figlia mia, hai me. Io mi prendo cura di te, io sono sia madre che padre». Faceva di tutto perché non le mancasse nulla. Lavorava giorno e notte, poiché inoltre aiutava anche i fratelli e si prese cura della madre anziana.
Lavorava duramente tutto il giorno nei campi e la notte pregava. Insieme ad altre donne del villaggio, si riunivano a turno in qualche casa davanti a un’icona miracolosa di San Giorgio, per vegliare e pregare per tutto il mondo. Lei stessa si svegliava sempre presto al mattino per pregare, perché credeva che allora Dio ascoltasse meglio. Diceva: «Quando credi e supplichi, Dio non ti dimentica».
Amava molto Dio. Quando pronunciava le parole «mio Dio», la sua anima si rallegrava e le sgorgavano lacrime. Diceva: «Amo così tanto Dio. Voglio andare a Gerusalemme a venerare i Luoghi Santi».
Raccoglieva moneta dopo moneta per andare a Gerusalemme. Prima andò in pellegrinaggio a Tinos. Lì, come raccontava, vide la Madonna viva e udì una voce che le disse: «Devi andare a Gerusalemme». Vi andò, venerò i Luoghi Santi e lì conobbe il padre Anfilochio e la monaca Elisabetta a Chozeva. Fu battezzata nel fiume Giordano e, dopo molta preghiera e grande digiuno, divenne monaca con il piccolo schema monastico, prendendo il nome di Anna. Obbedì al padre Anfilochio, che le diede regole e indicazioni per prepararsi a ricevere più tardi il Grande Schema.
Quando tornò, era entusiasta, sebbene esausta per la fatica e il digiuno, tanto che non riusciva a camminare. Poi si recò e rimase in un monastero della zona per quaranta giorni. Avrebbe voluto restarvi per sempre, ma, poiché era anziana, non la trattennero. Successivamente visse a Doxato, da sola, in una piccola e vecchia celletta, senza luce, con una piccola stufa. Non volle abitare nella casa di sua figlia, ma vicino a lei, sia per non pesarle, sia per avere la tranquillità di compiere i suoi doveri monastici. Aveva stese delle vecchie coperte rattoppate, ma pulitissime. Sul suo lettuccio teneva una piccola valigia, dentro la quale conservava i suoi abiti funebri, candele e un sudario portato da Gerusalemme. Sulla parete, sopra il letto, aveva le sue icone e una lampada ad olio sempre accesa.
La madre Anna digiunava e pregava giorno e notte. Si svegliava alle tre del mattino. Quando la figlia le chiedeva perché si alzasse di notte, rispondeva: «Non riesco a dormire, figlia mia. Viene un angelo del Signore e mi sveglia, così continuo la preghiera». Corrispondeva con padre Anfilochio e inviava pacchi alla monaca Elisabetta. Si preparava a ricevere il Grande Schema.
Per questo ordinò una cintura monastica dal Monte Athos tramite il professor Radis. Egli non riuscì a trovarne una e, al momento di partire, lo disse a un abate. L’abate gli diede la propria cintura, quella che indossava. Tornato a casa, la moglie e alcune sue amiche lo consigliarono di tenerla come benedizione. Ma il giorno dopo suor Anna si presentò a casa e disse alla signora Elli: «Signora Elli, la mia cintura è arrivata. Vedevo una piccola lampada che veniva dal Monte Athos e sotto c’era la cintura». La signora Elli rimase stupita. Le consegnò la cintura, che Anna prese con grande gioia.
Alla sua quinta visita a Gerusalemme, nel 1972, il padre Anfilochio, igumeno di Chozeva, la tonsurò monaca con il Grande Schema. Da allora, chi la conosceva percepiva in lei una grazia particolare, e lei stessa diceva: «A Gerusalemme, la mia anima ha ricevuto qualcosa dal mio Dio e non posso fare del male né a me stessa né agli altri. Ho una benedizione su di me. Non sento stanchezza, né i digiuni mi sfiniscono, mi sento come se volassi». Le sue vesti emanavano buon profumo.
Chiunque la visitava sentiva vicino a lei gioia e grazia. Offriva ai visitatori un caffè, magari un ovetto, e rispondeva alle loro domande trasmettendo la sua grazia e le sue esperienze spirituali. I suoi profondi occhi azzurri brillavano e irradiavano bontà.
Incensava le icone nella sua celletta, ma di notte usciva per strada e incensava le persone che andavano a lavorare nei campi di tabacco. Incensava tutto Doxato e pregava per il mondo.
Racconta la signora Elli Radis-Tampoulidou, presso la quale la madre Anna lavorava come domestica: «Quando veniva a casa mia, accendeva il turibolo e incensava tutta la casa recitando preghiere. Mi consigliava di farlo anch’io, perché così il diavolo non può avvicinarsi. Diceva persino di incensare i bambini e, prima che andassero a dormire, di segnarli con la croce insieme ai loro cuscini. Quando pregava, teneva il capo chino e sospirava. Quando si alzava di notte per pregare, i miei figli mi dicevano che quella nonna cantava (pregava) tutta la notte. Lei stessa diceva che pregava tutta la notte Cristo, e le sue lacrime bagnavano il pavimento. Pregava per tutti gli uomini».
Consigliava: «Devi pregare all’alba, fuori dalla casa, con le mani rivolte al cielo. Allora Dio ti ascolta e puoi vedere anche gli Angeli. Quando supplichi, supplica prima Cristo e poi i Santi, quanti te ne ricordi, non solo uno. I Santi prendono le preghiere e le portano alla Madonna, e la Madonna le presenta a Cristo. Una volta pregavo e dimenticai san Teodoro. Allora mi apparve e mi disse: “A tutti ti rivolgi, e a me mi hai dimenticato”. “Chi sei?”, gli risposi, “non ti ho riconosciuto”. “Sono san Teodoro”, mi disse. Da allora non ho più dimenticato di invocarlo».
Nella sua preghiera diceva con semplicità: «La sorella Anna vi supplica: ‘San Alessio, san Panteleimon…’», e nominava molti santi che venerava e di cui possedeva le icone.
Era naturale la comunicazione della madre Anna con i Santi. Accoglieva con semplicità e senza curiosità le loro apparizioni, con fede, senza pensieri di vanagloria. Quando la figlia andava nella sua celletta, la ammoniva di non sedersi con le spalle verso Oriente, perché diceva di vedere lì un Santo in piedi, e lo considerava un atto di irriverenza. Le consigliava di pregare sempre prima di ogni sua azione, per poter avere successo. Nelle difficoltà diceva a sua figlia: «Non ti preoccupare. Pregherò, e quando sarà il momento, andrà tutto a buon fine. Se Dio non vuole, non accadrà. Lui sa. Io perché dovrei saperlo?».
Un anno, nella Domenica dell’Ortodossia, la madre Anna portava un’icona nella processione e vedeva il Santo raffigurato che camminava davanti a lei.
La madre Anna aveva una tale semplicità che mai le passava per la mente un pensiero di orgoglio, poiché considerava tutto naturale. Con la sua beata semplicità, la devozione, la purezza e la lotta piena di amore per Dio, fu ritenuta degna di ricevere molte visioni di santi. Vide il profeta Elia e gli baciò la mano. Vide il Precursore Giovanni Battista e notò persino il segno del taglio della spada sul suo collo! I Santi Teodori li vedeva spesso passare di notte con i loro cavalli e le loro armature attraverso Doxato. C’è una cappella dedicata ai santi Teodori e loro proteggono il villaggio. Vide anche San Basilio durante la Divina Liturgia.
Chiese di conoscere anche lo Spirito Santo, come raccontava lei stessa: «Avevo un dubbio, non riuscivo a capire com’è lo Spirito Santo. Volevo conoscere tutte le cose sante». Pregò, e lo vide in forma di colomba.
Una volta la madre Anna fu rapita in Paradiso, come narrava lei stessa: «La Grazia mi prese… camminavamo per una strada, bella strada, che attraversava campi dove c’erano anche spine. Poi aprimmo una porta e cominciammo a entrare in un giardino. Facemmo appena due passi dentro e iniziai a vedere cose meravigliose. C’erano cose da mangiare. Vidi le more, ti veniva voglia di prenderle. “Posso prendere una mora?”, chiesi. “No, non sono tue”, mi rispose, “verrà il tempo che saranno tue”. Tornammo indietro, non proseguimmo oltre nel Paradiso».
«Un’altra volta», raccontava, «avevo fatto una buona azione, non ricordo quale, ma ricordo che in un istante mi sollevò e mi portò su nel cielo. Salivo e vedevo gli uomini camminare come formiche. Come sarei scesa da lì? Pensavo e ripensavo… ero sola lassù. Gli uccelli volavano sotto di me, li vedevo. Poi venne un vento forte e mi riportò giù. Ma dicevo: dove sono ora, dove mi trovo? Allora capii che camminavo di nuovo sulla terra, nel mondo che conosco, perché quel mondo di lassù non lo conosco. Ancora ricordo gli uccelli che erano sotto di me».
Una volta udì una voce che le disse: «La tua virtù è traboccante», e nello stesso tempo sentì una grazia. La beata e semplicissima madre Anna, pur vivendo nella virtù, non sapeva nemmeno cosa fosse “virtù” e domandava a qualcuno: «Avevo una vicina a Kyrgia che si chiamava Aretì (Virtù) ed è morta. Perché mi è venuta in mente adesso, dopo tanti anni, ed è apparsa nel mio sogno?»!
Diceva che quando riceveva la Comunione, sentiva dentro di sé il nostro Signore per una settimana intera, e avvertiva le sue membra come membra di Cristo. Poi, quando andava a casa di sua figlia e beveva un caffè, prima beveva un po’ d’acqua per far scendere la Santa Comunione. Poi sciacquava il bicchiere del caffè e versava l’acqua nel vaso dei fiori. Onorava e custodiva con grande attenzione la Comunione.
Andava in chiesa alle sei, prima del sacerdote. Diceva: «Cristo arriverà prima di noi, e noi andremo dopo?». Nel volto di ogni sacerdote vedeva Cristo.
Era solita andare anche nei lontani eremi, per venerare e pregare. Ci andava a piedi, ma spesso qualcuno la prendeva in macchina.
Lavorava per guadagnarsi da vivere, far studiare sua figlia e accudire sua madre. Riceveva la pensione agricola dell’OGA, 15.000 dracme, e diceva: «Sono una regina!». Se le davano soldi, li donava alla Chiesa, mentre il cibo lo distribuiva ai poveri.
La madre Anna visitava anche il monastero dell’Ascensione a Sipsa. Le sorelle la amavano e si rallegravano di ospitarla. L’attuale madre Porfiria ricorda e scrive della madre Anna:
«Nella festa di San Caralampo, nel 1992, dopo una veglia, la nostra madre Acylina ci mandò, tre sorelle, a Doxato a vedere la madre Anna e a portarle legna e altre benedizioni. Era come una scena tratta da un antico Gerontikón. La casa era antichissima, abbandonata, poverissima. La madre Anna, curva, magra, con due occhietti azzurri che brillavano della luce di Cristo, ci disse molte cose: “Per voi che da giovani ragazze avete lasciato le vostre case e vivete sulle montagne, dove si trova il vostro monastero, che avete donato la vostra vita, che siete figlie di Dio e lo Spirito Santo è nascosto dentro di voi, più tardi, col tempo, Dio vi rivelerà i suoi segreti”. Era proprio quel pensiero che molto mi tormentava: se cioè la mia vita monastica avrebbe mai portato frutti. “Io”, ci diceva con una semplicità straordinaria, “ora vedo queste cose che ho una certa età”.
»Tutta la sua persona emanava profumo. Ci segnò con la croce una per una e a ciascuna riversò un fiume di benedizioni, proprio quelle di cui ognuna aveva bisogno.
»Ci raccontò di una visione con tre ragazze. Una si chiamava Acqua, l’altra Fuoco e l’altra Onore. “L’onore”, disse, “se lo perdi non lo ritrovi più. Il fuoco lo ritrovi, l’acqua pure”».
Ad un certo punto, mentre ci trovavamo sole, ci disse improvvisamente:
«Io ho passato tante cose, ma le ho custodite dentro di me, si sono impastate con la mia vita, sono diventate una cosa sola con me e con lo Spirito Santo».
– «Cioè, Madre, non dobbiamo parlare?»
– «Eh! Siete monachelle. Parlate un po’, ma dite sempre le cose buone, non quelle storte».
Quando avevamo qualche grande difficoltà, la gerontissa Anna appariva all’improvviso al nostro monastero, senza preavviso. Curva, pacata, con i suoi occhi azzurri colmi d’amore, sosteneva le sorelle, mostrava un immenso rispetto verso la nostra Madre Superiora, rimaneva due-tre giorni e poi se ne andava di nuovo. Di notte le sorelle, dalle celle vicine, la sentivano alzarsi per pregare con lodi, ringraziamenti, lacrime, colma di amore divino. Entravano nella sua cella e lei non se ne accorgeva nemmeno. Diceva che le lacrime della preghiera non dovevano essere asciugate con un fazzoletto, ma con la nappina del komboskini (rosario), perché quelle lacrime erano sante.
Una mattina, (allora nei giorni feriali celebravamo l’Ufficio all’Ascensione), al momento della venerazione delle icone, la gerontissa Anna si trovava accanto a me. La facevamo passare subito dopo la Madre Superiora e mai, per nulla, aveva opposto resistenza. Quella mattina, però, la vedevo immobile. Le dissi piano: «Andate a venerare». Mi colpì che non mi rispondesse. Glielo ripetei. Tutte le sorelle la stavano aspettando. Mi prese l’ansia e la sfiorai leggermente. Mi vergognavo anche, perché ero l’ultima arrivata nella fila delle rasofore e la rispettavo molto. Ma la Gerontissa era come una statua. Non si muoveva. Le sorelle continuarono, venerarono, terminò l’Ora Prima, prendemmo la benedizione e ce ne andammo. Dopo la colazione, la gerontissa Anna chiese di parlare con la nostra Madre. Le disse allora che, proprio lì accanto a lei, davanti al bancone delle offerte della chiesa dell’Ascensione, in mezzo a noi, stava il padre Georgios Karslidis, e lei, per il timore reverenziale, non poteva muoversi. «Mi spingevano», disse, «mi dicevano di andare a venerare. Ma come? Non vedevano il Padre?»
Un’altra sorella ricorda:
«Nel 1994 fu l’anno in cui, per la prima volta, la gerontissa Anna venne a visitare e a soggiornare nel nostro monastero. La grazia traspariva dal suo volto, donando a tutta la sua persona una misteriosa dolcezza che attirava ogni anima spirituale verso di lei. Quella dolcezza suscitò anche in me il desiderio di avvicinarmi e di conversare con lei, con spirito di discepola, su ciò che avrebbe potuto insegnarmi. La gerontissa Anna era molto conosciuta e con fama di santa donna, ma io non avevo mai sentito parlare di lei, perciò la avvicinai con la mente libera e senza influenze. Mi chinai, presi con umiltà la sua benedizione e, alzando il capo, rimasi scossa: lo sguardo cadde nei suoi profondi occhi azzurri, che mi penetravano fino in fondo all’anima. Pensai: “Una radiografia spirituale”.
Il suo aspetto ricordava un’antica asceta. Un piccolo fiore del deserto. I suoi poveri abiti monacali, il volto trasfigurato dalle continue veglie di preghiera, gli occhi incavati, tutto dava l’impressione di trovarsi davanti a un’asceta del deserto di Nitria. E soprattutto il profumo spirituale che emanava riempiva l’atmosfera attorno a lei. Ricordo ancora il suo rosario, logorato dal tempo, che scorreva senza fine tra le sue dita nodose, mentre recitava la sua amata preghiera del cuore.
In chiesa stava sempre in piedi; raramente si sedeva, e solo se la nostra Madre Superiora si era seduta. Quando la funzione si svolgeva nella piccola chiesa dell’Ascensione, del padre Georgios Karslidis, la vedevamo se era seduta, balzare in piedi; se già in piedi, rimanere attonita a fissare una direzione precisa. Poi si voltava sorpresa verso di noi e chiedeva: “Ma come? Non avete visto il Padre? È stato qui in mezzo a voi e vi guardava!”. Così pura era la vista della sua anima che percepiva i visitatori celesti, ma lei non riusciva nemmeno a rendersene conto, per la sua grande semplicità.
La gerontissa Anna, ospite del nostro monastero, abitava vicino al piccolo oratorio del Padre. Molte volte, al mattino, ci diceva con stupore: “Oh! Che veglia meravigliosa avete avuto stanotte! Ma che canti erano quelli!”. E di fronte alle nostre obiezioni che non avevamo fatto alcuna veglia quella notte, non riusciva a capire che non erano voci umane quelle che aveva udito. Un episodio simile lo raccontò una signora che la conosceva. Accanto alla casa della gerontissa Anna c’era l’edificio dell’OTE ( compagnia telefonica). Ogni notte, lei sentiva da lì dei canti. “Ma che bravi ragazzi sono questi!”, diceva alla signora. “Lavorano tutto il giorno e ogni notte vegliano in preghiera. Bravi! Che Dio li benedica”. Naturalmente, per tutti gli altri vicini, di notte quell’edificio era immerso in un silenzio assoluto».
La Gerontissa Anna pregava incessantemente. Ogni volta che andavo nella sua cella, a qualsiasi ora, mattina o sera, la trovavo in preghiera, seduta o in piedi con il suo rosario, e gli occhi sempre pieni di lacrime. Così la trovai anche un giorno che andai a portarle il vassoio con il pranzo. Si alzò, mi abbracciò, mi baciò e mi benedisse con affetto. Le chiesi:
— Gerontissa, che devo fare quando mi disturbano i cattivi pensieri?
— Devi dire la preghiera con il rosario. Più tardi se ne andranno. Più tardi però.
Poi guardò la mia fronte, il suo volto si illuminò e disse con gioia:
— Ah! Questa croce che hai sul tuo copricapo… e mi fece il segno della croce sulla testa dicendo: “Dio ti conceda ciò che desidera la tua anima”.
Aveva capito tutti i miei desideri spirituali.
— Dio ti ama mi disse di nuovo. — Adora Cristo. Goditi questa vita (monastica). Sei in un buon posto qui. Dio ti ha creato per amarlo e sei nata solo per Lui, per amarlo. Vivrai molti anni e morirai molto anziana.
Un’altra volta le chiesi:
— Come possiamo amare Cristo?
— Bisogna piangere per Cristo. Pensare continuamente alla Sua Passione. Piangere. E se non riuscite a piangere, che almeno il vostro cuore soffra: le lacrime verranno poi, e saranno anche migliori. Sei ancora giovane. Devi dimenticare quello che hai in mente. Devi guardare Cristo sulla Croce, Colui che è morto per noi, per tutti noi. Allora verrà l’amore per Lui.
Mi raccontò che, quando si trovava a Gerusalemme, vide in visione la Madonna che cercava il suo Figlio (che allora era prigioniero) e chiedeva, nel dolore e nell’angoscia, ai soldati, senza ricevere risposta. Raccontava tutto questo tra i singhiozzi, e sembrava che in quel momento stesso rivivesse la scena. Tanto mi colpì la sua figura che non volevo più allontanarmi da lei.
Un’altra volta le dissi: “Gerontissa, soffro quando penso a Cristo”. Mi rispose: “Questo ti salverà”. Le chiesi come diventare pura e mi rispose: “Questo verrà dopo anni”. Quando le dissi che avevo cattivi pensieri, mi disse: “Devi avere sempre Cristo davanti a te e dentro il tuo cuore. Chiedigli di non perdere ciò che hai e ogni male scomparirà. Invoca la Santa Trinità. Non allontanare mai Cristo dal tuo pensiero. Io lo porto sempre dentro di me, Gesù Cristo Crocifisso. E anche tu devi avere sempre Cristo davanti a te e non rattristarti, perché il diavolo combatte tutti noi”.
Amavo molto la Gerontissa Anna perché amava Cristo con tutto il suo essere. Era la sua vita, non pensava ad altro. Viveva in un altro mondo, nel Suo mondo. I suoi occhi, quegli occhi meravigliosi, sembrava che vedessero tutto, visibile e invisibile. Aveva amore, tenerezza per tutti, pregava per tutto il mondo e ricordava i nomi che le venivano affidati. Adorava letteralmente Dio con tutto il suo essere. Non mangiava, non dormiva, per donare tutto alla preghiera. Viveva nella povertà più assoluta. Non aveva alcuna comodità. La sua casa era una rovina. Non le importava e non si lamentava mai di nulla. Non desiderava nulla. La sua unica preoccupazione era mantenere Cristo.
La povera celletta della Gerontissa Anna raccoglieva molte persone sofferenti e assetate spiritualmente, e lei, benedetta, trasmetteva consolazione e pace. Secondo le necessità spirituali di ciascuno, consigliava con semplicità e praticità, secondo la sua esperienza e la Grazia che possedeva:
- «Vai (in pellegrinaggio) a Gerusalemme, lì ci sono tutti i nostri Santi».
- «Bisogna tormentare la propria anima perché Dio ascolti».
- «In questa vita siamo di passaggio. Siamo venuti e ce ne andiamo. Solo le montagne restano al loro posto».
- «Se uno sbaglia, è malato. Il peccato è una malattia. Dobbiamo avere compassione per chi pecca».
- «Tutti moriremo, ma la morte è difficile».
- «Qui (in questa vita) è il peso. Bisogna alleggerire l’anima. Lassù tutto è compiuto».
- «Ognuno digiuni secondo le proprie forze, quanto regge il suo spirito. Dio non guarda alle quantità, ma conosce la nostra anima. Io digiunavo anche le olive e, quando dovevo fare la Comunione, resistevo anche a questo. Non mi danneggiava. Ma il troppo digiuno affatica l’anima e non permette di pregare. La mente, quando è stanca e affamata, non riesce a scendere nel cuore e non sente l’anima».
- «Servi te stesso e quelli che hai in casa. A volte passavo la giornata ,con solo una bottiglia d’acqua non mi succedeva nulla, la sera mangiavo una cipolla. Lavoravo nei campi e non mi succedeva niente. Col digiuno non ti succede nulla, ma quando passa l’età, tutto viene a galla. Gli organi si indeboliscono e non riesci più. Ora porto la croce, ma lotto per fare il mio digiuno. Carne non ne mangio».
- «Quando pregate la Madonna per qualcosa, vuole ascoltarvi, ma vuole anche la vostra pazienza e volontà. Osservate il digiuno del Mercoledì e del Venerdì. In generale la Madonna vuole il digiuno. Ne gioisce e può intercedere presso il nostro Signore Gesù Cristo».
- «Qualsiasi tristezza abbiamo dobbiamo portarla con pazienza. Non dobbiamo inaridire la nostra anima, ne diremo parole cattive, né a Dio né a chi ci provoca la tristezza. La porteremo come un nostro vissuto. È venuta per noi, Dio la toglierà e ci porterà cose migliori. E se ci lamentiamo o ci rattristiamo, cambierà qualcosa? Se ci amareggiamo, danneggiamo solo noi stessi. Noi faremo la nostra parte umana, il resto a Dio. La pazienza non ha limiti».
- «Ho provato tutto, solo la pazienza mi ha aiutato. Gloria a Dio».
- «Quello che desiderate non potete chiederlo a Dio se non osservate digiuni e giustizia. Fate elemosina quanto potete. Avendo tutto, glorificate Dio. “Gloria a Dio” dobbiamo dirlo, perché ricordandolo ne godiamo, e quella gioia la prende Dio».
- «Pregate prima Cristo, poi Angeli, Santi. Chiunque vi venga in mente, chi volete. Non solo uno in particolare. Perché tutti si prendono cura di noi, anche di notte. Di notte, mentre noi preghiamo, loro portano le nostre preghiere alla Madonna e la Madonna le porta a Cristo».
- «Quanto più cerchiamo e sentiamo devozione, tanto più vogliamo difficoltà. Per questo Dio ci prova. Vuole vedere se possiamo resistere. Sia nel bene che nel male dobbiamo avere pazienza. Dio ci ha dato tutto qui».
- «L’onore (oggi) dove trovarlo? È sparito, volato via. Non esiste più. L’onore è ornamento dell’uomo, nella vita e nella morte. E quando moriremo ci sarà chiesto il nostro onore».
- «A volte mi viene una tristezza senza che io voglia. Però non mi dispero. Che venga anche questa. Il tempo porta, il tempo toglie. Dobbiamo passare tutto questo, perché siamo debitori a Dio. Come Dio dà, così toglierà. Non abbiamo altro meglio della pazienza. Non disperiamoci. Più durerà, più gioia avremo».
- «Mantieni tanto la tua anima, non metterci dentro la logica, pensa cose sante, pensa a quale Santo ti aiuterà. Qualsiasi cosa farai, i Santi ti assisteranno».
La Gerontissa Anna benediceva molti giovani che poi si sposavano con un matrimonio felice. Ad altri predisse la nascita dei figli, indicando perfino il loro numero. A un giovane predisse che sarebbe stato ammesso nella facoltà che desiderava: all’inizio avrebbe avuto difficoltà, ma poi sarebbe andato bene, come avvenne. A una signora con molti figli, che non poteva lasciarli per andare ai Luoghi Santi, predisse che avrebbe realizzato il suo desiderio, e proprio nel luogo del ritrovamento della Santa Croce avrebbe pianto, come accadde.
Una volta una donna le disse: «Gerontissa, ho il colesterolo e i medici mi hanno detto di ridurre il cibo. Sono sfinita, non riesco ad alzare il braccio». Lei rispose: «Non mangi, figlia mia. La vita viene dal cibo. Non ascoltare i medici. Comincia a mangiare». Poi pregò con lei: «… e l’Elena… che non si ammali, che farà con i suoi sei bambini? Prendi da me e dona a lei la forza». La signora Elena si rialzò ed era guarita.
Molte volte la Gerontissa affrontò esperienze con i demoni, ma la sua beata semplicità e la sua umiltà erano scudi che la proteggevano dalla loro malizia. Una volta raccontò: «Andai a pregare e uno venne e mi diede uno schiaffo qui, e sentii cattivo odore. Mi alzai, pensai… Appena mi colpì, venne un Angelo del Signore, lo vidi, e disse: “Che diritto hai di avvicinarti a lei? Porta una corona sul suo capo”. E sparì. Lo schiaffo, che mi fece male, me lo ricordo».
Chi l’ha conosciuta testimonia: «Quando conobbi la Gerontissa Anna, aveva più di novant’anni. Non la sentii come una persona anziana, ma come una bambina incredibilmente gioiosa. Era leggera, innocente, il tempo sembrava non averla toccata. Era il volto più bello e dolce che avessi mai visto. Ancora oggi trovo conforto solo pensando alla dolcezza e alla grazia del volto della Gerontissa Anna».
Si addormentò nel Signore nel 1998, all’età di 95 anni. Sul letto di morte invocava tutti i Santi che conosceva, e in particolare San Alessio, per il quale aveva una particolare devozione.
Eterna sia la memoria della Gerontissa Anna. Che abbiamo la sua benedizione. Amen.
(Dal libro Asceti nel mondo, 5ª narrazione. Edizioni: Sacro Eremo “San Giovanni il Precursore”, Metamorfosi, Calcidica)