Da dove viene la salvezza? Archimandrita Epifanios Oikonomou

         Foto:San Giorgio, Paphos, Cipro

Da dove viene la salvezza?

Nella sua Lettera ai Galati, l’apostolo Paolo affronta – tra gli altri – un tema di primaria importanza spirituale, che riguarda tutti coloro che desiderano vivere in Cristo. Da esso nasce quella conoscenza mediante la quale si conquista il Regno dei Cieli.
Si tratta del tema della salvezza dell’uomo e del modo in cui essa si realizza.

Come accade oggi, così anche nei primi tempi apostolici molti cristiani pensavano che la salvezza dell’anima fosse frutto della rigorosa osservanza della Legge data da Dio agli uomini. Credevano cioè che dipendesse da un’attenzione scrupolosa agli aspetti esteriori della vita cristiana; ma tale cieca attaccatura ai formalismi allontana dall’essenza e dalla verità autentica. Paolo, invece, rimette le cose al loro posto e insegna che la salvezza dell’anima è frutto di una fede vera e concreta, lontana dall’ipocrisia e dalla menzogna, libera dalla prigionia delle forme, una fede che non cerca di mettersi in mostra, ma che riscalda i cuori e li orienta all’amore di Dio.

L’osservanza dei comandamenti

Vediamo come viene intesa questa fede secondo la visione ortodossa.
Anzitutto come fiducia assoluta nella volontà di Dio, testimoniata dall’osservanza puntuale dei Suoi comandamenti. «Senza il rispetto dei divini comandamenti, l’uomo non può progredire nemmeno in una virtù», dice l’abba Agatone. Dio si prende cura del bene delle sue creature, purché esse si affidino a Lui senza esitazioni e dubbi, con totale fiducia nelle Sue scelte e nei Suoi criteri. È Dio che apre strade, che offre intelletto e discernimento a tutti perché sappiano distinguere il bene dal peccato e regolarsi di conseguenza nella vita. Egli soprattutto offre se stesso come modello di vita umile, mite, amorevole e disinteressata.

L’amore verso Dio

La fede è intesa anche come amore verso il volto di Dio. Questo amore supera i limiti delle teorie sterili o delle ideologie ipocrite, quando si concretizza nel volto di ogni uomo, che è immagine vivente di Dio. È significativa la frase di san Massimo il Confessore: «Chi ama Dio non può non amare ogni uomo come se stesso». L’amore totale dell’uomo verso Dio è espressione di gratitudine per tutto ciò che Egli gli ha donato: le gioie e i successi, la vita e i suoi beni, ma anche le tristezze e le prove, che diventano purificazione dell’anima per coloro che le accolgono come visita di Dio.

La vita ecclesiale

La fede è intesa inoltre come partecipazione costante e consapevole alla vita della Chiesa, che il Signore ci ha lasciato per consolidare la vita spirituale e l’unione ontologica con Lui.
I Santi Misteri garantiscono la comunicazione ininterrotta tra l’uomo e Dio, santificano e purificano l’uomo caduto, assicurano un cammino sicuro e armonioso nelle strade della vita e sono un anticipo della gioia celeste che Dio ha promesso ai cittadini del Suo Regno.

Riflettiamo dunque su quanto detto, considerando la misura e la qualità della nostra fede.
Se siamo seguaci dello scrupolo sterile, liberiamocene, perché esso è estraneo alla concezione ortodossa della fede e della vita ecclesiale.
Se siamo attaccati alla formalità rituale, consapevolmente o inconsapevolmente, comprendiamo che la salvezza dell’anima riguarda qualcosa di più profondo e sostanziale: il grado della nostra fede vissuta concretamente nel Signore Gesù Cristo, che si esprime nella fiducia nella Sua volontà e nell’osservanza dei Suoi comandamenti, nell’amore infinito verso la Sua Persona e nella partecipazione cosciente ai Suoi Misteri.

Archimandrita Epifanios Oikonomou
Opuscolo Voce del Signore 

Diaconia Apostolica Atene 

Anno 73º – 21 settembre 2025 – N. 38 (3773)


L’Apostolo della Domenica (Gal. 2,16-20)

Fratelli, sappiamo bene che l’uomo non può salvarsi con le sue opere o con la semplice osservanza della Legge, ma solo con la fede in Gesù Cristo.
Per questo anche noi abbiamo creduto in Lui: la nostra salvezza viene dalla fede in Cristo, non dalle opere della Legge, perché con quelle nessuno potrà salvarsi.

E se, pur cercando la salvezza in Cristo, ci scopriamo peccatori, vuol dire forse che Cristo approva il peccato? Certo che no!
Perché se ricostruisco quello che avevo distrutto, mi mostro trasgressore.
Attraverso la Legge, io sono morto alla Legge, per poter vivere con Dio.

Il mio vecchio io è stato crocifisso insieme a Cristo. Ormai non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me.
La vita che ora vivo su questa terra, la vivo nella fede nel Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.


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