Perché si benedicono le uve nella festa della Trasfigurazione del Signore? (6 agosto)

Perché si benedicono le uve nella festa della Trasfigurazione del Signore? (6 agosto)

G. Skaltsis, Professore dell’Università Aristotele di Salonicco
Estratto

La benedizione dell’uva nella festa della Trasfigurazione si comprende attraverso le dimensioni teologiche, antropologiche e cosmologiche di questa celebrazione.

Il Signore, «sei giorni» o «circa otto giorni» dopo aver preannunciato la Sua Passione, «salì su un alto monte… e si trasfigurò davanti a loro (Pietro, Giacomo e Giovanni), e il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce».


Egli è il Creatore del mondo, ma anche il Signore degli ultimi tempi. Egli è la vite:
«che ha le sue radici nei cieli, ma i tralci sulla terra; vite potata nel corpo, ma non nella radice; vite che, al terzo giorno dalla potatura, fa germogliare il grappolo della Risurrezione».

È naturale, dunque, che con la Trasfigurazione del Signore venga illuminato e glorificato tutto il cosmo.

La Trasfigurazione del Salvatore Gesù Cristo

La creazione si rallegra e riacquista lo splendore che aveva al momento della sua origine. Per questo motivo anche la creazione, rispondendo in modo doxologico (cioè lodando) a questo dono e a questa speranza, si rivolge al suo Creatore e lo ringrazia. Anche la Chiesa, nella festa più adatta — quella della Creazione e degli Ultimi Tempi, del rinnovamento e della speranza — è solita benedire il mondo e le sue primizie, confermando così che il rinnovamento parte da Dio, passa attraverso la natura e si compie nella salvezza dell’uomo.


La benedizione dell’uva, primizia rappresentativa del mondo, è un atto liturgico che sottolinea in modo particolare l’offerta di lode e di ringraziamento della materia e dei frutti della terra al Dio Creatore e Artefice di tutte le cose.

Tanto più, poi, considerando che questo frutto della vite ci dà il vino, che Cristo ha benedetto a Cana per sottolineare la trasformazione del mondo in Cristo, e ce lo ha consegnato nell’Ultima Cena come quell’elemento che, insieme al pane, durante la Divina Liturgia si trasforma carismaticamente in «corpo e sangue» del Signore, nella Divina Eucaristia.

Oltre a ciò, la benedizione dell’uva sottolinea anche la necessità di una continua fruttificazione spirituale e di un cammino di trasformazione dell’uomo, giacché «coloro che si distinguono per l’elevazione delle virtù, saranno anche resi degni della Gloria Divina».

Rivista "Efimerios", settembre 2000, pp. 11-14.


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