Peccati mortali e veniali, Dimitrios Panagopoulos
Peccati mortali e veniali
Dimitrios Panagopoulos
Spesso sentiamo parlare di peccati mortali e peccati veniali, ma la verità è che pochi di noi sanno distinguerli correttamente.
Poiché la distinzione tra i peccati è essenziale per ogni persona, riportiamo alcune informazioni su queste due categorie – peccati mortali e veniali – affinché sappiamo dove stiamo andando. Infatti, molti di noi cadono in peccati mortali e pensano: "Ah, non è niente!", mentre altri cadono in peccati veniali e si convincono di aver commesso peccati mortali, cadendo così nella disperazione.
a) Riguardo ai peccati mortali
Secondo Gennadio Scolario, Coresio e Crisanto di Gerusalemme, come riporta San Nicodemo, i peccati mortali sono peccati volontari che offendono l’amore tra noi e Dio, oppure tra Dio, noi e il prossimo, rendendo colpevole l’anima della condanna eterna. L’amore tra noi e Dio è offeso, ad esempio, quando bestemmiamo Dio, mentre l’amore tra noi, Dio e il prossimo è offeso, ad esempio, quando uccidiamo qualcuno.
I seguenti sono i sette peccati considerati mortali:
- Superbia
- Avidità
- Lussuria
- Invidia
- Gola
- Ira
- Accidia (negligenza spirituale)
Da questi sette peccati fondamentali derivano tutti gli altri. Secondo Gabriele di Filadelfia e Nicola Bulgaris, da ciascuno scaturiscono molti altri peccati, ad esempio:
- Dalla superbia: vanagloria, arroganza, ostinazione, ipocrisia, disobbedienza, ostentazione.
- Dall’avidità: avarizia, crudeltà, inganno, furto, falsa testimonianza, slealtà, empietà.
- Dalla lussuria: adulterio, omosessualità, incesto, pornografia, autoerotismo, cecità mentale, irreligiosità.
- Dall’invidia: gelosia, rancore, ingratitudine, omicidio, odio per i beni altrui.
- Dalla gola: ubriachezza, eccessi, pigrizia, desideri carnali.
- Dall’ira: bestemmia, vendetta, maledizione, litigi, risse, omicidio.
- Dall’accidia: tristezza per il bene, scoraggiamento, disperazione, negligenza nelle opere buone.
Tutti questi peccati sono radicati nell’anima come passioni. Alcuni sono più gravi di altri, alcuni ne causano altri: ad esempio, la lussuria e la negligenza nascono dalla gola; l’invidia, l’ira e l’avidità conducono all’omicidio e al litigio.
Secondo Teofilatto di Bulgaria, la radice di ogni peccato – mortale o no – è l’amor proprio, come afferma anche San Paolo in 2 Timoteo 3:2-7: "Gli uomini saranno egoisti, avari...".
b) Riguardo ai peccati veniali
I peccati veniali sono quelli che non danneggiano l’amore verso Dio o il prossimo, né rendono l’uomo nemico di Dio o degno della dannazione eterna. Sono peccati a cui possono essere soggetti anche i santi, come testimoniano le Sacre Scritture:
- "Tutti sbagliamo in molte cose" (Giacomo 3:2)
- "Se diciamo di non avere peccato, inganniamo noi stessi" (1 Giovanni 1:8)
- "Nessun vivente è giusto davanti a te" (Salmo 142:2)
- "Non c’è uomo che non pecchi" (1 Re 8:46)
- "Abbiamo peccato, siamo stati iniqui" (Daniele 9:5)
Secondo il Concilio di Cartagine (canoni 125-127), sono veniali peccati come:
- La prima spinta verso un desiderio illecito.
- La prima scintilla di odio.
- Una bugia scherzosa o non intenzionale.
- Una gelosia passeggera, cioè un piccolo dispiacere per i beni di un altro.
Tutti noi siamo soggetti a questi peccati. È triste vedere cristiani devoti che, cadendo in peccati mortali, li scambiano per veniali. Tuttavia, il Signore può usare ogni caduta per risvegliare e salvare le anime.
Spesso ciò accade a coloro che possiedono molte virtù: il diavolo cerca un punto debole da cui colpirli, anche se ne hanno tanti altri forti.
La difficile distinzione
La differenza tra peccato mortale e veniale è difficile da discernere. Per questo motivo, riportiamo l'opinione di alcuni santi:
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Sant’Anastasio il Sinaita: "Peccato mortale è quello compiuto con consapevolezza; peccato non mortale è quello compiuto per ignoranza. La bestemmia contro Dio o i grandi peccati coscienti (omicidio, adulterio) sono mortali".
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Il 5° canone del VII Concilio Ecumenico e l’esegeta Ecumenio: "È mortale il peccato di chi non si pente e non si corregge".
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Giorgio Coresio afferma che i peccati mortali differiscono dai veniali come differisce un’azione malvagia da una parola oziosa o da un pensiero cattivo.
La triplice forma del peccato:
- Atto malvagio → mortale
- Parola cattiva → può essere veniale
- Pensiero malvagio → veniale se non realizzato
Gennadio Scolario classifica i peccati secondo:
- La mente: pensieri cattivi.
- La lingua: parole malvagie.
- Il corpo: azioni cattive.
Un pensiero malvagio può diventare peccato mortale solo se messo in pratica (es. superbia attiva, rancore, eresia). Se un pensiero (es. odio, incredulità) passa semplicemente per la mente, è veniale.
Lo stesso vale per la lingua: bestemmia, falsa testimonianza, giuramento falso sono mortali se realizzati, non se solo pensati.
I peccati corporali, come lussuria, adulterio, omicidio, aborto, sono mortali se compiuti. Ma se un desiderio peccaminoso (ad esempio, di lussuria) appare nella mente e non viene accolto né seguito da azione, resta un peccato veniale.
Come dice l’apostolo Giacomo (1:15):
"La concupiscenza, concependo, genera il peccato (veniale); e il peccato, una volta compiuto, genera la morte (diventa mortale)".
In sintesi: i peccati mortali rimangono veniali se non si realizzano in parole o opere.
Fonte:
Tratto dalla rivista “Santa Marina” di Atene, n. 197 del 1959 (estratto).