Gerontas Efrem Filoteita: "Vedo la tua camera nuziale"
Gerontas Efrem Filoteita: "Vedo la tua camera nuziale"
«Vedo la tua camera nuziale, o Salvatore, adornata, ma non ho veste degna per entrarvi. Illumina la veste della mia anima, o Datore di luce, e salvami!»
Così canta la nostra Chiesa.
L’anima del cristiano, l’anima penitente che ha coscienza del peccato e della propria colpa, volge gli occhi allo Sposo della Chiesa e con dolore grida:
«Mio Salvatore, mio Benefattore, Tu che sei stato crocifisso per me, anima peccatrice! Non ho una veste pura, una veste splendente per le lacrime e il pentimento. Non ho un abito immacolato. Come posso presentarmi davanti a Te, o Celeste Sposo di ogni anima pentita e pura? Il tuo talamo è adornato, meravigliosamente ornato e bello. Ma io non ho veste per entrare e dimorarvi in eterno. Ti supplico, Ti imploro, o Celeste Sposo della mia anima, illumina me! Purifica la veste della mia anima, dammi i mezzi necessari di purificazione affinché questa veste risplenda e io sia degno di diventare partecipe, degno di abitare nel tuo talamo celeste ed eterno!»
Il Regno di Dio, il talamo dello Sposo
Il Regno di Dio, la Gerusalemme Celeste, il mondo divino, eterno e immutabile, è il talamo di Dio. Lì Dio abita nella luce, lì gli angeli cantano senza sosta: «Santo, Santo, Santo è il Signore Dio nostro!». In quel mondo celeste risiedono la beatitudine di Dio, la gioia, la bellezza e lo splendore.
Le anime purificate dalle lacrime percepiscono già ora questo talamo celeste: lo assaporano, lo vedono con gli occhi dell’anima, lo desiderano, lo bramano e sospirano per il giorno e l’ora in cui vi entreranno per dimorarvi eternamente.
Noi, invece, poveri uomini, non abbiamo la percezione della coscienza perché la nostra anima non è pura, né lo è il nostro corpo. Per questo gli occhi della nostra anima non sono aperti per vedere quel mondo celeste, quella bellezza che l’Apostolo Paolo intravvide per un attimo e esclamò stupito:
«O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!» (Rm 11,33).
E ancora:
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano» (1 Cor 2,9).
Purificare la veste dell’anima
A questo talamo celeste siamo chiamati a diventare abitanti, a dimorare, a unirci agli angeli e ai santi, nella dimora nuziale della Gerusalemme Celeste, nella bellezza del Regno dei Cieli, nella luce inaccessibile, nell’oscurità luminosa della conoscenza di Dio. Ma per questo dobbiamo purificare la veste della nostra anima.
In questa purificazione, la nostra Chiesa ci aiuta grandemente. Perciò, in questo tempo che ci è dato, in questi santi giorni – con il senso più ampio del digiuno, non solo dalle vivande, ma soprattutto dall’astinenza dai cattivi desideri – ogni cristiano che desidera salvarsi deve riordinare i suoi pensieri e le sue decisioni e lottare per vivere con più modestia, sobrietà e semplicità, abbandonando gli sforzi vani per abbellire l’esterno e rivolgendosi alla bellezza interiore.
Il vaso esteriore si corrompe, si dissolve, diventa cibo per i vermi e per la corruzione. Ma la bellezza dell’anima, non solo non viene intaccata da nulla, ma piuttosto lo Spirito di Dio la abbellisce sempre più.
Il tempo fugge, il pentimento è urgente
Il tempo scorre via, si accorcia sempre più. Ogni giorno che passa è un passo verso la morte. Sappiate che anche una sola lacrima equivale a un bagno purificatore. Come il bagno rinfresca il corpo e il lavaggio purifica le vesti, così le lacrime dell’anima penitente purificano il cuore, purificano la mente, purificano il corpo, purificano la vita, purificano la parola, purificano ogni espressione dell’uomo.
Inginocchiamoci e preghiamo con molta umiltà. A ogni anima pentita viene dato il dono della preghiera illuminata. Lo vediamo nella peccatrice del Vangelo del Mercoledì Santo. Come faceva quella donna di strada a pregare? Ma dal momento in cui decise di pentirsi e si inchinò alla luce e alla verità, le fu donato lo spirito della preghiera. Quanto sono belle le sue parole davanti al Salvatore! Si inginocchiò davanti a Lui e sicuramente intavolò un dialogo interiore con Lui! Espresse con tutto il cuore il suo pentimento, perché le fu rivelato che solo Lui era il suo Salvatore e che tutti gli altri l’avevano ingannata. Vide che solo Gesù Cristo poteva darle la luce, il sollievo, la gioia e il perdono dei suoi molti peccati.
«Accoglimi – disse – peccatrice, accogli l’oceano delle mie colpe!». E vedeste che le sue lacrime erano così abbondanti da bagnare i piedi immacolati di Cristo, al punto che dovette asciugarli con la sua chioma. Non c’era bisogno di altro unguento per il nostro Cristo. L’unguento più prezioso erano le sue lacrime, che valevano una ricchezza immensa. Erano sufficienti a cancellare tutto il debito che aveva verso Dio. E mentre era immersa nel fango e nel fetore, quelle preziose lacrime la aiutarono a illuminare la veste della sua anima e a essere accolta dal Salvatore. E noi, quando illumineremo la veste della nostra anima?
La misericordia di Dio è infinita
Così ogni anima peccatrice che piange, che bagna spiritualmente i piedi di Cristo, riceve la stessa risposta che ricevette la donna peccatrice. Non solo fu salvata, ma divenne un luminoso esempio per ogni anima smarrita, perché le mostra la via, il cammino e la luce per il ritorno. Se potessimo penetrare nell’anima di quella donna nel momento in cui si lamentava, piangeva e bagnava i piedi immacolati di Gesù, vedremmo quale sollievo provò, quale peso le fu tolto e quale pace ricevette la sua coscienza. Per quelle lacrime, Cristo le donò il perdono completo di tutti i suoi peccati.
Così anche per ogni uomo che ritorna a Lui, Dio concede un perdono abbondante, purché si penta sinceramente. Dopo il pentimento, nessun problema rimane. «Io non godo della morte del peccatore, ma che si converta e viva», dice il Signore. Dio giura per Se Stesso e dice: «Non voglio che nessun uomo, nessuna anima si perda e sia dannata, ma aspetterò. Esaurirò ogni margine di tempo e ogni attesa per il suo ritorno».
Seguiamo la via luminosa del pentimento
Se ci pentiamo sinceramente, Dio accoglie il nostro pentimento e instaura con noi una relazione nuova. Spesso l’uomo, oppresso dal peso del peccato, arriva a dire: «Ma Dio può perdonarmi per quello che ho fatto?». Da un lato ha ragione. Sente il peso e si chiede se Dio possa sollevarlo!
Per l’amor di Dio! Non può Dio, Cristo, l’oceano di misericordia e compassione, sollevare il peso di un’anima peccatrice? Una manciata di sabbia, se gettata nell’oceano, ha qualche consistenza? Nessuna, si dissolve. Si vede qualcosa in superficie? Nulla. Così sono tutti i peccati dell’umanità di fronte all’abisso della misericordia di Dio. Figuriamoci i peccati di una singola anima!
Il demonio ci spinge alla disperazione
Ma da destra arriva il nemico della salvezza dell’uomo, il demonio, e suggerisce all’anima: «Non sarai mai perdonato!». La spinge, la opprime e la "pressa" per spingerla al crimine del suicidio. Per questo motivo, noi non dobbiamo mai credere a una cosa simile, anche se pecchiamo ogni giorno. Non dobbiamo mai perdere la speranza, per quanto pecchiamo, per quanto cadiamo, per quanto siamo feriti e colpiti. Niente scoraggiamento e disperazione!
Ma la ragione dirà: «Fino a quando Dio mi aspetterà?». Finché Dio ti concede la vita, questa è una garanzia che ti aspetta. Non puoi negare a Dio il diritto di aspettare. Con questa speranza, con questo coraggio, accostiamoci al Trono della Grazia di Dio.
Esempi luminosi di pentimento
Abbiamo innumerevoli esempi luminosi di uomini lontani da Dio che si sono convertiti e non solo si sono salvati, ma hanno raggiunto grandi livelli di santità.
Santa Maria Egiziaca, chi era? Quanti uomini e donne peccatori come Santa Maria sono diventati santi in seguito! Per questo nessuno deve disperare, ma avvicinarsi con pentimento al padre spirituale, che con la sua parola può riconciliare il peccatore con Dio, giustificandolo all’istante. «Tutto ciò che scioglierete sulla terra, sarà sciolto anche in cielo. La Grazia dello Spirito Santo ti ha già perdonato e sciolto, sia in questo mondo che nel futuro». Subito il «computer» di Dio segna zero peccati e contemporaneamente si apre la porta del Regno dei Cieli. La stanza nuziale di Cristo accoglie l’uomo, che prima non aveva la veste dell’anima «risplendente».
Per questa grande misericordia di Dio, ringraziamolo, adoriamolo con tutta la gratitudine della nostra anima. Se Dio non fosse infinitamente misericordioso, nessuno si salverebbe. Nessuno sarebbe salvato, perché nessuno è mai esistito sulla terra senza peccato, senza errore o macchia. Nessuno può vantarsi di aver mantenuto il suo cuore impeccabile e puro. La misericordia di Dio, però, è così potente, questo farmaco è così straordinario e tremendo, che cancella tutto. Compie interventi miracolosi, operazioni impossibili e salva l’uomo da una sicura morte spirituale.
Qui vediamo anime che sono uscite dalla vita senza pentimento e, per «intervento divino e provvidenza», grazie alle preghiere di persone sante, sono tornate indietro e hanno ottenuto il perdono. «Dopo la morte non c’è pentimento», lo dice l’anima stessa dannata. Per pentirsi, deve tornare in vita. Anche questi miracoli ha compiuto la provvidenza di Dio per salvare l’uomo.
La stanza nuziale è aperta, Cristo ci aspetta; non dobbiamo tardare. Il percorso del digiuno e della purificazione lo stiamo facendo ora, il bagno del pentimento ci attende. Approfittiamo del tempo adesso, mentre tutto favorisce il pentimento. Le parole della Chiesa sono tutte piene di compunzione, basta prestare attenzione al loro significato. Inginocchiamoci ogni giorno, ogni notte e invochiamo da Dio uno spirito di contrizione e lacrime.
E quando Dio toccherà i nostri occhi, ringraziamolo, umiliamoci ed esprimiamogli la nostra debolezza, riconoscendo che solo con la Sua misericordia ci pentiamo, non perché siamo capaci o degni di pentimento. E il fatto che crediamo in Dio e riconosciamo la nostra peccaminosità è Grazia di Dio, è misericordia. Se la Grazia non illumina, l’uomo non cambia. Se pensiamo al ritorno, se ci pentiamo, se cambiamo, è Grazia di Dio. Perché la Grazia di Dio venga, dobbiamo essere ricettivi alla Grazia.
Pentiamoci finché abbiamo tempo a disposizione, finché abbiamo il futuro davanti a noi. Dio è così buono, il Padre Celeste ha un cuore così grande che ci accoglie tutti, basta avvicinarci con pentimento e confessione. Specialmente ora, partecipiamo alle Liturgie dei Presantificati, perché sono piene di compunzione e grazia. Com’è bello il Cherubikon della Liturgia dei Presantificati! E anche quel Cherubikon del Sabato Santo, quanta teologia contiene!
Affrettiamoci a essere vigilanti e sobri, per combattere la negligenza e l’accidia, perché queste ostacolano i doni di Dio all’uomo. Il demonio viene e ci porta stanchezza, sonnolenza e ci sussurra: «Non fare le preghiere, non alzarti ora per pregare, sei stanco, dormi un po’ di più, andrai al lavoro e così via». Non ascoltiamolo, affrettiamoci, perché non sappiamo cosa potrebbe accadere dopo pochi istanti. «Dove ti trovo, là ti giudicherò». Se ci trova nell’indolenza, ci metterà tra i negligenti e i falliti.
Aiutiamo anche i nostri fratelli: parliamo loro di Dio, dell’amore del Padre Celeste; diamo loro coraggio e speranza. Aiutare anche solo un’anima è la più grande elemosina. Come altri hanno aiutato noi, così anche noi dobbiamo fare lo stesso.
Affrettiamoci dunque in tutto, per entrare nella stanza nuziale di Cristo; perché «il Regno dei Cieli appartiene a chi si sforza». Amen.Fine e gloria a Dio!
Dal libro: L’arte della salvezza
Gerontas Efrem di Philotheou
Nota:"Vedo la tua tua camera nuziale, o mio Salvatore, adornata, e non ho vesti degne per entrarvi; illumina la veste della mia anima, o Datore di luce, e salvami." (Tropario del Mattutino, tono 3)
Questa è una preghiera liturgica ortodossa, un tropario, che esprime il desiderio dell'anima di partecipare alle nozze mistiche con Cristo, chiedendo la purificazione interiore per essere degni del Regno dei Cieli.