La guarigione della volontà dell’uomo Il brano evangelico letto nella Divina Liturgia di oggi descrive la guarigione di un paralitico presso la piscina di Betesda, vicino alla Porta delle Pecore, attraverso la quale passavano gli animali destinati ai sacrifici nel Tempio di Gerusalemme. Il nome “Betesda” potrebbe essere tradotto nella nostra lingua come “casa della misericordia” o “della compassione”. Era dunque un luogo sacro, una sorgente benedetta, come si dice nella tradizione ortodossa, dove i malati venivano guariti in modo miracoloso. Il paralitico del racconto giaceva infermo da ben trentotto anni, solo e senza aiuto. Il Signore gli si avvicinò e gli pose una domanda apparentemente superflua: «Vuoi guarire?». Questa domanda si rivolge anzitutto alla volontà, al desiderio, alla libera scelta dell’uomo che soffre della malattia del peccato. Infatti il peccato non è semplicemente la trasgressione di un comandamento o di un codice morale, ma è il fallimento, la scelta sbagliata, ...
La Chiesa, immagine del Regno di Dio Il brano evangelico di oggi è un’immagine del Regno di Dio. Gesù Cristo, il Signore Risorto, Colui che ha distrutto il potere della morte, entrò «a porte chiuse» là dove i discepoli erano riuniti «per timore dei Giudei», si pose in mezzo a loro e trasmise la sua pace e lo Spirito Santo affinché perdonassero i peccati degli uomini. Questo è il compito principale della Chiesa: riconciliare l’uomo con Dio, con sé stesso e con il prossimo; liberarlo dai peccati, renderlo degno di contemplare e partecipare al Cristo Risorto e farlo diventare partecipe del Regno di Dio. Il Signore apparve in mezzo ai suoi discepoli, o meglio nel cuore di ciascuno di loro, secondo san Gregorio Palamas. Tommaso, come è noto, era assente dall’assemblea dei discepoli durante la prima apparizione del Risorto. Sembra che si fosse isolato, dominato da dubbi e paura. Per questo mostrò incredulità di fronte alla testimonianza degli altri discepoli che avevano visto il Sign...
— Padre, vivremo situazioni anomale in Grecia? Dovremmo forse preoccuparci di fare delle scorte? Molti di noi sono in ansia soprattutto per i nostri figli e già si sentono dire tante cose. Che cosa dobbiamo fare? — Ascolta, figlio mio Marco. L’epoca che stiamo attraversando ha come caratteristica principale l’apostasia dell’uomo dal Dio Trinitario. Gesù Cristo ha cessato di essere una priorità nella nostra vita. Ci preoccupiamo di cose effimere e non comprendiamo che la nostra patria è il cielo. Di conseguenza, da una parte è naturale che si manifesti questa inquietudine, che in sostanza tradisce la mancanza di fede, la mancanza di fiducia in Cristo e nella Madre di Dio. Dall’altra parte è naturale che il buon Dio permetta alcuni piccoli scossoni affinché ci risvegliamo dal torpore generale. Scosse di questo tipo sono descritte in modo dettagliato nella Sacra Scrittura nei periodi in cui l’antico Israele si allontanava da Dio. Attacchi da parte dei popoli vicini, deportazioni, t...
Non possiamo essere salvati senza la pratica dei comandamenti. Chi è più stolto di colui che disobbedisce a Dio e non si preoccupa di ottenere la sua adozione? Infatti, chi crede che Dio esista immagina per Dio realtà grandi e sublimi. Sa cioè che Egli è l’unico Sovrano, Creatore e Signore di tutte le cose, ed è immortale, eterno, incomprensibile, ineffabile, incorruttibile, e che il suo regno non avrà fine. Colui dunque che sa che Dio è così, come potrebbe non desiderarlo? Come potrebbe non preoccuparsi di consegnare perfino la propria vita alla morte per amore suo, per meritare, non dico di diventare suo figlio ed erede, ma almeno uno dei suoi veri servi, che stanno accanto a Lui? Se poi chiunque lotta e osserva fedelmente tutti i comandamenti di Dio diventa, nascendo dall’alto (Gv 3,3), anche figlio di Dio e suo figlio, ed è riconosciuto veramente da tutti come fedele e cristiano, noi invece disprezziamo i comandamenti di Dio e trasgrediamo le sue leggi, per la cui violazione Egli c...
L’OPERAZIONE DELLA MADONNA Un giorno Sofia si ammalò gravemente. Il dolore era così forte da piegarla in due. All’inizio comparve un gonfiore che, poco alla volta, aumentò di dimensioni. In seguito si aprì, lasciando fuoriuscire per diversi giorni un liquido maleodorante. Alcuni parlavano di peritonite. Altri sostenevano che la ferita fosse stata causata dal duro elastico della rozza gonna che indossava. Tuttavia, dalle testimonianze di chi seguì il caso, sembrava trattarsi di un “ascesso periappendicolare”, secondo la terminologia medica. Quella santa donna tamponava la ferita con stracci e stoppini presi dalle lampade votive. La piaga iniziò a infettarsi e a marcire. La moglie di padre Fotis, insieme allo stesso sacerdote, la supplicava di chiamare un medico. L’odore era insopportabile, ma Sofia non accettava né cure né assistenza. «Verrà la Madonna a portarmi via il dolore. Me lo ha promesso», ripeteva. Così racconta un testimone che aveva ascoltato il fatto diretta...
Discorsi spirituali… Sant’Isidoro di Pelusio a’. Se desideri davvero offrire doni a Dio, non disprezzare il sacerdote, che è mediatore dei doni. Dio ha ritenuto degne le mani del sacerdote di essere strumenti al Suo servizio. Infatti il sacerdote è angelo del Signore Onnipotente, sia per la celebrazione del Mistero della Divina Liturgia, sia per il ministero della salvezza di molti. b’. Non possiedi il dono della prescienza, tale da conoscere ciò che sarà riservato nel Giudizio. Non condannare dunque il tuo prossimo prima di esso, perché non sei tu colui che conosce i cuori. Anche tu sei un uomo e attendi di essere condotto davanti al tremendo tribunale di Cristo per ascoltarne la sentenza. Non anticipare quindi il giudizio di Dio, ma piuttosto conduci al pentimento e non alla disperazione coloro che peccano. (Lettere) «Ciascuno di noi renderà conto di sé stesso a Dio.» Lettera ai Romani 14,12 Sant’Isidoro di Pelusio ( 340 - 449)
Parole dal Monte Athos… Il monaco chiese: – Sei un cristiano ortodosso? – Sì. – Porti la croce? – No, l’ho dimenticata. – E allora che cristiano sei? Portate sempre la santa Croce al collo, sia che sia preziosa e costosa, sia che sia semplice ed economica. Alcuni hanno sacrificato la propria vita e sono stati decapitati pur di non togliere la Croce da sé, come il santo neomartire dalla Russia. E voi perché non la portate? Forse qualcuno vi costringe o vi minaccia? Non solo dovete portarla, ma anche fare il segno della croce su ogni cosa: sulle persone, sugli oggetti, su ogni azione che fatte; sul cuscino prima di dormire, sul volante prima di guidare, prima di ogni telefonata, ma soprattutto sul cibo, che oggi è pieno di sostanze nocive. La santa Croce è custode, difesa, forza potente e vincitrice dei demoni.
Il significato delle sette frasi che il Signore pronunciò sulla croce Prima frase: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Con queste parole Cristo manifestò la Sua misericordia verso i Suoi esecutori, la cui malvagità non venne meno neppure mentre Egli soffriva sulla croce. Inoltre proclamò, dalla sommità del Golgota, una verità dimostrata ma mai pienamente compresa: coloro che compiono il male non sanno davvero ciò che fanno. Seconda frase: «In verità ti dico: oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,43). Questa parola è rivolta al ladrone pentito sulla croce. È un messaggio profondamente consolante per i peccatori che, almeno all’ultimo momento, si pentono. La misericordia di Dio è indescrivibilmente grande. Il Signore compie la Sua missione anche sulla croce: fino all’ultimo respiro salva coloro che mostrano anche il minimo desiderio di essere salvati. Terza frase: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26). Così il Signore disse alla Sua santa Madre, che...
«La preghiera del cuore (preghiera noetica) si compie solo da parte di chi ha ricevuto la grazia di Dio. Non deve essere praticata con il pensiero: “Impararla, riuscirci, raggiungerla”, perché potremmo cadere nell’egoismo e nella superbia. Occorrono esperienza e ardente desiderio, ma anche discernimento, attenzione e prudenza, affinché la preghiera sia pura e gradita a Dio. Un solo pensiero, “sono arrivato avanti”, rovina tutto. Di che cosa possiamo insuperbirci? Non abbiamo nulla di nostro. Queste sono realtà delicate. Pregate senza formare immagini nella vostra mente. Non immaginate Cristo. I Padri sottolineavano il carattere non figurativo della preghiera. Con l’immagine c’è il rischio di caduta, perché può inserirsi un’altra immagine. Può anche intervenire il maligno con suggestioni e così perdere la grazia. La preghiera si compia dentro di noi con la mente e non con le labbra, per non creare dispersione e permettere alla mente di vagare qua e là. Con dolcezza poniamo Cristo nella ...
«Un tempo i ladri facevano ferrare i loro cavalli al contrario, per ingannare gli inseguitori che cercavano le loro tracce. Lo stesso fa il diavolo: indossa le scarpe al contrario e ci confonde. Ci inganna sia quando entra nel nostro cuore sia quando finge di andarsene. Per questo è necessario un buon segugio per catturarlo. E il buon segugio è il buon confessore.» Padre Gervasio Paraskevopoulos