Alcune regole fondamentali per una corretta confessione

Alcune regole fondamentali per una confessione corretta

  1. Devi confessare «tutti i tuoi peccati, così come sono avvenuti. Non nascondere nulla, non modificare nulla, non attribuire a nessun altro le tue cadute. Anche non basta fare un elenco “freddo” dei peccati, ma fai anche una presentazione generale del tuo stato interiore: delle passioni e inclinazioni, dei difetti e delle debolezze, in modo che il padre spirituale, come un medico delle anime, possa farsi un’immagine completa della tua malattia e aiutarti efficacemente nella cura.

    Se nascondi deliberatamente (non perché hai dimenticato) qualche peccato, per vergogna, resti senza perdono anche per quelli che hai detto. È nota la storia del penitente che vedeva uscire serpenti (demoni-passioni) dalla bocca di chi si confessava. Se invece chi confessa ha nascosto un peccato per vergogna, il serpente corrispondente al peccato non confessato non solo non è uscito, ma tutti gli altri serpenti (demoni-passioni) che erano usciti rientrano nella povera persona che ha fatto una confessione incompleta.

  2. Il modo di descrivere i peccati deve essere particolarmente attento, in modo da coniugare accuratezza, semplicità, chiarezza e modestia. Vale a dire: riferirai sinteticamente e senza troppe parole le circostanze e i dettagli particolari di ogni peccato — dove, come, quando, ecc. — affinché il padre spirituale comprenda il peso. D’altro lato, bisogna evitare descrizioni dettagliatissime e prolisse, che sono faticose e talvolta addirittura scandalose.

    Forse nascondono anche una tendenza a compiacersi con gli altri o a giustificarsi davanti al padre spirituale. Questi dettagli inutili non giovano né a te né al padre spirituale. È bene notare specialmente che, se hai peccato con altre persone (per esempio, hai fatto un furto con alcuni amici o sei caduto in peccato carnale con qualcuno), è meglio non rivelare la loro identità. Pentiti per il tuo peccato, e lascia che la loro identità resti alla giustizia e alla misericordia del Signore.

  3. Una confessione corretta ha i seguenti dieci caratteri:

    1. È breve ma anche sostanziosa: senza omissioni ma anche senza parole inutili, vuote o ripetitive, digressioni o persino favoleggiamenti. Prima, dovresti avere chiaro ciò che dirai (o averlo annotato su un piccolo foglio) e non cercare in quel momento di ricordare o scoprire i tuoi peccati.

    2. È umile: fatta con consapevolezza della propria peccaminosità e del proprio senso di colpa, una consapevolezza che si riflesse nelle parole, nell’aspetto e nell’atteggiamento del cristiano. Non è corretto, per esempio, stare con le gambe accavallate o rispondere al cellulare durante la confessione. Specialmente per il cellulare, bisogna aver provveduto in anticipo che sia su modalità silenziosa o completamente spento.

    3. È sincera, non contiene cioè nulla di meno o di più della pura verità, senza scuse, senza giustificazioni, senza addossare la colpa ad altri, nemmeno al diavolo.

    4. È immediata, fatta cioè senza procrastinazione. Appena la coscienza ti rimprovera per qualche peccato, devi correre dal padre spirituale a confessarlo, perché non sai in che momento la morte potrà venire senza preavviso.

    5. È discreta, caratterizzata da buon giudizio, ortodossia, prudenza, nonché da una espressione chiara, attenta e ordinata.

    6. È completa, include cioè tutti i peccati; non deve essere trascurato nulla per poi confessarlo ad un altro padre spirituale.

    7. È penitenziale, fatta con profonda devozione e contrizione, con un santo pudore, come quello del pubblicano nella parabola evangelica, che non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo “Dio mio, abbi pietà di me peccatore”. (Luca 18:13)

    8. È segreta, cioè al di fuori del sacerdote-padre spirituale e del cristiano che confessa, nessun altro deve sapere il contenuto della confessione. Il segreto della confessione vale non solo per il sacerdote-spirituale ma anche per il penitente: se qualcuno – cosa improbabile e praticamente quasi impossibile – udì la confessione di un altro, ha l’obbligo di non rivelarla mai, né a nessuno, ma portarla con sé nella tomba. Molto più, il padre spirituale non può in alcun caso manifestare i peccati che gli sono stati confessati, anche se ciò gli costasse la vita.

    9. È un inizio di nuova vita. Con la confessione si prende una ferma decisione di combattere coscientemente, non solo per non ripetere i peccati confessati, ma anche per riparare, se è praticamente possibile, tutto il male che si è fatto (per esempio risarcire chi si è danneggiato, restituire ciò che si è rubato, chiedere perdono a chi si è offeso, ecc.). In caso contrario, la tua penitenza non è vera.

    10. È accompagnata da una pronta accettazione della penitenza o della regola che il padre spirituale potrà stabilire (digiuno, elemosina o qualsiasi altra cosa consideri opportuno), e che non costituisce “pena” o “punizione” ma un mezzo terapeutico e pedagogico mirato alla tua assistenza spirituale e alla tua guarigione.

Dal libro " Come saremo salvati " edizioni Monastero Paraclito 


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