San Sofronio di Essex: “Quando uno comincia a pregare, la preghiera stessa gli risolverà i dubbi”
Testo tratto da un discorso dell’Archimandrita Sofronio (Sakharov) del Monastero di San Giovanni Battista a Essex:
San Sofronio di Essex: “Quando uno comincia a pregare, la preghiera stessa gli risolverà i dubbi”
Solo vivendo la Divina Liturgia, per quanto possibile e accessibile a noi, con tutto il nostro essere, diventiamo gradualmente sensibili a molte cose che passano inosservate da coloro che non conoscono Cristo, non Lo amano e non vivono secondo lo spirito dei Suoi comandamenti…
Sono già sessantasette anni che vivo nel ràsson (abito monastico), e ogni volta la Liturgia per me è qualcosa di nuovo, unico! È impossibile abituarsi ad essa! E quando troviamo riposo nel profondo del cuore grazie alla vicinanza di Dio, allora ci è certamente più facile servire gli altri. Vorrei quindi che anche voi parliate con un cuore pieno di gratitudine verso Cristo, per il fatto che ha trovato un modo per unirsi a noi.
Cercate di vivere ogni volta più profondamente ciò che visse Cristo nell’Ultima Cena, quando istituì il grande mistero dell’Eucaristia. Allora la Liturgia sarà salvifica non solo per voi, ma anche per coloro che vi partecipano. Non spetta solo ai sacerdoti vivere nel cuore le sofferenze di Cristo per il mondo… Ogni cosa che esiste, esiste perché Dio la pensa. Dio pensa il mondo, e il mondo esiste. Se cercate la volontà di Dio con semplicità e umiltà, Dio può trasformare qualsiasi situazione, anche la più negativa. Tutto dipende dalla nostra relazione con Dio. Se abbiamo fiducia nella Sua provvidenza…
Così deve essere il cristiano. Come un “cavo ad alta tensione”, sul quale può posarsi un uccellino senza danno alcuno, ma attraverso il quale scorre un’energia capace di far esplodere il mondo intero. Ecco come tocchiamo il Regno eterno di Cristo.
Come possiamo conoscere Dio “così com’è”? Cristo ci mostra la via esortandoci a rimanere nella santità per non nuocere al prossimo, a preferire gli altri a noi stessi, a non cercare di dominarli.
Dobbiamo morire a noi stessi, affinché gli altri possano vivere.
Per cambiare la nostra vita, serve ascesi; serve imparare a spostare il nostro spirito dalle cose comuni e passionali verso Dio… La nostra ascesi, invisibile agli altri, rimane nella sua piena forza davanti agli occhi di Dio.
Come passare una giornata senza peccato, cioè santa? Ecco il nostro problema quotidiano. Come trasformare il nostro essere, la nostra mente, i nostri sentimenti, persino le nostre reazioni naturali, affinché non pecchiamo contro il nostro Padre celeste, contro Cristo, lo Spirito Santo, la natura umana, il fratello e ogni cosa in questa vita?
“Degnati, Signore, in questo giorno di custodirci senza peccato”. Quante volte ho ripetuto questa preghiera della Chiesa! Una vita senza peccato su questa terra apre le porte del Cielo. Non è la ricchezza delle conoscenze che salva l’uomo. È la vita senza peccato che ci prepara alla vita con Dio nel secolo futuro. La grazia dello Spirito Santo ci insegna le verità eterne nella misura in cui viviamo secondo i comandamenti: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo essere, e il tuo prossimo come te stesso”. Sì, mantenete sempre questi comandamenti.
Quando uno comincia a pregare, la stessa preghiera gli risolverà i dubbi.
“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi”. Quando pronunciamo questa preghiera, entriamo in una relazione personale con Cristo che va oltre la logica. La vita di Cristo penetra lentamente in noi.
Rimanete nella preghiera, rimanete nella lotta, cercate di passare la giornata senza peccato. Tutto il resto sarà dato dallo stesso Dio.
Trasformate ciò che dovete fare in preghiera.
Per conservare la grazia dello Spirito Santo, dobbiamo astenerci da ogni pensiero che non piaccia a Dio, ci dice il padre Silvano. Ecco il nostro compito. Ecco la nostra coltivazione spirituale. Poiché si tratta della salvezza eterna, questo non finisce mai. Iniziamo e ricominciamo senza fine.
Ingegnatevi a trovare modi per essere con Dio!
Ho detto alla fratellanza di custodire nel Monastero prima di tutto la Divina Liturgia.
Scrive il padre Sofronio nel suo libro: “Quando ero nel deserto (nella grotta della Santa Trinità) e celebravo la Liturgia da solo, con me avevo solo un monaco – che veniva per rispondere alle litanie, leggere l’Apostolo e dare la necessaria partecipazione, in luogo del popolo – allora né io né quel monaco sentimmo mai alcuna mancanza: tutto il mondo era lì con noi; il mondo e il Signore; il Signore e l’eternità.
La preghiera è un dono inestimabile del cielo, ma richiede da parte nostra “studio”. Per l’incontro con il Cristo Vivente non è affatto esagerato rinunciare ai piaceri allettanti e preferire sopra ogni cosa il dialogo con Lui.
Mi fu dato questo eccezionale privilegio, oso dire, questa beatitudine, che raggiunse il suo apice nel deserto. Il significato ascetico di “deserto” non si riferisce a un luogo geografico, ma a uno stile di vita: è l’allontanarsi dagli uomini, dove nessuno vede o sente l’asceta, dove nessuna autorità umana si esercita su di lui e lui non esercita autorità su alcuno. Questa libertà è necessaria per l’immersione completa dello spirito – ma anche dell’intero nostro essere – nella sfera divina.
Allora può esserci trasmessa la divina apatheia (impassibilità), superiore a ogni valore terreno. In essa, l’uomo non pensa mai di essere superiore al suo fratello. Non cerca alcun onore, gloria, tanto meno ricchezze materiali.
Oh, la vera definizione della libertà autentica non può essere espressa a parole! Non so perché la Divina condiscendenza abbia voluto che vivessi nel deserto la “libertà dei figli di Dio” (Romani 8,21).
Fonte: Archimandrita Sofronio (Sakharov), Vedremo Dio così com’è — Capitolo: Sulla libertà spirituale